Buyer esteri, produttori e giornalisti hanno animato la quarta edizione della manifestazione dedicata all’uva da tavola. Sinergie di mercato e accoglienza tracciano la strategia futura dell’eccellenza regionale
Quattro anni fa era la risposta a una delle crisi più difficili attraversate dal comparto. Oggi Regina di Puglia, fortemente voluta dall’amministrazione guidata dal sindaco Raimondo Innamorato, è diventata un appuntamento che porta a Noicàttaro buyer internazionali, stampa e operatori.
Ospitata nella cittadina barese dal 23 al 25 luglio, la manifestazione dedicata all’uva da tavola si propone oggi come luogo di confronto tra produzione, ricerca e mercato, con l’obiettivo di rafforzare il posizionamento della filiera pugliese in uno scenario sempre più competitivo.
Una rete che si avvale della collaborazione dei comuni delle Terre dell’Uva, insieme ad APEO, Regione Puglia e Camera di Commercio di Bari, ampliando così il proprio raggio d’azione e trasformando un appuntamento locale in un’occasione di dialogo tra tutti gli attori della filiera pugliese.
L’export resta il motore della crescita
La presenza di buyer provenienti da otto paesi europei, insieme all’esordio di importatori olandesi e svedesi e i rappresentanti delle principali insegne della grande distribuzione organizzata, conferma la crescente rilevanza internazionale della manifestazione. Un modo concreto per mettere in contatto chi produce con chi acquista, mostrando direttamente nei vigneti il livello qualitativo raggiunto dalle aziende pugliesi.
Tra le prospettive emerse durante l’edizione 2026 figura anche una collaborazione sempre più stretta con il Consorzio di Tutela dell’Uva da Tavola di Puglia IGP, destinata a prendere forma già dal prossimo anno.

I numeri di un comparto che racconta la Puglia
I dati mostrati da Mario Schiano Lo Moriello di ISMEA spiegano con chiarezza il peso economico dell’uva da tavola. Nel 2025 l’export italiano ha sfiorato il miliardo di euro, facendo di questo prodotto il secondo più esportato dell’ortofrutta nazionale dopo le mele.
Quasi la metà della produzione prende la strada dei mercati esteri e la Puglia, che concentra circa il 55% della produzione nazionale, genera da sola il 65% del valore complessivo dell’export, con un fatturato stimato tra i 600 e i 650 milioni di euro.
Germania e Francia restano i principali mercati di destinazione, ma la crescita passa inevitabilmente dall’apertura verso nuove aree commerciali, dal Medio Oriente al Sud-Est asiatico, dove la domanda continua a mostrare interessanti margini di sviluppo.

Innovazione varietale e nuove sfide del mercato
Accanto ai risultati economici, Regina di Puglia 2026 ha acceso i riflettori sull’evoluzione della produzione. Le varietà seedless, sempre più richieste dai consumatori internazionali, rappresentano oggi oltre il 78% dei nuovi impianti italiani e testimoniano la capacità della filiera di adattarsi ai cambiamenti del mercato.
La regione continua infatti a distinguersi per l’attività di ricerca varietale sviluppata sul territorio, con nuove selezioni italiane che offrono ai produttori strumenti competitivi sempre più efficaci.
Protagonista il Consorzio dell’Uva da Tavola di Puglia IGP che, come dichiarato dal suo presidente Michele Laporta, ha finanziato progetti che hanno portato allo sviluppo di nuove cultivar interamente italiane, tra cui le Maula e Luisa, oggi inserite nel disciplinare della denominazione.
Sostenibilità, ricerca e clima
Se il mercato rappresenta la sfida esterna, il cambiamento climatico è quello che le aziende affrontano ogni giorno nei vigneti.
Come illustrato dall’assessore comunale all’Agricoltura Vito Fraschini, tra i progetti sviluppati dal Comune di Noicàttaro, lo studio sugli effetti delle elevate temperature sui lavoratori impegnati nei vigneti, realizzato insieme al Dipartimento di Medicina del Lavoro dell’Università di Foggia e al Policlinico di Bari.
Nasce invece dalla collaborazione con BASF la gestione agronomica sempre più precisa delle aziende, con tre stazioni meteorologiche che raccolgono dati climatici e fitosanitari, al fine di elaborare un bollettino tecnico settimanale destinato ai produttori.

Il valore della filiera oltre il prodotto
Nel convegno conclusivo dedicato al rapporto tra territorio e sostenibilità, il sindaco Raimondo Innamorato ha indicato con chiarezza le sfide future, che richiederanno inevitabilmente nuovi modelli produttivi, non ultimo l’importanza di fare rete.
La consigliera regionale Maria La Ghezza, intervenuta in rappresentanza della Regione Puglia, ha sottolineato come la crescita di Regina di Puglia sia infatti il risultato di una progressiva collaborazione tra diversi comuni, indispensabile per affrontare le sfide poste da cambiamenti climatici, costi energetici e concorrenza internazionale.
Nella stessa direzione si inserisce l’apertura verso una collaborazione più strutturata con il Consorzio di Tutela dell’Uva da Tavola di Puglia IGP, destinata a svilupparsi già dalla prossima edizione.

L’uva turismo amplia il racconto del territorio
Tra gli aspetti che distinguono Regina di Puglia da altre manifestazioni dedicate all’agroalimentare c’è il concetto di uva turismo, introdotto già nelle precedenti edizioni e oggi sempre più centrale nella strategia di valorizzazione del territorio.
A Noicàttaro l’agricoltura incide fino all’80% dell’economia locale. Da questa consapevolezza nasce l’idea di trasformare l’uva da tavola in un’esperienza da vivere, affiancando alle attività produttive le visite nei vigneti, itinerari nei borghi e incontri con i produttori, che diventano strumenti per raccontare un’identità che non si esaurisce nel solo prodotto.
Un percorso condiviso anche dall’assessora al Marketing territoriale Anna Maria De Marzo, secondo cui ogni grappolo racconta il paesaggio, la cultura e la storia della comunità che lo produce, rendendo naturale il collegamento tra promozione dell’uva da tavola e potenziamento dei luoghi.
Uno sguardo rivolto al futuro
La quarta edizione di Regina di Puglia lascia un messaggio chiaro: la competitività dell’uva da tavola pugliese non dipende soltanto dalla qualità delle produzioni, ma dalla capacità di presentarsi sui mercati internazionali come una filiera organizzata, innovativa e capace di fare sistema.
La presenza di buyer esteri, il confronto con il mondo della ricerca, gli investimenti nella sostenibilità e lo sviluppo dell’uva turismo delineano una strategia che guarda oltre la singola campagna commerciale.
È il segnale di una manifestazione che sta progressivamente cambiando ruolo e pelle: da vetrina promozionale a laboratorio di idee e relazioni, nel quale si costruiscono le prospettive di uno dei comparti più rappresentativi dell’agricoltura pugliese.
I numeri dell’uva da tavola pugliese
- 55% della produzione italiana
- 65% del valore dell’export nazionale
- quasi 1 miliardo di euro di export italiano nel 2025
- oltre il 78% dei nuovi impianti è seedless


