Per ottenere qualcosa i cani non si limitano a fissarci. Spostano lo sguardo, cercano il contatto e possono cambiare strategia in base all’esperienza vissuta con le persone. Gli studi aiutano a capire quanto abbiano imparato a comunicare con noi
È un comportamento che conosce bene chiunque viva con un cane. Quando vuole qualcosa che non riesce a raggiungere, lo osserva, poi guarda noi e quindi torna a guardare ciò che desidera. Se non succede niente può insistere, avvicinarsi, vocalizzare o cercare un contatto fisico.
Ciò che non sappiamo è perché interagiscano così bene con noi. Il cane sa che possiamo aiutarlo? Ha imparato nel tempo quali segnali attirano la nostra attenzione? E la convivenza rende gli animali domestici più abili nel farsi capire?
Alcune ricerche hanno provato a rispondere a queste domande, mostrando quanto il vivere insieme possa avere un ruolo nella comunicazione tra cane e uomo.
Quando guarda noi e poi il cibo, potrebbe non farlo a caso
Uno dei comportamenti più interessanti è proprio quello che molti proprietari osservano quotidianamente: il cane passa con lo sguardo dalla persona a ciò che desidera e poi torna sulla persona.
Uno studio pubblicato su PLOS ONE ha cercato di capire se questa sequenza fosse il loro modo di comunicare con noi.
I ricercatori hanno coinvolto 29 cani da compagnia che, secondo i proprietari, erano abituati a chiedere cibo e li hanno messi davanti al loro alimento preferito.
L’esperimento è stato condotto in situazioni differenti: a volte il proprietario era presente, altre volte no; il cibo poteva essere raggiungibile oppure trovarsi fuori dalla portata del cane e cambiava anche l’attenzione che la persona gli riservava.
Quando l’alimento desiderato era visibile ma irraggiungibile, alcuni cani collegavano con gli occhi il cibo al proprietario, alternando lo sguardo su entrambi. Gli studiosi l’hanno definita comunicazione intenzionale e “funzionalmente referenziale” nel senso che l’animale sembra cercare di attirare l’attenzione della persona affinché lo aiuti a raggiungere qualcosa di preciso.
Ma qui arriva la domanda più interessante: il cane sa che abbiamo capito quello che vuole?
Su questo la scienza è molto più prudente. L’esperimento appena descritto non permette di stabilire se il cane alterni lo sguardo perché comprende che la persona può intervenire e cerca deliberatamente di comunicarle ciò che desidera, oppure perché dall’esperienza di vita ha imparato che quel comportamento genera abitualmente una reazione degli umani.
Proprio per capire quanto conti l’attenzione umana, un altro esperimento pubblicato su PLOS ONE ha osservato cani da compagnia davanti a cibo che non potevano raggiungere autonomamente.
Quando riuscivano a stabilire un contatto visivo con il proprietario, aumentavano alcuni comportamenti comunicativi, non solo legati allo sguardo. Potevano, infatti, guardare la persona, il cibo, alternare i due obiettivi, vocalizzare o cercare il contatto fisico.
Questo fa capire che il cane dispone di più segnali e può combinarli per ottenere una risposta da noi.

I cani che vivono in casa diventano più bravi a farsi capire?
Un altro aspetto che è stato preso in considerazione è l’esperienza di vita dell’animale. Nel 2021 alcuni ricercatori hanno confrontato cani con esperienze quotidiane molto diverse.
Lo studio pubblicato su Behavioural Processes ha messo a confronto cani da compagnia che vivevano dentro casa, altri di proprietà tenuti prevalentemente all’esterno e cani ospitati nei rifugi.
Tutti sono stati posti davanti allo stesso problema del cibo visibile ma non raggiungibile.
Tra i cani che vivevano in casa, il 95,7% alternò almeno una volta lo sguardo tra il cibo e una persona. Lo fece l’80% dei cani di proprietà che vivevano all’esterno e il 58,8% di quelli dei rifugi.
Nonostante non si possa affermare con certezza che tali comportamenti siano intenzionali e non dovuti al caso, si potrebbe dedurre che la familiarità con gli esseri umani abbia un ruolo importante in quanto l’animale ha molte occasioni per imparare quali suoi comportamenti provocano una nostra reazione.
Razza e forma della testa fanno la differenza?
La domanda è stata affrontata anche recentemente da ricercatori italiani.
Uno studio pubblicato nel 2026 sulla rivista scientifica internazionale Animals ha osservato 101 cani da compagnia appartenenti a 43 razze, in ambienti familiari. Gli animali venivano messi davanti a una ricompensa alimentare nascosta o irraggiungibile mentre ai proprietari, presenti durante la prova, veniva chiesto di non intervenire.
I ricercatori hanno misurato lo sguardo verso la persona, quello rivolto alla ricompensa e l’alternanza fra i due.
Non sono emerse differenze significative riconducibili alla razza o alla forma della testa per i comportamenti considerati nello studio. Gli autori richiamano invece l’importanza delle esperienze individuali e della relazione con gli esseri umani nello sviluppo della comunicazione cane-uomo.
La maggior parte degli esperimenti descritti riguarda cani domestici, abituati alla presenza quotidiana delle persone. Esistono, tuttavia, situazioni in cui i cani hanno costruito con gli esseri umani un rapporto completamente diverso.
A questo proposito, nel 2026 la rivista Animal Behaviour ha pubblicato “Begging for morsels: social context and sex shape begging in free-ranging dogs”, ricerca di Sourabh Biswas, Anindita Bhadra e colleghi condotta su 650 cani adulti free-ranging nelle aree urbane dell’India.
In questo caso si tratta di animali che non vivono in famiglia, ma liberamente in ambienti fortemente antropizzati e possono ricevere dalle persone parte delle risorse alimentari di cui dispongono.
I ricercatori hanno scoperto che i cani osservati da soli trascorrevano più tempo chiedendo cibo rispetto a quelli presenti in gruppo e che le femmine dedicavano alla richiesta più tempo dei maschi. Tra gli animali che effettivamente chiedevano, invece, la presenza di altri cani era associata a una maggiore proporzione di comportamenti attivi.
In questo esperimento, le diverse condizioni relative allo sguardo dell’essere umano non hanno prodotto differenze significative nelle principali misure della richiesta. Non è la prova che lo sguardo sia importante per i cani di casa e irrilevante per quelli che vivono liberi: gli studi riguardano popolazioni diverse e utilizzano protocolli differenti. Per questo non possiamo interpretare il comportamento di ogni cane sulla base di ciò che osserviamo nel nostro salotto.
Allora il cane ha davvero imparato a “parlare” con noi?
Non si può parlare di linguaggio animale nel significato umano della parola, ma dagli studi si capisce che i cani sono capaci di utilizzare il nostro sguardo, di indirizzare l’attenzione verso ciò che desiderano e di combinare segnali diversi per coinvolgerci.
Più difficile è capire che cosa il cane comprenda delle nostre intenzioni quando passa con gli occhi dalla nostra faccia al boccone sul tavolo.


