Festival del Giornalismo Alimentare: centralità al cibo, tramite una corretta informazione

Grande successo e intenso afflusso di partecipanti per la seconda edizione del Festival del Giornalismo Alimentare 2017,  felice occasione di sensibilizzazione, di tutela e “sana” comunicazione in ambito agroialimentare.

Festival del Giornalismo Alimentare 2017Sono molto incoraggianti i numeri che hanno caratterizzato la seconda edizione del Festival del Giornalismo Alimentare, tenutasi a Torino il 23, 24 e 25 febbraio 2017, con un raddoppio rispetto al 2016: circa 300 i giornalisti, centinaia di blogger , uffici stampa e comunicatori provenienti da tutta Italia per un totale oltre mille accreditati.

Due le sale adibite alle conferenze, entrambe gremite di ascoltatori che hanno partecipato a dibattiti interessanti sull’informazione libera, sulla vera “qualità” e non “pubblicità” del cibo, sulla professionalità e buona comunicazione, sul tema della disinformazione e delle bufale alimentari, solo per citarne alcuni.

Successo anche sui social

Il festival si è così confermato un momento importante di confronto, anche sui principali social network: numerosi i riscontri e i commenti, relativi alle dinamiche dell’evento, su Facebook, Instagram e Twitter (l’hashtag #foodfest è stato tra i trend topic delle giornate).

Cosa ha evidenziato il Festival del Giornalismo Alimentare

Tra le tendenze di un’Italia che cambia, vi è il bisogno di un’ informazione chiara e soprattutto vera, riguardo il mondo dell’alimentazione, argomento complesso, delicato e dinamico, con implicazioni economiche, politiche, sociali e culturali.

Oggigiorno si parla troppo spesso di “food” e poco di Cibo: occorre costruire una nuova consapevolezza attorno al mondo alimentare, per restituire centralità al settore, spiegare cosa c’è dietro al consumo e agli sprechi, per gestire al meglio le risorse; i Media possono essere l’aiuto a migliorare la sensibilizzazione nelle scelte, nella cura e nel consumo dei prodotti acquistati.

Ecco allora che sostenibilità, etichettatura, spreco alimentare, non potevano mancare tra le tematiche trattate al festival, perché, se da un lato esiste un consumo più attento e responsabile volto alla qualità dei prodotti, parallelamente vi è ancora tanta inconsapevolezza da parte dei consumatori.

Presupponendo che i “professionisti dell’alimentare” abbiano un’adeguata preparazione e conoscenza, è giusto iniziare a fornire strumenti per capire il mondo dei consumi e allenare il pensiero critico circa gli acquisti che si fanno, spesso eccessivi e frettolosi, e la gestione degli alimenti tra le mura domestiche. La sostenibilità, infatti, inizia proprio dal carrello della spesa e lo spreco alimentare casalingo risulta essere purtroppo, ancora un tabù.

Emanuela Bianchi, esperta food di Altroconsumo, sollecita a diffidare delle immagini, degli slogan pubblicitari, delle maxi offerte proposte e a tener conto degli ingredienti “civetta” evidenziati sulle confezioni degli alimenti: il marketing delle aziende fa piccole e grandi scorrettezze e ci induce ad acquistare prodotti che non rispecchiano le indicazioni riportate sulle tabelle nutrizionali.

La tendenza moderna, anche grazie ad un’efficace opera di sensibilizzazione, si sta assestando su un giusto binario e anche la “sindrome della dispensa vuota” cioè la smania di “fare magazzino” all’interno delle proprie case con abbondanti scorte di prodotti, sta scemando.

Durante il panel “L’arrosto del giorno dopo. Le famiglie fra le campagne contro gli sprechi e quelle sulla sicurezza del cibo conservato in casa”, gli esperti del settore hanno trattato le modalità di gestione degli alimenti conservati in casa, il riciclo e l’utilizzo che possiamo fare di ciò che avanza dalle preparazioni, per minimizzare gli scarti.

Ma se si vuol fare informazione con lo scopo di sensibilizzare le scelte del “pubblico”, è necessario che i comunicatori si educhino in prima persona: “L’informazione è una professione che richiede competenze e capacità di mediazione che non sono di chiunque” chiosa Stefano Tallia, segretario Associazione Stampa Subalpina, durante il seminario sulla corretta informazione.

Scrivere di cibo richiede competenza

In un’era nella quale tutti si possono improvvisare “food writer”, è necessario stabilire “chi” effettivamente ha l’approccio corretto nel trasmettere notizie autentiche e di qualità. “Fare il critico non è un mestiere che si improvvisa: bisogna imparare a degustare, a mangiare e a riconoscere i prodotti di qualità” sottolinea Federico Francesco Ferrero, MasterChef 2014, medico nutrizionista e critico de La Stampa.

Lo scopo “unico” della comunicazione è raggiungere il pubblico, qualunque canale si utilizzi: in una situazione che vede il settore giornalistico e la carta stampata in crisi, si ha lo sviluppo del panorama mediatico web (portali, blog, social network, canali youtube) e televisivo; le nuove tecnologie e la richiesta della gente permettono di “fare notizia”, è l’esigenza stessa di oggi che lo richiede.

Ma in un “magma” di notizie bisogna filtrare ciò che è Informazione super partes e professionale, da una condizionata o dettata da “sponsorizzazioni”: con la liberalizzazione possiamo fare tutti “atti di giornalismo”, ma come si sottolinea durante il panel Critici enogastronomici e food blogger di fronte alla domanda di una informazione alimentare corretta e imparziale, ci sono regole di tutela per la professione giornalistica e un codice deontologico da seguire accuratamente. Codice che non appartiene propriamente alle attività dei blogger ma che, come precisa Anna Maria Pellegrino, dell’AIFB Associazione italiana food blogger, è presente sotto forma di “guida” etica e morale da seguire.

Lo scenario comunicativo è molto variopinto e ancora ben da definire, il suggerimento comune è quello di rafforzare l’informazione attraverso un continuo aggiornamento, studio e “allenamento”; è necessaria una qualificata ed efficace divulgazione di notizie, attività, progetti innovativi, proposte politiche tese a migliorare il consumo dei cittadini sempre più attenti a ciò che consumano e sempre più consapevoli dell’importanza del tema.

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Autore /


Alessandra Barbazza

Forchetta stilografica. Gastronoma e cultrice dell’enogastronomia. Il cibo è sempre stato per me sinonimo di convivialità. Il cibo fa parlare. Il cibo narra. Dopo un percorso di studi scientifici e classici, ho voluto intraprendere la strada del gusto, del cibo inteso come arte; mi destreggio ai fornelli con curiosità, dedizione e passione, ingredienti che non possono mai mancare nella mia dispensa. Ora do voce ai sapori attraverso la scrittura, cercando di descrivere e far quasi assaporare, ciò che il Cibo ha da raccontare. Il mio Istagram è @forchetta_stilografica

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Scritto il: venerdì, 3 marzo 2017

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