Una ricerca del Leadership Lab di MIB Trieste, realizzata con Le Donne del Vino su 152 aziende, analizza ruoli, competenze e passaggi generazionali nel settore vitivinicolo italiano
Il settore vitivinicolo italiano, ancora fortemente caratterizzato da imprese a gestione familiare, sta affrontando trasformazioni profonde, sia sul mercato interno che nel confronto con scenari internazionali sempre più complessi. Nei passaggi generazionali, qual è lo spazio che viene realmente riconosciuto alle donne? E quanto il ruolo ricoperto all’interno dell’azienda coincide con un effettivo potere decisionale?
A questi e altri interrogativi si è cercato di rispondere durante un incontro svoltosi nella sede del MIB Trieste School of Management, a Palazzo Ferdinandeo.
Esponenti del mondo del management, della consulenza, dell’imprenditoria e dell’associazionismo si sono confrontati prendendo spunto dallo studio condotto da Gabriella Iacono, Core Faculty dell’Area Leadership Development di MIB Trieste, e Pierpaolo Penco, responsabile dell’Area Wine Business della stessa scuola. La ricerca, realizzata dal Leadership Lab di MIB in collaborazione con l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, è dedicata proprio al tema “Il ruolo delle donne nella trasformazione dei modelli di governance e di leadership nelle aziende vitivinicole”.
I lavori sono stati aperti da Vladimir Nanut, CEO di MIB, che ha ricordato le origini dell’istituto, fondato nel 1988 con l’intento di affiancare al percorso accademico strumenti professionali e manageriali. Nel corso degli anni la scuola ha ampliato la propria attività introducendo anche competenze trasversali e percorsi formativi alternativi, tra cui il Leadership Lab, un laboratorio dedicato allo studio dei temi della gestione e della leadership.
La ricerca di Gabriella Iacono e Pierpaolo Penco si inserisce nelle recenti iniziative per potenziare le nuove attività ed è il frutto di un lungo e paziente lavoro di studio e analisi.

Donne nel vino: ruoli, competenze e potere decisionale
Pierpaolo Penco, moderatore dell’incontro, ha introdotto la conferenza parlando dell’importanza della presenza femminile nel comparto vitivinicolo e del contributo che può offrire all’evoluzione delle imprese.
L’indagine realizzata in collaborazione con Le Donne del Vino ha preso in esame 152 aziende, evidenziando una presenza significativa di donne laureate e con competenze manageriali. Il campione considerato per la ricerca comprende il 50% di imprenditrici e il 30% di manager o dipendenti con responsabilità decisionali. L’alta formazione, in questo quadro, rappresenta un valore aggiunto.
Non è stato effettuato un confronto tra aziende guidate da donne e aziende guidate da uomini, ma l’attenzione si è concentrata, invece, sul ruolo effettivamente ricoperto all’interno dell’organizzazione.
Gabriella Iacono, che come docente si occupa dello sviluppo manageriale nel wine business, ha sottolineato la necessità di comprendere il concetto di leadership, inteso come capacità di indicare una direzione, creare le condizioni per raggiungerla e assumersene la responsabilità.
Passaggi generazionali: il ruolo formale non basta
Nel mondo del vino, i passaggi generazionali sono uno dei momenti in cui emergono con maggiore evidenza gli equilibri familiari e aziendali. Nelle imprese familiari le donne sono una risorsa importante ma spesso le decisioni sono prese da una singola persona e, anche sotto questo aspetto, è necessaria un’evoluzione.
Le donne intervistate per la ricerca hanno sottolineato che il ruolo formale, da solo, non garantisce autorevolezza né un reale potere decisionale. La possibilità di incidere sulle scelte aziendali dipende infatti dalla posizione ricoperta e dallo spazio di autonomia riconosciuto all’interno dell’impresa.
Servono quindi coraggio, caparbietà e capacità di andare controcorrente, superando gli stereotipi nell’organizzazione del lavoro, che deve essere conciliabile con la vita familiare senza comportare penalizzazioni professionali. Le imprese, in questo senso, sono chiamate a sviluppare nuove prospettive organizzative e decisionali.
