Il successo di una denominazione si misura anche in ettari e bottiglie, ma fino a che punto conviene continuare a espandersi? Cantine Ascheri porta il tema al centro della prima edizione di Irregolanti, dedicata ai modelli produttivi, al territorio e ai cambiamenti che stanno interessando il settore
Per un territorio vitivinicolo, crescere è stato a lungo sinonimo di successo. Più domanda, più bottiglie vendute, nuovi mercati e, quando possibile, nuove superfici produttive.
Oggi questo modello deve fare i conti con temperature più elevate, disponibilità idrica, trasformazioni del paesaggio e necessità di mantenere riconoscibile l’origine di un vino.
Da queste considerazioni Matteo Ascheri di Cantine Ascheri è partito per ideare Irregolanti, la cui prima edizione si è svolta il 7 settembre negli spazi della cantina di via Piumati, a Bra. L’iniziativa ha riunito oltre 500 persone nell’arco della giornata e oltre cento di esse – tra stampa, Horeca, istituzioni e associazioni – hanno seguito il dibattito sull’anticonformismo e il pensiero critico nell’imprenditoria indipendente.

Ascheri ha scelto quindi di utilizzare la propria sede per mettere in discussione anche alcuni meccanismi del settore al quale appartiene. Il concetto di «crescere meno e meglio» ha attraversato il confronto dedicato al rapporto fra indipendenza e mercato, sostenibilità ambientale e sociale, lavoro e capacità delle imprese di modificare scelte consolidate quando non risultano più adeguate.
Quando crescere non significa necessariamente migliorare
Durante l’incontro sono state poste questioni che riguardano direttamente la gestione dei territori viticoli. Ha ancora senso, si sono chiesti i partecipanti, estendere una coltivazione quando essa modifica la fisionomia delle colline o sottrae spazio ai boschi? Ed è ragionevole continuare a piantare su determinate esposizioni se le condizioni climatiche rendono quelle scelte meno adatte rispetto al passato?
Sono interrogativi sollevati nel corso del dibattito e non dimostrano, da soli, che nelle Langhe sia in atto una generalizzata sottrazione di boschi a favore dei vigneti. Il confronto ha riguardato piuttosto l’opportunità di riesaminare scelte produttive nate in condizioni climatiche e commerciali differenti da quelle attuali.
Dal 2014 i Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato sono Patrimonio Mondiale UNESCO. Il sito comprende cinque aree vinicole e il Castello di Grinzane Cavour; il riconoscimento considera proprio l’equilibrio fra vigneti, insediamenti, architetture e attività produttive che nei secoli hanno modellato queste colline.
La tutela riguarda perciò anche un paesaggio nel quale la viticoltura ha contribuito a costruire valore economico, culturale e identitario.
Anche le denominazioni regolano la crescita
Il rapporto fra domanda e nuove superfici è già oggetto di strumenti di regolazione.
La Regione Piemonte stabilisce che l’iscrizione dei vigneti allo schedario ai fini dell’idoneità alla rivendicazione venga programmata con l’obiettivo di raggiungere un equilibrio di mercato. I Consorzi interessati presentano programmi triennali nei quali indicano le superfici da rendere disponibili e quelle eventualmente assegnabili alle singole aziende.
Nel 2026 risultano, per esempio, iscrivibili attraverso bandi annuali nuove superfici destinate alle DOCG Alta Langa e Roero e alle DOC Langhe Nebbiolo e Nebbiolo d’Alba. Per altre denominazioni, fra cui Asti, Canelli, Brachetto d’Acqui e Gavi, sono invece in vigore programmi che prevedono la sospensione delle nuove iscrizioni.
La possibilità di aumentare le superfici rivendicabili varia quindi da denominazione a denominazione ed è già utilizzata come strumento per governare l’offerta.
Lo stesso sistema delle denominazioni, del resto, non è immobile. Nel 2025 sono state avviate procedure di modifica dei disciplinari di due nomi centrali per le Langhe come Barolo e Barbaresco e nel marzo 2026 il Ministero dell’Agricoltura ha pubblicato i relativi disciplinari consolidati.
Il clima costringe a riconsiderare anche il vigneto
Nel dibattito di Bra il tema della crescita si è incrociato con quello climatico. Se temperature, disponibilità idrica e tempi di maturazione cambiano, anche decisioni considerate valide per decenni possono richiedere una nuova valutazione.
Su questo principio Ascheri costruisce il significato stesso attribuito all’iniziativa.
«L’irregolarità fertile nasce da una scelta consapevole e da un modo critico di stare dentro il proprio tempo. Siamo “irregolanti” quando decidiamo di non aderire automaticamente al modello dominante se quel modello appiattisce, banalizza, consuma, rende tutto replicabile».
Il rischio dell’omologazione riguarda anche ciò che finisce nel bicchiere.
«Anche la produzione rischia così di perdere la propria identità. Nel vino come in altre filiere – aggiunge Ascheri – si trovano prodotti tecnicamente impeccabili ma talvolta sempre più difficili da ricondurre alle mani che li lavorano, alle persone che li pensano e al luogo da cui provengono».
Cantine Ascheri e i 15 vini “unplugged”
Nel pomeriggio Cantine Ascheri ha aperto la propria corte al pubblico proponendo 15 vini in degustazione definiti “unplugged”, ognuno associato a un brano musicale, un film, un libro o un’opera d’arte. Un modo per evitare la classica degustazione codificata e lasciare maggiore spazio alla relazione personale con il vino.

Dal vino alle filiere alimentari
La giornata di Bra ha provato a trasferire questa impostazione anche ad altre esperienze produttive.
Fra quelle presenti, Vastè Impresa Sociale utilizza la ristorazione anche come occasione di formazione e inserimento lavorativo per persone provenienti da Paesi diversi. 8pari e Accademia della Vigna lavorano invece sull’inclusione di persone con fragilità.
Sul versante artigianale, Luca Soave ha lasciato le cucine della ristorazione per aprire SOV Bakery ad Alba, dove lavora farine provenienti da filiera etica. Elena Fenocchio è rientrata nell’azienda agricola di famiglia a Monforte d’Alba dedicandosi alla trasformazione delle nocciole, mentre Felice Pomponio ha rilevato la Macelleria Masino di Bra, legata alla produzione della Salsiccia di Bra.
A queste esperienze si aggiunge Fiorenzo Giolito, affinatore di formaggi che ha costruito il proprio percorso mantenendo una forte indipendenza produttiva e commerciale.

Ascheri affida proprio alla parola scelta per l’evento la sintesi della giornata.
«Il neologismo nasce per descrivere un’azione in corso: irregolanti, non irregolari, perché l’irregolarità non è uno status ma un processo continuo di messa in discussione».


