Nel 2023 i danni provocati dai cinghiali contribuirono a portare la produzione ai minimi storici. Oggi le richieste di risarcimento per i danni nei campi si sono azzerate, ma emerge un altro problema: le aziende diminuiscono, manca il ricambio generazionale e la domanda resta superiore all’offerta
Articolo di Carlotta Ferri
Tre anni fa i cinghiali erano considerati una delle principali minacce per il Farro della Garfagnana IGP. Le incursioni nei campi danneggiavano le coltivazioni e rendevano sempre meno conveniente produrre un cereale che il mercato continuava, invece, a richiedere. Oggi la situazione è molto diversa.
I danni dei cinghiali e il minimo storico del 2023
Nel settembre 2023 Coldiretti denunciò una situazione critica: i branchi stavano danneggiando i raccolti, tanto che la produzione di Farro della Garfagnana IGP era scesa a poco più di 1.000 quintali, il minimo storico.
In quel periodo, il numero dei cinghiali aveva raggiunto circa quattro volte la densità di riferimento prevista per le aree vocate. Gli esemplari erano circa 10 ogni 100 ettari, a fronte dei 2,5 soggetti ogni 100 ettari stabiliti dall’art. 24 della legge regionale n. 61/2020.
La forte presenza degli animali li spingeva a uscire dalle zone boschive alla ricerca di cibo, raggiungendo anche i terreni coltivati. «Trovavamo aree calpestate e raccolti completamente danneggiati», riferisce Lorenzo Satti, presidente di Garfagnana Coop.
Gli agricoltori lamentavano una produzione quasi azzerata, una situazione che rischiava di spingerli ad abbandonare la coltivazione.
Il problema si confermò anche nel 2024, quando Coldiretti stimò in oltre 20 milioni di euro i danni alle coltivazioni denunciati dagli agricoltori toscani nell’arco di dieci anni, l’80% dei quali attribuiti proprio ai cinghiali.

La peste suina africana arriva in Garfagnana
Nel luglio 2024 in Lunigiana fu individuato il primo focolaio di peste suina africana, malattia virale altamente contagiosa che colpisce suini domestici e cinghiali, spesso con esito letale, ma priva di rischio per la salute umana.
Nei mesi successivi, l’infezione continuò a diffondersi sul territorio toscano, fino a raggiungere la provincia di Lucca. Il primo caso fu confermato dall’Asl Toscana Nord Ovest nell’ottobre 2025, dopo il ritrovamento di una carcassa di cinghiale positiva a Piazza al Serchio (LU). Da quel momento la peste suina africana si diffuse anche in altre aree della Lucchesia, con conseguenze anche sulla gestione della fauna selvatica.
Per limitarne la propagazione, furono adottate diverse misure di contenimento della popolazione di cinghiali, principale serbatoio della malattia. Tra queste, il depopolamento, il trappolaggio e il controllo delle attività venatorie, insieme a interventi di biosicurezza e alla sorveglianza delle carcasse.
L’elevata mortalità provocata dalla peste suina africana e le misure adottate per contenerne la diffusione possono aver contribuito alla diminuzione dei cinghiali registrata nella zona.
Nel 2026 il cambiamento è evidente anche nei campi. «I cinghiali sono drasticamente diminuiti e non rappresentano più un problema per le coltivazioni», afferma Lorenzo Satti.
Un riscontro arriva dalla cessazione delle richieste di risarcimento presentate agli uffici Coldiretti della Garfagnana, che nel 2023 erano state venti e negli ultimi mesi – secondo quanto riferisce Satti – si sono azzerate.
Il Farro della Garfagnana cerca nuovi coltivatori
Ridimensionato il problema dei cinghiali, resta quello della capacità produttiva. Secondo Satti, negli ultimi dieci anni le aziende che coltivano farro si sono quasi dimezzate.
«Il problema è anche l’età dei proprietari: sono sempre più anziani e manca il ricambio generazionale», spiega. A pesare è anche la sostenibilità economica delle realtà più piccole: «Con i ricavi di una piccola azienda non ci si può vivere, servono superfici e produzioni importanti, altrimenti è necessaria un’attività complementare».
La domanda resta alta ma l’offerta è limitata, tanto che sugli scaffali della cooperativa i pacchi di farro non sempre sono sufficienti a soddisfare le richieste.