Cristina Mercuri: presenza e visibilità non coincidono
Sull’altro versante, Cristina Mercuri, prima donna italiana a diventare Master of Wine dopo aver esercitato la professione di avvocato in studi internazionali, ha posto l’attenzione su un aspetto cruciale: quando si parla di donne del vino occorre distinguere tra la presenza femminile nel settore e la reale visibilità delle professioniste che vi lavorano.
Facendo riferimento alla sua tesi di ricerca su Le donne del vino durante il fascismo, Mercuri ha ricordato come, in quella fase storica, la rappresentazione della donna fosse svilita. Veniva presentata con una corporatura robusta e ricondotta a un ruolo produttivo, familiare e agricolo, senza un reale riconoscimento della sua autonomia professionale e sociale.
Dagli anni Sessanta molte di queste rappresentazioni sono state messe in discussione, ma secondo Mercuri persistono ancora differenze nelle opportunità tra uomini e donne.
Come rimediare a tali carenze? La leadership, ha sottolineato, non deve avere genere: servono ascolto e confronto. È essenziale educare fin da piccoli, attraverso esperienze condivise, alla collaborazione e al superamento degli stereotipi.
Il vino non si vende da solo. È necessaria una managerialità definita, fondata su competenze e organizzazione, senza differenze determinate dal genere.
Gabriella Benedetta Vettoretti e l’esperienza di Gabe Tenute
Tra le testimonianze dell’incontro, c’è quella di Gabriella Benedetta Vettoretti, imprenditrice e diplomata MIB, che ha condiviso con il pubblico la propria esperienza all’interno di Gabe Tenute, nella zona del Conegliano Valdobbiadene.
L’imprenditrice è un esempio di costruttiva ostinatezza, dato che ha dovuto superare numerosi ostacoli per affermare il proprio percorso professionale, affrontando anche aspri contrasti con la famiglia d’origine. Ciò che conta, secondo Vettoretti, è una visione strategica del proprio lavoro, insieme a competenze e relazioni, particolarmente importanti in un settore come quello del vino.
Gabe Tenute rappresenta oggi il risultato di questo percorso imprenditoriale, costruito nel tempo attraverso scelte autonome e una precisa visione professionale.

Le Donne del Vino e le nuove professionalità
L’Associazione Nazionale Le Donne del Vino è stata rappresentata da Francesca Poggio, vicepresidente vicaria.
L’associazione, fondata nel 1988, riunisce professioniste del vino. Oggi le socie sono 1.290, tra imprenditrici, enologhe, sommelier, giornaliste e responsabili della comunicazione, impegnate in attività di divulgazione della cultura del vino.
Negli ultimi anni, ha spiegato la vicepresidente, è aumentato il numero delle donne che si avvicinano al settore in modo professionale. Non solo nella produzione di vino, ma anche nell’accoglienza, nell’ospitalità, nelle degustazioni e nella comunicazione.
Per le Donne del Vino, ci sarà innovazione quando le superfici vitivinicole in Italia saranno condotte più da donne che da uomini.
L’incontro triestino ha fatto emergere anche l’esigenza di dare un ulteriore sviluppo alle aziende attraverso nuove competenze gestionali, da affiancare alla capacità del mondo femminile di fare rete e di guardare oltre, inserendosi anche nei mercati internazionali.
Una leadership in trasformazione
Dai risultati dello studio, pur con un campione limitato, si rileva che il settore vitivinicolo è in una fase di cambiamento, nella quale la guida personalistica si sta progressivamente aprendo a forme di collaborazione più strutturate.
La leadership femminile, pur presente in maniera non omogenea, ha mostrato il contributo delle donne nei processi decisionali, nell’organizzazione dell’impresa e nei passaggi generazionali.
Lo studio evidenzia inoltre la capacità di adattamento delle aziende ai cambiamenti, ma lascia aperto il nodo della distanza tra ruolo formale e reale potere decisionale. È probabilmente su questo terreno che si misurerà una parte importante dell’evoluzione futura della governance nel settore vitivinicolo italiano.


