Una piccola pompa esterna e una striscia termometrica consentono di controllare alcuni parametri durante l’estrazione. Il sistema ideato da Simone Previati e Stefano Cevenini apre a nuovi modi di utilizzare la caffettiera nata nel 1933
La moka è tradizione e anche il ricordo di momenti passati con amici e parenti, ma siamo davvero sicuri che l’estrazione classica che conosciamo sia quella corretta?
A questa domanda hanno risposto Simone Previati e Stefano Cevenini, tecnici, studiosi ed esperti del caffè espresso, ideando e brevettando Pump My Moka, un sistema applicato alla classica caffettiera che aggiunge una piccola pompa esterna e una striscia termometrica. Il progetto ha successivamente avviato una collaborazione con Bialetti ed è oggi disponibile anche sul mercato italiano.
Come funziona Pump my Moka
La pompetta è collegata alla moka con un rubinetto, che ne consente l’utilizzo sia nel modo più consueto, mettendola sul fuoco, sia nella sua versione modificata.
Il ruolo della striscia termometrica è quello di monitorare la temperatura dell’acqua, permettendo di scegliere quando iniziare l’estrazione, che viene poi tenuta sotto controllo con la pompetta.
La vera innovazione che porta con sé la Pump my moka è che con questo nuovo sistema è possibile ottenere un caffè in tazza senza utilizzare necessariamente una fonte di calore, evitando quei tipici sbuffi di vapore che caratterizzano le cosiddette sovraestrazioni e che spesso lasciamo fuoriuscire per troppo tempo.
È anche possibile aumentare la pressione per avviare l’estrazione del caffè a temperature più basse di quelle usuali raggiunte dalla moka, preservandone il gusto originale che altrimenti risulta inevitabilmente compromesso dall’effetto più o meno persistente della bruciatura.
Come preparare il caffè con Pump my Moka
Ma allora come si prepara una Pump my Moka?
Se utilizziamo acqua preriscaldata, la temperatura deve essere compresa tra 92 e 94 °C e, dato che non verrà raggiunta una pressione troppo elevata, possiamo riempire la caldaia di acqua a filo della valvola, utilizzandone una che abbia un contenuto di sali minerali non superiore a 100 mg/l.
A questo punto introduciamo il caffè fino a riempire il filtro senza fare la leggendaria montagnetta, che produrrebbe una sovraestrazione. Si avvita quindi la testa della caffettiera e si inserisce il connettore plug-in nel suo alloggiamento.
Con il coperchio rigorosamente aperto per controllare l’estrazione, si aziona lentamente la pompa e si estrae il caffè in un tempo medio di 30 secondi.
Con questo nuovo metodo non è più la caffettiera a decidere come estrarre il caffè ma è l’utente che sceglie metodo e tempi.

Dal cold brew ai cocktail
La sua versatilità consente anche la preparazione del cold brew grazie all’estrazione con acqua fredda introdotta in caldaia, oppure permette di utilizzare degli spirit al posto dell’acqua realizzando liquori aromatizzati al caffè, che ben si adattano come base per i cocktail.
Pump my Moka propone quindi un modo diverso di utilizzare la caffettiera progettata da Alfonso Bialetti nel 1933, con possibilità che vanno dal rituale domestico alle sperimentazioni dei bartender.
I cultori del caffè preparato con la moka adesso hanno uno strumento che permette loro di apprezzare ancora di più la bevanda, seguendo pochissimi accorgimenti.


