Il Know-how dell’”italianità”: le avventure felici di italiani a Praga

Dal toscano Emanuele Ridi, che nella capitale ceca ha aperto un ristorante, ai pugliesi  Marco D’Amelj e Tiziana Somma, che hanno avviato un piccolo caseificio a vista, il marchio Made in Italy veicola storie di successo nel mondo. Ancora oggi e nonostante, troppo spesso, venga trascurato in Patria.

Italiani a Praga: casi di successo nel food

A sinistra, il ristoratore Emanuele Ridi e, a destra, Marco D’Amelj e Tiziana Somma fondatori di Mozzarellart.

Know-how, locuzione angloamericana che, letteralmente, significa “sapere come” o più semplicemente “competenza”. Entrata nel linguaggio comune, identifica le conoscenze e le abilità operative necessarie, per svolgere determinate attività lavorative.

Terminologia spesso utilizzata in vari settori; industria, finanza, ricerca, ma mai contestualizzata “nell’italianità”. Sì, perché l’italianità ha un suo know-how. Un qualcosa di immateriale, o più semplicemente, “qualcosa” riferito al nostro essere: simpatia, empatia, creatività, intraprendenza, “modo di fare”, per non usare un francesismo. Un’icona unica, verace, focosa, facilmente esportabile e condivisibile, quasi contagiosa.
 Un “ingrediente”, che ha permesso ad Emanuele Ridi , attualmente titolare di MANU Risto & Lounge, di esportare “codesto” know-how a Praga. Codesto, il termine esatto, da buon toscano dell’Elba.

Classe 1974, cresciuto nel ristorante di un pescatore locale, nonno Emanuele. Lui, un talento naturale. Il frutto della miscelazione delle sue fatiche quotidiane, trasformate in un piatto di pasta fresca e tesori del mare. Quegli stessi piatti che, suo nipote, a distanza di anni, ripropone nelle fredde terre dell’Europa dell’Est.

Ha solo vent’anni, quando Emanuele junior arriva a Praga. Accompagna il suo papà, impegnato nell’apertura di un negozio di abbigliamento nella capitale boema. Qui s’imbatte in una piccola realà di “rifugiati” italiani che si nutrono di patate e becherovka. Lui, di estrazione tutt’altro che culinaria, risveglia lo “shining”, il luccichio di Nicholson dell’omonimo film, e, attraverso quel know-how non classificato, entra nel mito. Fa, così, tesoro dell’arte imparata dal nonno. Ci crede, fino ad aprire un piccolo scorcio della sua terra nella gelida Praga.

Nasce così Da Emanuel, una bomboniera di 20 coperti, in un quartiere residenziale della città. L’interno del ristorante ha un taglio “nautico”, ispirato ai ricordi d’infanzia, con soffitto a volta in mattoni a vista. La facilità di comunicare, la passione nel trasferire le emozioni dei suoi piatti, l’italianità che contagia chi si vuole nutrire della sua essenza, lo fanno volare alla conquista di un Paese apparentemente ostile. Un’ostilità trasformata in accoglienza grazie a quella cromosomica sana alchimia, che forse dovremmo esportare più spesso.

«Un giorno, – ricorda Ridi- un produttore della televisione ceca, mi chiese di prestare il mio “faccione”, per lo spot di una famosa azienda di telefonia mobile. Lo guardai quasi basito. Per un attimo ho peccato di protagonismo, portando il mio pensiero a “er pupone nazionale”».

Il contagio della passione. Una passione facilitata dall’essere italiani. Condivisa, intelligentemente amalgamata con chi vuole nutrirsi di quest’essenza. Nutrimento, passione, la ricetta della creatività. Una creatività che non ha tempo, che non sente crisi, che non si nasconde dietro agli stereotipi.

Italiani a Praga: casi di successo nel food

L’interno di Mozzarellart, piccolo caseificio a vista nel quartiere di Nusle, a Praga.

Catapultiamoci nel 2014, assieme a Marco D’Amelj e Tiziana Somma. Due giovani ragazzi pugliesi, laurea in scienze politiche e un’esperienza in ambiente diplomatico. In Italia indossano una camicia che gli va stretta, e, le taglie più comode pare siano definitivamente esaurite. Decidono così di azzardare un’avventura imprenditoriale a Praga città peraltro già nota, qualche anno prima, in occasione di un master post-universitario. Puglia, sole, tradizione, nasce “Mozzarellart”; know-how italiano, materia prima ceca. Questo il plus di un piccolo caseificio a vista nel quartiere di Nusle.

«Quando siamo arrivati a Praga – racconta Marco – non parlavamo una parola di ceco; spiegare le nostre intenzioni, sarebbe stato impossibile, così abbiamo deciso di mostrarle!»

Il laboratorio del casaro è aperto alla vista dei clienti e dei passanti. Un marketing vincente, fatto di qualità, gentilezza e cortesia. Ma anche di semplice genio. La scelta della location del caseificio a vista, è stata intelligentemente voluta, in prossimità della fermata del tram. È divertente e sbalorditivo vedere i passeggeri che dai vagoni, osservano incuriositi le gesta del “Maestro”. Veloce, sicuro, determinato, non sbaglia un passaggio. Solleva pentole, versa il latte e sposta montagne di formaggio con la leggerezza che solo l’esperienza glielo permette.

L’italianità è un bene prezioso, radicato nel nostro DNA, economico e a portata di mano. Forse è proprio per questo, che spesso, viene totalmente e purtroppo, dimenticato.

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Simone De Pietri

La GeoPolitica nel piatto - La professione di Press Reporter mi fa girare il mondo. La passione per la cucina, trasforma Paesi, popoli e culture in un piatto da assaggiare, scoprire ed emozionarsi.

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Scritto il: venerdì, 12 gennaio 2018

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