Ne festeggiamo i compleanni, gli facciamo dei regali e li viziamo, perché occupano un posto sempre più importante nella nostra vita. Un’indagine rivela come sta cambiando il rapporto con i gatti, ma la scienza invita a rispettare i loro bisogni reali
C’è chi gli compra un regalo per Natale, chi gli prepara qualcosa di speciale per il compleanno e chi, parlando del proprio gatto, si definisce tranquillamente la sua mamma o il suo papà. Fino a qualche anno fa queste abitudini facevano sorridere ma oggi, almeno tra chi vive con un animale, sono diffuse e spesso considerate normali.
Considerare il proprio gatto alla stregua di un figlio è confermato dal 70% dei mille proprietari italiani intervistati per il terzo Barometro Felino. Secondo questa indagine realizzata da Alpha Research per Sanicat, l’affetto trova espressione anche in piccoli rituali familiari come festeggiare il compleanno del gatto o altre ricorrenze, acquistando regali e riservandogli attenzioni che, fino a qualche anno fa, avremmo probabilmente considerato insolite.
Il fenomeno viene chiamato cat parenting, un’espressione inglese che descrive la tendenza a vivere il rapporto con il proprio gatto attraverso comportamenti e responsabilità simili a quelli genitoriali.
Cat parenting: un’abitudine che riguarda anche gli over 60
L’identificazione con il ruolo di genitore è particolarmente diffusa tra i 25 e i 39 anni: il 73% si riconosce in questa definizione mentre la percentuale scende al 56% fra gli ultrasessantenni. E non riguarda soltanto le donne, visto che anche gli uomini intervistati si sono espressi allo stesso modo (rispettivamente 68 e 65%).
Al di là delle percentuali e delle definizioni, ciò che emerge è quanto il gatto sia entrato nelle abitudini e negli affetti familiari, conquistando attenzioni che un tempo erano riservate soprattutto alle persone. Naturalmente, il nostro desiderio di coccolarlo non coincide sempre con ciò che gli fa piacere; sicuramente un nuovo gioco può stimolare la sua curiosità ma un eccesso di attenzioni rischia di infastidirlo, soprattutto quando preferirebbe starsene tranquillo.

Le fusa fanno davvero bene? Quello che sappiamo
Chi vive con un gatto conosce bene quella sensazione di piacere che si prova quando viene accanto a noi e comincia a fare le fusa. Un piccolo rito domestico che molti associano alla tranquillità, al punto che nove proprietari su dieci, secondo il Barometro Felino, riconoscono alle fusa un effetto positivo sul proprio benessere quotidiano. Più della metà degli intervistati trova, inoltre, nella compagnia del gatto una fonte di conforto e sicurezza.
Questa sensazione di benessere ha incuriosito anche i ricercatori, che hanno cercato di capire come reagisce il nostro organismo durante l’interazione con un gatto. Uno studio giapponese del 2023, condotto su 32 proprietari, ha rilevato che i partecipanti riferivano di sentirsi emotivamente più tranquilli, mentre alcuni parametri fisiologici indicavano una maggiore attivazione dell’organismo senza indicare un completo rilassamento fisico.
Il gatto può migliorare anche i rapporti in famiglia?
La presenza di un gatto può incidere sulla vita domestica anche in modi che vanno oltre il rapporto individuale con il proprietario. Le sue abitudini diventano argomento di conversazione, i suoi comportamenti suscitano curiosità e, qualche volta, perfino chi inizialmente era contrario ad accoglierlo finisce per affezionarsi. Non sorprende, quindi, che molti proprietari gli attribuiscano un ruolo importante anche nelle relazioni familiari.
Il rapporto fra animali da compagnia e benessere psicologico, tuttavia, è più complesso di quanto suggeriscano queste risposte. Una revisione sistematica pubblicata nell’aprile 2025 sulla rivista Animals da ricercatori della La Trobe University australiana ha esaminato 116 studi sulla relazione tra attaccamento agli animali domestici, salute mentale e benessere.
Le conclusioni invitano alla prudenza. Alcune ricerche hanno riscontrato un’associazione tra un forte attaccamento all’animale e una migliore salute mentale; altre hanno rilevato risultati opposti oppure nessuna relazione significativa. A rendere difficile un’interpretazione univoca contribuisce anche il fatto che molti degli studi esaminati fotografano una situazione in un determinato momento, senza poter stabilire se sia proprio la presenza dell’animale a produrre i benefici osservati.
Del resto, chi vive da solo, una famiglia con bambini e una persona anziana possono trovare nella compagnia di un gatto forme di gratificazione molto diverse. Le condizioni personali, la qualità delle relazioni e perfino le responsabilità quotidiane legate alla cura dell’animale contribuiscono a rendere ogni esperienza differente.
Amarlo come un figlio significa anche rispettare la sua natura
Chiamare il gatto «figlio» può essere semplicemente un modo per esprimere un legame molto forte. Il problema può nascere quando si finisce per interpretare ogni suo comportamento attraverso sentimenti e aspettative esclusivamente umani, dimenticando che il suo modo di comunicare è profondamente diverso dal nostro.
Un gatto che cerca continuamente un luogo tranquillo potrebbe avere bisogno di riposare senza essere disturbato. Uno che si allontana durante le carezze potrebbe aver raggiunto il limite di contatto che desidera in quel momento. E un animale che non gradisce essere preso in braccio non è necessariamente poco affettuoso. Impariamo che il rispetto dei suoi segnali conta più del numero di regali che riceve.
Che rispettare queste preferenze sia importante anche per il benessere dell’animale trova riscontro in una ricerca pubblicata nel 2026 sul Journal of Feline Medicine and Surgery. Gli studiosi hanno esaminato le variazioni di cortisolo e ossitocina, due ormoni coinvolti rispettivamente nella risposta allo stress e nei processi di relazione sociale, durante differenti forme di interazione tra gatti e proprietari.
Quando il contatto avveniva senza essere imposto, si osservavano un aumento dell’ossitocina e una riduzione del cortisolo; nelle interazioni forzate, invece, l’andamento era opposto. Sebbene lo studio sia stato condotto su un campione limitato, i risultati suggeriscono quanto sia importante lasciare al gatto la possibilità di scegliere quando e come avvicinarsi a noi.
Se ci rende felici, quindi, possiamo continuare a considerarlo un figlio, festeggiare il suo compleanno e viziarlo con qualche regalo, ma dovremmo imparare anche ad accettare quei piccoli rifiuti che fanno parte del suo carattere. Un rapporto sano anche per l’animale esiste quando gli lasciamo la libertà di comportarsi da gatto.


