Alto Adige, qualità su più quote: un’entusiamante degustazione di AIS Bologna

Una serata dedicata ai vini altoatesini, organizzata dalla sezione bolognese dell’Associazione Italiana Sommelier, ha portato in vetta il palato dei wine lover.

Alto Adige, qualità su più quote, il racconto

Il relatore Pierluigi Gorgoni e i sommelier AIS (Foto © Francesca Badiali).

Lo scorso 8 novembre la delegazione AIS di Bologna, in collaborazione con il Consorzio Vini Alto Adige, ha proposto un’interessante serata dedicata ai vini atoatesini che ha evidenziato – tra le altre cose – la centralità dell’altitudine,  fondamentale per donare alle uve caratteristiche organolettiche uniche nel loro genere.

La degustazione, dal titolo “Alto Adige, qualità su più quote“, è stata condotta da Pierluigi Gorgoni, enologo e docente della Scuola Alma di Colorno nonché giornalista per diverse importanti testate enogastronomiche. L’esperto, davanti ad un numeroso pubblico di operatori del settore ed appassionati, ha introdotto le sette sottozone dell’Alto Adige (Bassa Atesina, Oltradige, Bolzano, Valle dell’Adige, Merano, Valle Isarco e Val Venosta), evidenziando come e quanto le differenze di altitudine si ripercuotano sui terreni.

Vitigni dell’Alto Adige

L’Alto Adige, a fronte di una superficie vitata non molto estesa – pari a circa 5400 ettari – ha un patrimonio ampelografico molto vario e interessante, con circa 20 vitigni più coltivati. Fra quelli a bacca nera spiccano la Schiava (o Vernatsch) e il Lagrein mentre fra quelli a bacca bianca il più coltivato è il Pinot Grigio, seguito dal Gewürztraminer. Anche i vitigni internazionali come Pinot Nero, Merlot e Cabernet (Sauvignon o Franc) in Alto Adige trovano zone e condizioni ambientali ottime.

Alto Adige, qualità su più quote: gli 8 vini degustati

La degustazione bolognese dell’8 novembre, ha riguardato otto vini diversi provenienti da importanti cantine altoatesine poste a diverse altitudini ed è stata abbinata a prodotti tipici dell’Alto Adige.

Alto Adige, qualità su più quote, il racconto

Alto Adige, qualità su più quote (Foto © Francesca Badiali).

I 6 vini bianchi

L’esordio è avvenuto con un Pinot Bianco del 2016 dell’azienda Tiefenbrunner, un vino prodotto ad una quota relativamente bassa (200-600 metri) in terreni ghiaiosi e alluvionali-sabbiosi. «Un pinot dal sapore mediterraneo» l’ha definito più volte il relatore Gorgoni, sottolineando le note fruttate molto eleganti e persistenti.

Anche il secondo vino, un Bianco 2015 della Cantina Tramin a base Chardonnay, Sauvignon, Pinot Bianco e Gewürztraminer ha rivelato note mediterranee conferite dai terreni e dal clima tipico di un’altitudine compresa tra 400 e 600 metri. Un vino dal colore interessante, un luminoso dorato con sfumature verdoline. Non è un caso che i vini dell’Alto Adige siano definiti “i vini della luce”, proprio per la loro intensa luminosità e brillantezza.

Salendo di quota si è arrivati a circa 700 metri di altitudine con un Sylvaner 2016 della Valle Isarco prodotto dall’azienda Pacherhof. Un vino decisamente verticale, teso e molto elegante con note di fiori bianchi, pepe bianco, prato e agrumi freschi.

La quarta etichetta in successione è stata un Müller Thurgau 2016 di Peter Zemmer, un vino di quota prodotto ad un’altitudine di 750-850 metri: grande verticalità data da note fresche, vegetali, agrumate che lasciano una decisa persistenza gusto-olfattiva.

Il Sauvignon 2015 della cantina Nals Magreid, prodotto in terreni porfirici e calcarei, ha ammaliato il pubblico degli uditori/degustatori con le note tipiche del vitigno che si affiancano elegantemente a note di frutta matura ed erbe aromatiche. L’attacco in bocca è morbido, quasi candito e contrasta con un finale balsamico e fresco.

Come ultimo bianco è stato proposto un Gewürztraminer del 2015 della Cantina di Terlano, un vino molto elegante con note floreali decise di lavanda e rosa che lasciano spazio a ricordi pietrosi e di luppolo.

Alto Adige, qualità su più quote, il racconto

I vini sono stati abbinati a prodotti dell’Alto Adige (Foto © Francesca Badiali)

I 2 vini rossi degustati: Pinot Nero e Merlot

La degustazione si è poi spostata verso i rossi, con due vini simbolo dell’Alto Adige: il Pinot Nero e il Merlot. Il primo era una riserva del 2014 della cantina Pfitscher che ha confermato la luminosità altoatesina con il suo rosso rubino con sfumature granato. Al naso il vino presenta evidenti note di sottobosco che si aprono in ricordi di tostatura, probabilmente data dall’affinamento di 12 mesi in barrique.

La serata si è concluda con un Merlot Riserva del 2013 prodotto dalla Cantina Kurtatsch, posta ad un’altitudine di 200-250 metri. Anche in questo caso l’eleganza ha dominato questo vino molto slanciato con note di frutta nera macerata.

È stata senza dubbio una degustazione istruttiva, piacevole e molto interessante come tutte le iniziative messe in campo dall’Associazione Italiana Sommelier, che ha permesso al pubblico di entrare in contatto con questa zona vitivinicola tanto affascinante quanto vocata all’enologia, rendendo evidente come l’influenza dell’altitudine sia centrale per la produzione.

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Francesca Badiali

"È viva la tua anima? E allora che si nutra!" Tappetino da yoga, assaggiando un buon vino e leggendo un bel libro, con il rock nelle orecchie e il profumo di un dolce che esce dal forno.

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Scritto il: mercoledì, 15 novembre 2017

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