I Paesi del caffè, tra storia, schiavitù e qualità

Da secoli, il maggior produttore mondiale di caffè è il Brasile, seguito dall’Etiopia, ma esistono anche altri Stati che storicamente si dedicano a questa coltivazione, spesso anche con effetti negativi sulla qualità.

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I Paesi del caffè, tra storia, schiavitù e qualità.

I lettori che hanno avuto la pazienza di leggere i miei precedenti articoli su La Gazzetta del Gusto, sanno che la Coffea Arabica nasce in tempi antichissimi, ante homo, sui boscosi altipiani d’Etiopia. Lì è restata per lunghi tempi, forse millenni, guardata e trattata con grande sacralità e rispetto dalle locali popolazioni tanto che dagli Etiopici non venne mai commercializzata.

Coffea Arabica, dal monopolio dello Yemen alle piantagioni indiane

Intorno all’anno mille, l’Arabica arrivò nello Yemen dove, invece, divenne presto oggetto di un commercio molto importante. Per secoli, almeno fino al 1400/1500, praticamente tutto il caffè venduto nel mondo salpava dal porto yemenita di Mokha che deteneva l’intera la produzione e stava ben attento a mantenerne il monopolio. Si pensi che era stata sancita la pena di morte per chiunque avesse trafugato piante o semi germinabili e, in genere, prima di essere venduti essi venivano bolliti affinché non potessero germogliare e dar vita ad altre piante. Nonostante tutta questa attenzione, tuttavia, la nuova bevanda faceva molta gola e quindi, tra il 1500 ed il 1600, valicò anche i confini dello Yemen ad opera di un santone indiano il quale rischiò la vita per portarla nella sua terra.

Baba Budan creò una prima piantagione a cui diede il proprio nome e che lo conserva tuttora e, ad essa, ne seguirono altre fino a quando anche l’India divenne un importante produttore di caffè.

Il caffè divenne nel tempo un simbolo sociale, da possedere e da esibire. Fu naturale, pertanto che le compagnie commerciali dell’epoca cercarono di accapparrarsene il commercio e di qui il passo fu breve. I vari Stati cercarono di capire se le colonie potessero essere territori vocati alla coltivazione dell’Ambrosia Arabica.

La coltivazione del caffè come base per la schiavitù

 Paesi del caffè, tra storia, schiavitù e qualitàCome sappiamo l’habitat più adeguato per la pianta del caffè è la fascia compresa tra i due Tropici e quindi, gradualmente, tutti i Paesi e tutte le colonie colà situate vennero destinate alla nuova coltivazione, purtroppo impiegando schiavi.

Il commercio sempre più fiorente e redditizio di questo prodotto, nonchè la possibilità di coltivarlo solo in aree difficilmente raggiungibili e poco “civilizzate”, per lungo tempo sortì l’effetto di reiterare la schiavitù e rese il commercio appannaggio esclusivo di ricchi e potenti.

Lentamente, nei secoli, tutti i territori colonizzati, e quelli compresi tra i due tropici, si dedicarono alla nuova coltivazione. Oltre a Etiopia, Yemen e India, dal Messico alla Bolivia nel continente americano, tanti paesi a sud dell’Etiopia fino a Malawi e Zimbabwe nel continente africano, iniziarono ad occuparsi di caffè. Nacquero piantagioni anche nei Caraibi, Indonesia, Papua Nuova Guinea ed in alcune regioni asiatiche.

Il Vietnam nuova frontiera per la coltivazione del caffè

Di recente, il Vietnam è approdato alla coltivazione del caffè e questo, a parere di chi scrive, è stato l’evento più significativo degli ultimi decenni. In questo Paese, infatti, tale produzione ha assunto una grande importanza commerciale solo in tempi recenti e soprattutto dopo i terribili eventi bellici con gli Stati Uniti.

Da tempo immemore, è il Brasile il maggior produttore mondiale di caffè, con ampio distacco rispetto agli altri Paesi; al secondo posto si è sempre inserita la Colombia.

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Negli ultimi anni, però, i grandi investitori hanno notato che, mentre in tutto il mondo intertropicale, la Coffea raggiunge maturità produttiva dal quarto o quinto anno dall’impianto, in Vietnam accade già dal secondo anno per effetto delle sue caratteristiche pedoclimatiche.

Caffè dal Vietnam: quantità piuttosto che qualità

Il fatto che l’investimento regali i suoi frutti in tempo più breve, ha indotto il mondo della finanza ad intensificare la coltivazione di caffè in Vietnam al punto che, oggi, questo Paese sta minacciando il primato brasiliano ma si è verificata una situazione che, forse, non era prevedibile.

In Vietnam la coltivazione del caffè è sempre stata considerata una fonte di reddito e il caffè come un bene “economico” e non certo come “prodotto gastronomico”. Questo ha significato ricerca della massima quantità anche a totale scapito della qualità con la conseguenza che il mercato mondiale è stato invaso da milioni di sacchi molto scadenti.

Le ovvie ripercussioni (negative) sulla qualità media del prodotto si sono estese ai grandi e potenti colossi che hanno potuto comprare merce a bassissimo prezzo, speculando a loro volta.

Oggi la produzione globale del Caffè è divisa tra:

  1. Africa: Etiopia, Kenya, dove – nonostante si trovi a confine con l’Etiopia – la coltivazione, arrivò soltanto intorno il 1890, Uganda, Tanzania, Rwanda, Burundi e Malawi;
  2. Nuovo mondo: Messico, Guatemala, Honduras, Salvador, Nicaragua, Costarica, Panama (forse il più costoso del mondo), Venezuela, Colombia, Peru, Bolivia e naturalmente Brasile. Inoltre Paesi Caraibici come Cuba, Puertorico, Sandomingo, Jamaica e Haiti;
  3. Asia: Vietnam ovviamente, ma anche India, Filippine, qualcosa in Cina;
  4. Australia: in qualche area si coltiva Caffè Plantation Skybury;
  5. Indonesia e Papua Nuova Guinea pure hanno produzione di caffè piuttosto pregiati da ambienti talvolta incontaminati.

Produzione mondiale (annata caffearia 2017/2018*)
Fonte: USDA World Coffee Market Report June, 2017

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Quantità arrotondata in milioni di sacchi da 60 kg (*stima)

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Manuel Terzi

ManuelTerziCoffeeMaker - Con il caffè è stato un vero colpo di fulmine! Dopo aver lavorato e studiato con grandi professionisti e maturato - diverse - altre esperienze in attività in proprio, ho deciso di intraprendere un’attività di Alta Caffetteria. Nel 2001, con mia moglie, abbiamo aperto “Caffè Terzi” a Bologna il cui successo è stato immediato. Il nostro format è diventato il riferimento per l’espresso di alta qualità e ha attirato anche l’interesse dei media, italiani e internazionali. Ho le qualifiche di CapoBarman AIBES, Sommelier Professionista AIS, Espresso Italiano Specialist, Assaggiatore di Caffè IIAC, Maestro dell’Espresso (Illy Caffè), Coffee Manager (Università del Caffè), Giudice Nazionale CIBC, CILA e Coffee in Good Spirits, Barista Certificato SCAE 1° e 2° livello.

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Scritto il: lunedì, 5 marzo 2018

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