La linea Tradizione cambia veste e rinuncia ai nastri decorativi. Andrea Filippi racconta le scelte dell’azienda vicentina, dal rapporto con i fornitori ai tempi della lievitazione
Memoria, ingredienti, tempo, relazioni e sostenibilità. Sono i fili conduttori del nuovo progetto di Pasticceria Filippi, che presenta il restyling della linea Tradizione attraverso tre nuovi packaging. Il progetto mette al centro il significato più autentico del Natale: il dono, la condivisione e la cura dei piccoli gesti.
Specializzata nella produzione di panettoni e colombe, l’azienda vicentina ha scelto di presentare il progetto durante un incontro dedicato alla letteratura e alla pasticceria. Le letture dell’attore Aristide Genovese hanno accompagnato gli interventi di Andrea Filippi, offrendo lo spunto per parlare di ingredienti, lavorazioni e rapporti con i fornitori.

Tre nuove confezioni per i panettoni della linea Tradizione
I tre panettoni, classico, glassato e senza canditi, precedentemente caratterizzati dal packaging rosso, oggi hanno colori più morbidi, sfumati ed eleganti. Una scelta che nasce dal desiderio di evocare il Natale attraverso i ricordi personali.
«Le nuove colorazioni del packaging della linea Tradizione nascono dai ricordi che, da adulti, ci riportano alle immagini sfumate e nostalgiche dei Natali passati in famiglia», spiega Andrea Filippi, che guida l’azienda insieme al fratello Lorenzo e ai genitori.
La nuova confezione è una sorta di copertina capace di introdurre il consumatore alla storia contenuta nel prodotto.
«C’è un’attenzione molto importante sia alla veste grafica all’esterno, senza dimenticare la qualità che c’è all’interno del prodotto. Questo richiama un po’ quello che è anche un libro», aggiunge Filippi. «Il panettone è visto come un dono che si condivide con gli altri, un’idea di Natale fatta di gesti semplici, attenzione e relazioni».

Dal ricordo dell’infanzia alla ricerca degli ingredienti
Il parallelismo con la letteratura natalizia ben espressa dall’interpretazione dell’attore Aristide Genovese ha permesso ad Andrea Filippi di tornare anche ai propri ricordi personali.
La lettura di Ricordo di Natale di Truman Capote, interpretata dall’attore Aristide Genovese, ha riportato Andrea Filippi ai propri ricordi d’infanzia. Nel racconto, la preparazione del panfrutto evoca un Natale fatto di attese, preparazioni e rituali familiari.
«Mi ha ricordato tantissimo l’infanzia e le giornate con mia nonna. L’attesa e la preparazione insieme a lei di un dolce tipico veneto con la mela, l’uvetta, il pinolo, il pane raffermo messo a bagno nel latte: era veramente un rituale».
La qualità nasce dalle relazioni con i fornitori
Andrea Filippi insiste sull’importanza di costruire rapporti duraturi con i fornitori: «È fondamentale instaurare delle relazioni che durino nel tempo con le persone. Dietro le aziende, dietro un prodotto, dietro un’idea ci sono persone».
La scelta delle materie prime passa quindi anche dalla fiducia costruita con i fornitori. «C’è un gran lavoro iniziale di scelta e selezione- prosegue Filippi- ma quando una relazione evolve in collaborazione, andando oltre il semplice rapporto commerciale tra chi vende e chi acquista, c’è il mantenimento della qualità di prodotto».

