Dopo Roma, saranno Milano, New York e Londra a ospitare il talk show internazionale dedicato al grande scrittore e giornalista italiano. Un progetto che rilegge la sua eredità e ripercorre un modo di raccontare vino, territori e persone lontano dalla velocità dei social e dalla comunicazione standardizzata
Prima dei reel dedicati ai piatti perfetti, prima della gastronomia trasformata in intrattenimento compulsivo, c’era un uomo che attraversava l’Italia con uno sguardo lento e curioso, profondamente umano. Era Mario Soldati, scrittore e giornalista piemontese che non cercava l’estetica del cibo, ma le persone che quel cibo lo producevano e lo custodivano.
Molto prima che il cibo diventasse materia per influencer e format digitali, con Vino al vino e altri reportage televisivi destinati a cambiare il linguaggio della divulgazione italiana, Soldati aveva intuito che il vino non fosse soltanto un prodotto da descrivere ma uno strumento per comprendere territori, persone e identità culturali.
La bottiglia diventava così un pretesto per entrare nelle case, nelle campagne, nelle trattorie, restituendo dignità narrativa a un’Italia marginale e autentica, lontana dalle costruzioni patinate della comunicazione contemporanea.
Da Roma a Londra, il progetto internazionale dedicato a Mario Soldati
Oggi, in un panorama dominato da algoritmi e contenuti rapidi, quella lezione torna al centro del dibattito grazie al talk show internazionale “Mario Soldati, il gusto di raccontare l’Italia”, un progetto promosso da Chiara Soldati, quarta generazione de La Scolca e cugina dello scrittore, insieme all’Associazione Mario Soldati, con il patrocinio di ITA, Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e Veronafiere per Vinitaly.
Il format ha debuttato oggi 18 maggio presso l’Associazione della Stampa Estera in Italia a Roma e proseguirà il 6 ottobre alla Fondazione Mondadori di Milano. Le tappe successive saranno il 26 ottobre a New York, durante Vinitaly USA, e il 18 novembre a Casa Italia a Londra.

Il vino come linguaggio culturale e umano
Coordinato dalla giornalista Rai Anna Scafuri, il talk show ha costruito un confronto trasversale sul presente della comunicazione enogastronomica, interrogandosi su temi come overtourism, fakenews, spettacolarizzazione del cibo e perdita di autenticità nel racconto del territorio.
Insieme a lei, il docente universitario Stefano Carboni, l’autore TV Marcello Masi, la giornalista Manuela Zennaro, la Master of Wine Cristina Mercuri e l’autrice televisiva Isabella Perugini.
«La sua modernità risiede nella libertà di espressione, nella capacità di rendere popolare ciò che era colto e viceversa, interfacciandosi con le storie in modo completamente umano – ha introdotto Chiara Soldati, Cavaliere del Lavoro e imprenditrice – È questa la chiave che ha reso grande il suo messaggio: il suo modo unico di guardare il mondo e di intendere il cibo e il vino come esperienza sentimentale, fondata nella lentezza a tavola, nel consumo moderato e nella ricerca dell’origine. Per continuare e tutelare e far conoscere a tutti questa eredità porteremo avanti una serie di incontri, in città e con chiavi di letture diverse, per riscoprire una narrazione del gusto più autentica e accessibile»
La formula contro la spettacolarizzazione del cibo
Nel corso del dibattito, la giornalista Manuela Zennaro ha sottolineato quanto Soldati avesse compreso in anticipo la forza narrativa del cibo come strumento per interpretare la cultura di un territorio, e non come semplice elemento decorativo del racconto mediatico.
Cristina Mercuri ha invece evidenziato come il linguaggio dello scrittore fosse già profondamente contemporaneo: diretto, dinamico e per certi aspetti già multimediale prima ancora che il termine entrasse nell’uso comune.
Sulla stessa linea anche l’autrice televisiva Isabella Perugini, che ha ricordato come Soldati avesse trasformato la televisione in uno spazio insieme letterario e giornalistico, fondato sull’umiltà dello sguardo e sulla profondità della scrittura.
Mario Soldati e l’onestà dello sguardo
Per Marcello Masi, la forza dello scrittore risiedeva soprattutto nella capacità di eliminare il superfluo per arrivare all’essenza del racconto, attraverso una comunicazione mai artificiosa e costruita sulla curiosità autentica.
A chiudere il confronto è stato il docente dell’Università di Roma Tor Vergata Stefano Carboni, che ha tracciato un profilo quasi archetipico dello scrittore.
«Vedo Mario Soldati come una figura quasi mitologica: un intellettuale per la sua preziosa capacità di sintesi e analisi, e al tempo stesso un artista per la sua dote di empatia e di ascolto – ha concluso Stefano Carboni – È stato in grado di alfabetizzare il pubblico non attraverso il prodotto ma mettendo al centro del racconto le persone. In questo senso lo considero l’uomo giusto, al posto giusto, al momento giusto: nella fase pre-boom economico in un Paese tra i più rilevanti per cultura enogastronomia, ha saputo introdurre la narrazione nel nostro settore contribuendo a definire un nuovo modo di far conoscere il gusto italiano»


