Abruzzo e Marche, un breve itinerario tra specialità enogastronomiche e turismo

Sono trascorsi pochi giorni dal secondo anniversario del terremoto che ha colpito duramente il Centro Italia. Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto sono tra i paesi che, nella notte del 24 agosto 2016, si sono piegati di fronte alla potenza devastante del sisma. A due anni da quella sciagura, mi sono recata in quei posti con il desiderio di conoscere realtà studiate solo di sfuggita sui libri di geografia.

Abruzzo e Marche tra specialità enogastronomiche e altre bellezze

Piazza del popolo, Ascoli Piceno (Foto © Milena Ferrari).

L’Abruzzo e le Marche sono regioni “in sordina”, abitate – come si semplificherebbe a scuola – da popoli dediti all’allevamento, alla pastorizia e alla coltivazione di vigneti e oliveti. La gente che ho incontrato tra Ascoli Piceno, Campotosto, Amatrice fino ad arrivare a Farindola è gente semplice, genuina e di gran cuore che fa del duro lavoro e dell’onestà i cardini fondamentali dell’esistenza.

Abruzzo e Marche tra specialità enogastronomiche e altre bellezze

Questa positiva impressione mi è stata trasmessa per la prima volta incontrando Sara e Simone della Tenuta Spinelli di Castignano (AP). Due giovani ragazzi – 30 anni lei, 35 lui – che dal 2009 hanno deciso di dedicarsi a due vitigni autoctoni, Passerina e Pecorino, come fossero figli.

Abruzzo e Marche tra specialità enogastronomiche e altre bellezze

Tenuta Spinelli a Castignano (AP) e i loro vini Passerina e Pecorino (Foto © Milena Ferrari).

Eden, etichetta elaborata da Passerina in purezza, si presenta con un vestito giallo paglierino con sfumature dorate appena accennate. Al naso è dolce e ricorda frutta tropicale, pesca e camomilla. Vino fresco ed equilibrato con una bilanciata sapidità.

Il Pecorino, invece, è il figlio maggiore che va capito ed educato, che fa sudare ma che ripaga di tutti gli sforzi profusi. Artemisia è il risultato di un Pecorino di montagna coltivato fino a 750 metri, sotto il monte Ascensione. È un vino paglierino brillante con profumi erbacei e minerali accompagnati da sentori fruttati e leggermente agrumati. Al palato è corposo con un ottimo equilibrio tra freschezza e sapidità. Altra etichetta ottenuta da Pecorino in purezza è il metodo classico Méroe Brut. Poche centinaia di bottiglie per questo spumante contraddistinto da un perlage abbondante e duraturo. I profumi primari del vitigno vanno a braccetto con quelli scaturiti da una sosta di 30 mesi sui lieviti.

Tappa a Castigliano e visita ad Ascoli Piceno

Abruzzo e Marche tra specialità enogastronomiche e altre bellezze

Borgo medievale di Castigliano (Foto © Milena Ferrari).

Visitato il borgo di Castignano, una bomboniera medievale dove tutti gli anni nel mese di agosto si svolge la manifestazione di rievocazione storica “Templaria”, l’ago della bussola ha indicato la città di Ascoli Piceno. Il centro storico della città delle cento torri – così definita per le tante torri presenti – è costruito in travertino, pregiata pietra tiburtina che fa di Ascoli una bellezza ammirata in tutto il mondo. Qui una tappa d’obbligo è il Caffè Meletti in Piazza del Popolo. Tra i caffè storici d’Italia, l’attività è aperta dal 1907 e nei suoi ambienti in stile liberty accoglie migliaia di visitatori desiderosi di assaggiare l’anisetta, liquore a base di anice che spesso è utilizzato per correggere il caffè.

Abruzzo e Marche tra specialità enogastronomiche e altre bellezze

Ad Ascoli Piceno è d’obbligo una tappa al Caffè Meletti (Foto © Milena Ferrari).

La mortadella di Campotosto

Dopo il pernottamento a Civitella del Tronto, la città-fortezza abbarbicata ad un crostone di travertino a quasi 600 metri sul livello del mare da cui si gode una splendida vista che spazia dal mare al Gran Sasso, mi sono diretta verso Campotosto (AQ) per ammirarne il grande lago (secondo lago artificiale in Europa) e soprattutto – lo confesso! – per la sua mortadella.

