Fino al 10 settembre EurBee 11 riunisce nel capoluogo emiliano 50 studiosi internazionali. Clima, patogeni, perdita di habitat e intelligenza artificiale sono alcuni dei temi affrontati nella conferenza europea di apidologia
Più del 75% delle principali colture agrarie mondiali beneficia dell’impollinazione animale. In Europa, però, il 37% delle specie di api presenta popolazioni in declino.
Sono alcuni dei problemi sui quali stanno lavorando i 540 ricercatori arrivati a Bologna da 50 Paesi per EurBee 11 – European Conference of Apidology, in programma fino al 10 settembre.
500 contributi scientifici per EurBee 11
La conferenza, principale appuntamento scientifico europeo dedicato alle api sia allevate sia selvatiche, è organizzata dal CREA, attraverso il Centro di ricerca Agricoltura e Ambiente, e dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna, in collaborazione con Edagricole.
Il programma comprende circa 500 contributi scientifici, dei quali 196 presentati attraverso relazioni orali e quasi 300 sotto forma di poster. È l’edizione di EurBee con la partecipazione più alta registrata finora.

Gli studi affrontano cambiamenti climatici, salute delle api, biodiversità, impollinazione, innovazione tecnologica e sostenibilità dei sistemi agricoli.
«Le api svolgono un ruolo essenziale per gli ecosistemi e l’agricoltura – dichiara Andrea Rocchi, Presidente CREA – Oltre il 75% delle principali colture agrarie mondiali beneficia infatti dell’impollinazione animale, mentre in Europa il 37% delle specie di api presenta popolazioni in declino, anche a causa dei cambiamenti climatici, della perdita di habitat e della diffusione di patogeni. In questo quadro, la scelta dell’Italia come sede dell’undicesima edizione di EurBee conferma il riconoscimento internazionale della ricerca apidologica nazionale, con il Gruppo di Ricerca dedicato del CREA Agricoltura e Ambiente in prima linea, nello studio e nella protezione degli impollinatori, oggi sempre più strategici per affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico, dalla tutela degli ecosistemi e dalla sicurezza alimentare globale»
Dai nuovi parassiti all’intelligenza artificiale
Una parte dei lavori riguarda le ricerche condotte dal CREA sul monitoraggio e sulla salute delle api. La rete BeeNet raccoglie dati su scala nazionale, mentre altri studi sono rivolti alle nuove minacce sanitarie per l’apicoltura.
Fra queste compare il Tropilaelaps mercedesae, un acaro parassita considerato una minaccia emergente per l’apicoltura europea.

Al congresso vengono inoltre presentati studi sugli effetti dei cambiamenti climatici sulle api mediterranee e i risultati dei progetti europei BEE-GUARDS, BETTER-B e MEDIBEES, dedicati rispettivamente ai temi della salute delle api, della resilienza degli alveari e della tutela della biodiversità.
L’intelligenza artificiale entra invece negli strumenti utilizzati per controllare gli alveari e raccogliere informazioni utili sulla loro gestione e sullo stato di salute delle colonie.
«Quello dell’apidologia è un campo sempre più complesso e interdisciplinare – afferma il Rettore dell’Università di Bologna, Giovanni Molari – le sfide che devono affrontare le api e gli altri impollinatori, insieme alle nuove tecnologie, hanno aperto nuove frontiere di ricerca, che spaziano dalla biodiversità ai cambiamenti ambientali, dalla salute degli ecosistemi all’agricoltura, dalla genetica alla microbiologia, oltre a importanti questioni sociali, normative ed etiche. L’Università di Bologna è quindi orgogliosa di contribuire a questo incontro, che rappresenta un’importante occasione di riflessione e discussione, con l’obiettivo di generare idee innovative e risposte efficaci alle sfide del nostro tempo»
Per maggiori informazioni: www.eurbee2026.com


