Disinformazione e bufale alimentari: più che semplici bugie!

Sul web, ed in particolare sui social, dilagano disinformazione e bufale alimentari. Ma come nascono e chi ha interesse a diffondere queste notizie false? E come danneggiano i consumatori?

Disinformazione e bufale alimentari

Disinformazione e bufale alimentari.

La disinformazione e il fenomeno delle bufale, oggi coinvolge anche il settore dell’alimentazione e comporta, oltre a rischi per il consumatore, anche ingenti danni economici e di immagine per le imprese. Si è dibattuto su questo tema, nel corso della seconda edizione del Festival del Giornalismo Alimentare, che si è svolto a Torino, dal 23 al 25 febbraio.

Nell’incontro su cibo e comunicazione, moderato da Anna Masera, Public Editor de La Stampa, sono intervenuti Rosanna Massarenti, Direttrice della rivista Altroconsumo, Luca Mastinu, curatore del portale Bufale.net, e Giuseppe Tipaldo, del Dipartimento Culture, Politica e Società dell’Università di Torino.

Nell’era dei social network, la disinformazione rischia di passare anche il filtro autorevole della redazione:  questo è stato il fulcro di una discussione che ha evidenziato come tutte le forme di comunicazione esistano anche per non dire la verità.

Perchè si diffondono le bufale sul web e nei social?

Ad illustrare nel dettaglio le dinamiche con cui le bufale si diffondono nei social e spesso diventano virali, è stato Luca Mastinu, il quale ha spiegato come questo fenomeno sia alimentato da un duplice scopo:

  1. serve a far guadagnare chi crea disinformazione e
  2. rassicura chi preferisce credere nella propria verità.

Bufale e clickbait

Di solito, la bufala parte da un sito che guadagna con le visualizzazioni e richiama l’attenzione del lettore attraverso un titolo che stimola la curiosità e crea sensazione, spingendo a compiere una o più azioni: cliccare sul link o condiverlo con i propri contatti.

Nell’ambito del tema cibo e alimentazione, questo genere di disinformazione ha come oggetto un marchio o un prodotto e fa leva sui tabù alimentari, i valori antispecisti, il timore dell’avvelenamento o le mode gastronomiche. Immagini taroccate di macellerie etniche che vendono carni di cane, notizie di vegani che aggrediscono i clienti in una griglieria, allarmismi su prodotti ritirati dal commercio perché contaminati da sostanze letali, sono solo alcune delle modalità con cui la bufala nutre la fame selettiva e piena di pregiudizi, che impedisce di verificare la fonte e approfondire le informazioni, cercando le prove di determinate asserzioni e rassegnandosi ad accettare ciò che si legge.

Diversi mesi fa anche la Presidente della Camera, Laura Boldrini ha preso posizione contro le bufale che, in questo specifico settore oggetto del dibattito al Festival, sono spesso commissionate dalla concorrenza e dagli avversari.

La bufala non si cancella

Le informazioni immesse in rete non si cancellano, rimangono per sempre, come hanno dimostrato anche recenti fatti di cronaca, quindi chi crea allarmismi su una certa acqua minerale deve essere consapevole che il danno per l’azienda produttrice sarà ingente e che anche il lettore più informato si sentirà motivato a non acquistare quel prodotto, in attesa che la notizia venga verificata ed eventualmente smentita.

Inoltre va anche sottolineato che, periodicamente, quell’informazione tornerà alla ribalta, perché ci sarà sempre qualcuno che ne troverà traccia e la condividerà, considerandola attendibile, per la suddetta attitudine del voler considerare veritiero solo il proprio punto di vista.

Chi viene danneggiato dalle bufale alimentari?

Ad essere danneggiati dalle bufale alimentari non sono solo aziende e multinazionali, ma anche diverse categorie di persone. I vegani, ad esempio, sono spesso oggetto di scherno per le proprie scelte alimentari e la disinformazione che li riguarda assume i contorni di un’incapacità, o non volontà, di accettare il credo e i valori altrui.

Tutti i partecipanti al seminario sono stati concordi sull’importanza di una regolamentazione che ponga gli artefici delle bufale di fronte alla propria condotta giuridica, oltre che a quella morale.

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Rita Mighela

L’apprendista food blogger. Nata in un piccolo centro della Sardegna, ho vissuto per 26 anni a Roma e, da 10, sono residente a Torino. Sono curatrice del blog "Pane e Gianduia" che mi consente di esprimere la mia vena artistica tra fornelli e scatti fotografici, condividendo la mia passione per il buon cibo.

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Scritto il: venerdì, 3 marzo 2017

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