Il panettone e il valore del tempo
Un’altra parola che ritorna nel racconto del titolare della pasticceria è: tempo. Per l’azienda vicentina il panettone non può essere ridotto a un prodotto industriale perché la sua qualità dipende anche dai tempi necessari alla lavorazione e alla lievitazione.
«Le scelte che abbiamo fatto sono legate a un prodotto di alta qualità e, per realizzarlo, serve tempo» – precisa Filippi – «L’automazione può alleggerire lo sforzo delle persone, ma non deve accelerare le fasi da cui dipende la qualità del panettone».
Il lievito madre, nel processo produttivo raccontato da Filippi, ha bisogno di tre giorni necessari per la lavorazione. «Il lievito sviluppa i suoi profumi, le sue caratteristiche, la sua acidità tipica, la digeribilità del prodotto stesso solamente se lavora per tanto tempo».
Via i nastri decorativi: come cambia il packaging
Il restyling della linea Tradizione coinvolge anche il tema della sostenibilità. Filippi racconta la scelta di superare progressivamente l’utilizzo del nastro decorativo, sostituendolo con fasce ed etichette ottenute da materiali certificati FSC provenienti solo da foreste certificate.
«Abbiamo abbandonato la via del nastro. È stata una scelta nata anche dall’esperienza concreta: il nastro poteva essere riutilizzato dal consumatore, ma spesso finiva per essere trasformato in decorazione e successivamente gettato. Il nuovo packaging della linea Tradizione ora è composto da fasce ed etichetta riciclabili nella carta».
L’azienda è inoltre una Società Benefit e ha ottenuto la ricertificazione B Corp secondo i nuovi standard, come raccontato durante l’incontro.
Dal prodotto all’impresa: cosa significa essere B Corp
Il percorso verso la sostenibilità riguarda anche il modello imprenditoriale. Andrea Filippi racconta che la decisione di approfondire il mondo delle B Corp è maturata durante una fase personale e professionale complessa.
«Bisogna essere felici di quello che si fa andando oltre l’aspetto economico», commenta. «Quando ho scoperto le B Corp, mi si è accesa una lampadina. Ho pensato: è questa la strada. Forse, facendo ciò che mi piace, posso trasformarlo in qualcosa capace di dare valore e di diventare un dono per gli altri».
Una filiera che diventa comunità
La sostenibilità viene così collegata anche alla costruzione di una rete di aziende che condividono obiettivi e sensibilità. Filippi racconta l’appuntamento annuale dedicato ai fornitori, una giornata pensata per coinvolgere la filiera e mostrare concretamente cosa significhi trasformare i principi della sostenibilità in azioni. L’obiettivo è superare il rapporto tradizionale tra cliente e fornitore.
«Vogliamo ingaggiarli, far capire come non ci sia solo il rapporto io ti compro e tu mi vendi».
Dal panettone classico ai gusti contemporanei
Durante l’incontro non è mancato un confronto sui gusti dei consumatori. Il panettone classico, con uvetta e canditi, rimane un riferimento importante, ma negli anni è cresciuto il peso delle varianti e delle interpretazioni più creative. Filippi osserva: «Rispetto al passato, il mercato è cambiato profondamente: la somma dei diversi gusti alternativi ha conquistato uno spazio sempre più significativo rispetto al solo panettone classico».

Il panettone all’olio e la ricerca di nuove strade
Tra le esperienze più significative raccontate dal titolare della Pasticceria Filippi c’è anche quella del panettone all’olio, nato dalla volontà di sperimentare una strada alternativa.
La ricerca ha coinvolto diversi produttori fino all’individuazione di un olio ritenuto adatto alle esigenze del prodotto.
«Non sei più cliente, fornitore, sei partner con una ricaduta positiva per entrambe le realtà».
Perché il panettone arriva già a settembre?
Una delle domande più attuali riguarda il rapporto tra il calendario del consumo e quello della tradizione. La risposta di Filippi parte dalla distinzione tra il panettone artigianale e quello pensato come prodotto di largo consumo.
«Il problema nasce quando il panettone viene trasformato in uno strumento promozionale della grande distribuzione, con prezzi estremamente bassi e un progressivo impoverimento della percezione del prodotto. Con queste premesse c’è il rischio di perdere parte della magia legata alla stagionalità».
L’imprenditore prosegue: «Il panettone è un prodotto che ha bisogno di tempo, ma è anche un prodotto che parla del tempo. Il tempo della lievitazione e della preparazione; il tempo necessario a costruire relazioni; il tempo dell’attesa del Natale e quello custodito nei ricordi».
PASTICCERIA FILIPPI
Via Monte Pasubio, 96/A – Zanè (VI)
pasticceriafilippi.it


