Home Restaurant: a che punto siamo con la normativa sul social eating?

Nato in Gran Bretagna come “progetto” per creare nuove esperienze e aggregare gente intorno al cibo, oggi il social eating non è più semplicemente un fenomeno in crescita ma rappresenta un business che occupa una considerevole fetta di mercato.

Inquadrata nella più ampia “sharing economy”o “economia della condivisione”, l’attività di preparare pranzi o cene a casa propria per sconosciuti dietro il corrispettivo di un compenso, in pochi anni, è letteralmente esplosa e, corrispondentemente, sono nate una serie di piattaforme sul web, tra cui Gnammo e Home Restaurant che hanno facilitato l’incontro tra la figura sempre più in voga del “cuoco social” e i clienti in cerca di una serata intima e diversa, in cui richiedere un menù personalizzato e il trattamento esclusivo di un personal chef.

Con il tempo, tuttavia, le dimensioni del fenomeno e le proteste delle categorie di ristoratori tradizionali, hanno reso opportuno regolamentare il settore, stabilendo regole sanitarie, burocratiche e, soprattutto, tributarie.

Legge su Home Restaurant o Social eating

Home Restaurant o Social eating.

Social eating, numeri di un fenomeno in crescita

In Italia, facendo riferimento a qualche dato ufficiale relativo al 2014, l’home restaurant ha fatto registrare un fatturato di 7,2 milioni di euro annui; nel 2015 c’è stata una battuta di arresto a seguito del parere del Ministero dello Sviluppo Economico, che ha equiparato queste attività ai pubblici esercizi, imponendo loro un iter burocratico impossibile da attuare in un’abitazione privata.

Lo stato della legge su Home restaurant

Fino ad oggi una legge sul settore della ristorazione a domicilio non è stata ancora promulgata. Il 17 gennaio 2017, la Camera dei deputati ha trasmesso la propria versione finale al Senato che dovrà esaminarla, approvarla e trasmetterla al Presidente della Repubblica. Questo vuol dire che i tempi non saranno brevissimi e, nell’attesa, si continuerà ad operare in una situazione di incertezza normativa.

Il testo approvato dai deputati, all’art. 1, fissa oggetto e finalità della legge stabilendo che essa, ferme restando le competenze delle regioni e degli enti locali, disciplina l’attività di home restaurant, prevedendo misure volte a garantire la trasparenza, la tutela dei consumatori, la leale concorrenza e la tutela della salute.

È l’art. 2 comma a) che riporta la definizione di home restaurant come

«Attività occasionale finalizzata alla condivisione di eventi enogastronomici, esercitata da persone fisiche all’interno delle unità immobiliari ad uso abitativo, per il tramite di piattaforme digitali che mettono in contatto gli utenti anche a titolo gratuito, e con preparazione dei pasti all’interno delle strutture medesime».

I soggetti coinvolti: obblighi e limiti

La legge distingue anche le diverse figure coinvolte nel servizio ed in particolare:

  1. il «Gestore» ossia il soggetto che gestisce la piattaforma digitale finalizzata all’organizzazione di eventi enogastronomici;
  2. l’«Utente operatore cuoco» che, attraverso la piattaforma digitale, svolge l’attività di home restaurant;
  3. l’«Utente fruitore» che, attraverso la piattaforma digitale utilizza il servizio di home restaurant.

Gli obblighi del gestore

Fa capo al gestore della piattaforma l’obbligo di garantire la tracciabilità e la conservazione delle informazioni relative all’attività degli utenti fruitori, al fine di rispettare le disposizioni in materia di trattamento dei dati personali.

Gli obblighi del cuoco

L’operatore cuoco, invece, ha l’obbligo di possedere i requisiti igienico sanitari per la tutela del consumatore, oltre che una polizza assicurativa finalizzata alla copertura di eventuali rischi dati dallo svolgimento dell’attività. Inoltre è obbligato e rendere disponibili le informazioni relative ai dati personali degli utenti ai soggetti preposti al controllo.

L’erogazione del servizio ristorativo, non può superare il limite di 500 coperti l’anno, prevedendo poco più di un ospite al giorno e una soglia annuale di 5.000 euro per quanto concerne i proventi, perché l’attività di home restaurant viene considerata un esercizio saltuario.

Sempre per assicurare un controllo incisivo, viene anche imposto l’obbligo di regolare le transazioni attraverso sistemi di pagamento elettronico, vietando i versamenti in contanti, e di gestire le prenotazioni, oltre che la creazione degli eventi enogastronomici, esclusivamente attraverso la piattaforma. Viene anche impedito ogni altra forma di pubblicizzazione, come social network e passa parola.

Una legge molto contestata

Dopo l’approvazione, numerose sono state le petizioni volte a chiedere la modifica del testo normativo ritenuto troppo rigido. Tra i tanti, ha ottenuto un risultato positivo l’interrogazione inoltrata da Giambattista Scivoletto all’AGCM – Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato.

Il fondatore del sito internet Home Restaurant, ha chiesto un parere poiché la normativa è apparsa discriminatoria e lesiva dei principi di concorrenza leale, dal momento che impone dei limiti al ristoratore casalingo che non valgono per tutte le altre attività.

In effetti, nel suo “Parere”, l’AGCM ha dichiarato che il DDL danneggia – senza giusta causa – una modalità emergente di offerta alternativa al classico servizio di ristorazione e ha ritenuto del tutto ingiustificati gli obblighi imposti perché in contrasto con i dettami costituzionali in materia di libera iniziativa economica e di tutela della concorrenza.

Senza alcun dubbio, si tratta di una piccola vittoria per gli amanti del social eating ma la strada per l’approvazione di una legge che non limiti e penalizzi la crescita di questo settore in espansione, è molto lunga.

Attualmente è aperta un’indagine da parte della Commissione Europea per le petizioni in risposta a quella avviata da Giambattista Scivoletto, in quanto il “Social Eating” è stato ritenuto una materia di interesse a livello comunitario. Ciò fa sperare che si possa arrivare alla modifica di un impianto legislativo così rigido e che venga approvata una legge definitiva sul social eating in tempi brevi.

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Sara Gagliardi

Mafaldamagna - Sono nata e cresciuta in una cittadina del nord barese, nel lontanissimo 1989. I miei studi economici sono stati accompagnati dalla mia folle passione per il buon cibo e per la cucina. Quando questa passione è diventata una necessità, ho ripreso a scrivere, mossa anche da una vena nostalgica per gli anni in cui mi sono occupata di gastronomia e piatti tipici per il giornale cittadino, e ho creato un blog Cuore di cuoca per raccontare e condividere il mio viaggio nelle tradizioni della mia terra.

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Scritto il: venerdì, 30 giugno 2017

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