Aglianica Wine Festival 2018, tre giorni per celebrare un vino antico

Sono stati tre giorni intensi, ricchi di enoiche soddisfazioni quelli vissuti a Rionero in Vulture dal 3 al 5 agosto, in occasione della ventesima edizione della manifestazione culturale ed enogastronomica dedicata ad uno dei più grandi vini italiani. Questo è il nostro racconto.

Aglianica Wine Festival 2018, ecco com'è andata la XX edizione

Aglianica Wine Festival 2018, un momento delle degustazioni (Foto © Rocco Fornabaio).

Passione. Passione vulcanica. Passione che si respira nei versi di Orazio, il vate latino che tanto ha celebrato il frutto della sua terra d’origine. Terra che sa di lava, e di fuoco, e di lavoro. Tanto lavoro: per fare i conti con il clima, per avere una resa ottimale, per arrivare alla giusta maturazione.

Tutto questo e molto altro è necessario per vinificare l’Aglianico del Vulture, per assaporarne gli aromi ricchi del suolo in cui è stato cullato, per apprezzarne la forza senza rinunciare alla sua grazia, per gioire del suo profumo che viene da lontano, da quella Grecia (il nome del vitigno probabilmente deriva da hellenicus) che ancora ci portiamo addosso.

L’Aglianica Wine Festival è la celebrazione del culto di questo nobile vino ma anche un evento culturale che va oltre l’enogastronomia poichè consente di scoprire e vivere le bellezze dei borghi più suggestivi della Basilicata.  Giunto alla ventesima edizione, l’aoountamento potentino si è svolto dal 3 al 5 agosto a Rionero in Vulture (PZ), nel cuore del territorio dedicato alla sua coltivazione. Siamo alle falde di un vulcano spento da secoli, il cui suolo di impronta magmatica dona al vino potenza e struttura, un tannino robusto e subito percettibile ma piacevolissimo in affinamento, un profumo di fiori rossi e frutta matura mista a spezie ed aromi terziari.

Aglianica Wine Festival 2018, ecco com’è andata la XX edizione

Più di 20 i produttori presenti, con banchetti degustazione nella splendida cornice del cortile del Palazzo Giustino Fortunato, dedicato al meridionalista che qui ebbe i suoi natali. Nelle sale interne, circondati dai volumi della ricca biblioteca, sono stati organizzati numerosi eventi: degustazioni guidate e comparative (intrigante il paragone con l’altro vitigno nobile del panorama italiano, il Nebbiolo, o la “gara olfattivo/gustativa” con gli altri aglianici della penisola: Taurasi, Taburno, Molise), viaggi nell’origine dei salumi (sarà un caso che uno dei più famosi insaccati italiani si chiama “lucanica”?) e nell’arte casearia.

Aglianica Wine Festival 2018, ecco com'è andata la XX edizione

Degustazioni guidate e comparative ed enogastronomia (Foto © Rocco Fornabaio).

Ma a rendere attraente l’Aglianica Wine Festival 2018 c’è stato molto di più come un’enoteca allestita al centro di tutto il proscenio, dove conoscere le tante interpretazioni dell’Aglianico, e la corsa delle botti, la domenica mattina, a dare una veste goliardica come l’allegria del vino impone.

Notevole la partecipazione di pubblico alle tre serate, nonostante il tempo inclemente, come ha sottolineato il “vulcanico” organizzatore Donato Rondinella, che ha sintetizzato in tre concetti lo sforzo sostenuto: la fatica necessaria a vinificare, ad organizzare; la necessità di unire le forze per collaborare; la visione di un futuro in cui l’Aglianico deve essere sempre più protagonista.

Sotto l’egida della FlS Federazione Italiana Sommelier, gli ospiti hanno avuto occasione di dialogare con i vignaioli presenti, di apprezzarne la filosofia produttiva e di saggiarne il frutto: istruttivo e divertente è stato ascoltare del meticoloso lavoro di una giovane produttrice, che dopo ben 10 anni di sperimentazione addiviene a chiamare il suo prodotto di punta Licos (eco dell’origine del nome Lucania: terra di lupi – Lycos – o terra di luce – Licos -), oppure di quanto amore per le proprie origini si cela dietro la scelta di un vignaiolo di intitolare la sua cantina agli eleani, i figli di Elea, l’antica città della Magna Grecia cilentana (Velia in epoca romana).

Non potevano mancare gli stand gastronomici con i prodotti di nicchia dell’arte culinaria lucana: bruschette spalmate con la crema del “caciocavallo impiccato”, strazzate (focacce fatte a pezzi con le mani) farcite con Mortadella Igp e Pistacchio di Stigliano, e tanti altri “companatici” per meglio accompagnare i bicchieri pieni del re della serata.

Nunc est bibendum…

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Rocco Fornabaio

Il canto diVino - Lucano doc, a Napoli e poi negli States per gli studi, ho girato per lavoro (in banca) in lungo ed in largo la mia regione, prima di approdare in Abruzzo. Scrivere è la mia forma preferita per comunicare. Da sempre adoratore di Bacco, ho conseguito il diploma Ais da sommelier e continuo ad “approfondire la materia” frequentando i livelli Wset. Spendo tutti i miei risparmi (ed anche più...) in viaggi, libri e... bottiglie. Sempre pronto a stappare, a camminare il camminabile (adoro il trekking e la montagna), a leggere del mondo e di chi lo abita. Per studio e per diletto mi trovo a parlare varie lingue ...e vari dialetti. Quando vedo qualcosa che mi emoziona, scatto una foto. Quando sento qualcosa che mi emoziona, scrivo una storia. Amo infinitamente la mia terra d’origine, ma viaggiando ho capito che l’amore non è un gioco a somma zero: c’è spazio per infinite terre.

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Scritto il: mercoledì, 8 agosto 2018

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