Dal 2019 al 2025 le imprese del settore sono diminuite del 14,2%. Secondo Confesercenti, la contrazione è costata alle economie locali oltre 7,2 miliardi di euro. Le Marche registrano il calo percentuale maggiore, mentre Roma ha perso quasi un bar su tre
Il bar sotto casa, quello dove ci fermiamo ogni giorno e scambiamo quattro chiacchiere sempre con le stesse persone, sta diventando sempre meno scontato nelle città italiane. Tra il 2019 e il 2025 sono scomparse oltre 24mila insegne, con una media di circa 11 al giorno.
A segnalare il fenomeno è Confesercenti, che ha elaborato i dati delle Camere di commercio e, in un’analisi diffusa il 27 settembre 2026, richiama l’attenzione sulle conseguenze economiche e sociali della progressiva riduzione delle attività di prossimità.
Nel 2019 le imprese classificate nel servizio bar erano 169.839; sei anni dopo ne risultano 145.766, con una contrazione del 14,2%. Il dato rappresenta il saldo delle imprese presenti nei due anni considerati e non il numero complessivo delle cessazioni, che può essere stato in parte compensato da nuove aperture.
Secondo le stime di Confesercenti, questa riduzione ha sottratto alle economie locali oltre 7,2 miliardi di euro in sei anni, tra minori consumi, occupazione e gettito fiscale.
Perché il bar tradizionale è in difficoltà
Confesercenti ha individuato alcuni fattori che spiegano le difficoltà di un modello d’impresa strettamente legato alle abitudini italiane, dalla colazione al banco alla pausa pranzo, fino agli incontri di quartiere.
A pesare sui conti dei bar sono innanzitutto l’aumento dei costi di gestione, in particolare energia e materie prime, e la perdita del potere d’acquisto delle famiglie. A differenza di altre attività commerciali, il bar richiede inoltre una presenza costante di personale, a fronte di scontrini medi generalmente contenuti.
Sono cambiate anche le abitudini della clientela. Lo smart working ha ridotto i flussi quotidiani in alcune aree urbane, mentre i consumi si distribuiscono diversamente nell’arco della giornata. A questi cambiamenti si aggiungono la concorrenza della distribuzione moderna e la diffusione dei servizi di consegna.
Dove sono scomparsi più bar in Italia
La contrazione interessa tutte le regioni, ma assume dimensioni differenti a seconda delle aree geografiche.
Il Centro Italia registra la flessione percentuale più marcata, con 7.323 imprese in meno rispetto al 2019, pari al 20,8%. Seguono il Nord-est (-16,3%) e il Nord-ovest (-16,1%), mentre la riduzione è più contenuta al Sud (-6,7%) e nelle Isole (-6,5%).
In termini assoluti, la Lombardia registra la perdita maggiore, con 4.957 bar in meno. Seguono il Lazio (-4.405), il Veneto (-2.806), l’Emilia-Romagna (-1.916) e il Piemonte (-1.915).
Considerando invece le variazioni percentuali, sono le Marche a registrare il calo più consistente: nel 2025 il numero delle imprese risulta inferiore del 25% rispetto al 2019. Seguono Lazio (-23,9%), Valle d’Aosta (-22,2%) e Veneto (-20,1%).
Roma ha perso oltre 2.800 bar
Colpisce il caso della Capitale dove, tra il 2019 e il 2025, si sono registrati 2.827 bar in meno, con una riduzione superiore al 30%. Il calo è proseguito nonostante gli elevati flussi turistici della città.
Non vanno trascurate le questioni sociali legate alla progressiva scomparsa di queste attività. Nei piccoli comuni e nei quartieri delle grandi città, il bar è spesso un luogo di incontro quotidiano, frequentato da residenti di generazioni differenti. La sua chiusura può quindi ridurre le occasioni di socialità e contribuire all’impoverimento dei servizi di prossimità.
«La desertificazione commerciale sta cambiando la vita quotidiana delle nostre comunità», dichiara Nico Gronchi, presidente di Confesercenti. «Un bar è un’impresa che crea lavoro e offre un servizio ma è anche uno dei luoghi più semplici e accessibili in cui le persone si incontrano. Vale per il piccolo comune, dove può essere un punto di riferimento per tutti, e vale per il quartiere di una grande città. Quando questi luoghi vengono meno, le strade sono meno frequentate e le città diventano più spente e meno sicure».
A partire dal 28 settembre, Confesercenti presenterà nelle città capoluogo i dati locali sulla riduzione dei bar tradizionali, con l’obiettivo di mostrare come il fenomeno stia modificando il tessuto commerciale dei singoli territori.
L’iniziativa accompagna la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall’associazione per contrastare la desertificazione commerciale e favorire la rigenerazione delle città e dei centri abitati.
«Difendere le attività di prossimità significa difendere lavoro, servizi e luoghi in cui continuare a incontrarsi», conclude Gronchi.