Abruzzo e Marche tra specialità enogastronomiche e altre bellezze

Mortadella di Campotosto (Foto © Milena Ferrari).

Questo salume è prodotto seguendo l’antica ricetta che prevede l’utilizzo di carne suina magra di prima scelta macinata finemente, di un lardello centrale lungo 10 centimetri circa e di una miscela di aromi. Sono queste le carte vincenti della mortadella di Campotosto conosciuta anche come “coglioni di mulo” per la piccola forma ovoidale e per la vendita a coppia.

Abruzzo e Marche tra specialità enogastronomiche e altre bellezze

Vista panoramica di Civitella del Tronto (Foto © Milena Ferrari).

Amatrice e Farindola con le loro specialità

Con pochi chilometri da Campotosto si arriva ad Amatrice. Mettendo da parte quanto già detto e stradetto su questo paese, mi sono concentrata sul loro piatto-bandiera. Nel villaggio del cibo, dove i ristoratori continuano ad accogliere i commensali con la stessa ospitalità di prima, i cuochi spadellano fumanti ed invitanti spaghetti all’amatriciana. Una portata decisa, dai sapori ben delineati ottenuta con guanciale, pomodoro e pecorino.

A proposito di Pecorino, un’altra tappa di questa gita è stato il comune di Farindola in provincia di Pescara. In questo territorio è realizzato l’unico formaggio in Italia con caglio di maiale che conferisce un aroma e un sapore particolari. La ricetta tramandata solo dalle donne porta ad avere un formaggio dalla pasta granulosa e leggermente umida. Stagionate in vecchie madie, le forme di pecorino di Farindola sono massaggiate con olio e aceto facendo così assumere alla crosta un colore marroncino. In bocca è pastoso, piacevolmente amarognolo con qualche nota piccante per nulla fastidiosa.

Abruzzo e Marche tra specialità enogastronomiche e altre bellezze

Farindola: vista panoramica e sede del Consorzio del Pecorino (Foto © Milena Ferrari).

Trattoria Lu Strego di Farindola

A Farindola ho avuto il piacere anche di assaggiare la pecora alla callara. La fama degli arrosticini è ormai nota a tutti ma posso assicurare che questo secondo piatto non è da meno. Alla trattoria Lu Strego si possono scoprire sapori e gusti della tradizione culinaria abruzzese.

Abruzzo e Marche tra specialità enogastronomiche e altre bellezze

Gli arrosticini della Trattoria Lu Strego a Farindola (Foto © Milena Ferrari).

Gestito dalla famiglia Marzola dal 1967, il locale prepara tra le tante portate la squisita pecora alla callara il cui nome sembra derivi dal grosso pentolone in cui i pastori facevano cuocere le pecore ai tempi della transumanza dall’Abruzzo al Tavoliere delle Puglie. Una lunga cottura in modo che la carne diventi morbidissima e l’aggiunta di erbe aromatiche, che crescono in montagna, sono i due ingredienti principali di questo piatto che – nel caso della trattoria Lu Strego – viene servito con  abbondante sugo.

Delizie enogastronomiche del luogo: Pecorino di Farindola e Pecora alla Callara (Foto © Milena Ferrari).

Il viaggio si è concluso a Città Sant’Angelo. È iniziato con Sara e Simone, giovani vignaioli di Castignano, ed è finito con Marco e Luca, due giovanissimi fratelli che accolgono i viandanti nel loro B&B Villa Malù. Sono loro la nota più positiva di questa esperienza. Le giovani generazioni di quelle terre così colpite sono in piedi, forti e volenterose nonostante tutto.

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Milena Ferrari

La (as)saggiatrice del sapore perduto - «So di non sapere». Mi permetto di scomodare Socrate perché non c’è frase migliore per descrivermi. Sono sì una giornalista, sono anche sommelier Ais ma sono all’inizio di questo cammino colmo di fascino e complessità. Mi occupo di enogastronomia da alcuni anni – in veste principalmente di assaggiatrice e saggiatrice – ma posso assicurare che, in questo mondo, ogni volta è come se fosse la prima. Non dimenticando ciò che ho imparato dagli altri, cerco di farmi guidare da sensazioni personali senza lasciarmi andare a facili commenti e giudizi.

© Riproduzione vietata
Scritto il: mercoledì, 29 agosto 2018

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