Il presidente Lula ha firmato la legge che proibisce gli alimenti ottenuti tramite alimentazione forzata degli animali. Il Brasile è il secondo Paese al mondo, dopo l’India, ad adottare un divieto nazionale che riguarda sia la produzione sia la commercializzazione
Il Brasile mette al bando il foie gras e diventa il secondo Paese al mondo, dopo l’India, a vietarne contemporaneamente produzione, importazione, esportazione e vendita. La nuova normativa, firmata dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva, proibisce tutti gli alimenti ottenuti mediante gavage, la tecnica di alimentazione forzata utilizzata per ingrassare il fegato di anatre e oche destinato alla produzione del foie gras.
La legge entrerà in vigore 180 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale e prevede, per chi la viola, pene detentive da tre mesi a un anno, oltre alle sanzioni previste dalla normativa brasiliana sui reati ambientali nei casi di maltrattamento animale.
Un provvedimento che chiude un lungo percorso legislativo
L’approvazione della legge conclude un iter iniziato diversi anni fa. Il provvedimento nasce infatti dal disegno di legge n. 90/2020, presentato dal senatore Eduardo Girão, ma le prime iniziative risalgono al 2015, quando il Comune di San Paolo aveva introdotto un divieto poi annullato dai tribunali perché la materia era di competenza federale.
Secondo Animal Equality, organizzazione che ha sostenuto la campagna a favore della legge, il risultato è frutto di oltre sei anni di attività di sensibilizzazione, investigazioni negli allevamenti, iniziative pubbliche e interlocuzione con le istituzioni.
Che cos’è il foie gras e come viene prodotto
Il foie gras è ottenuto dal fegato di anatre e oche sottoposte a un processo di alimentazione forzata finalizzato a provocare una steatosi epatica, cioè un aumento anomalo del volume del fegato.
Per raggiungere questo risultato gli animali vengono alimentati due volte al giorno mediante l’inserimento di un tubo direttamente nell’esofago, attraverso il quale viene somministrata una quantità di cibo molto superiore a quella che assumerebbero spontaneamente. È proprio questa pratica, nota come gavage, a essere vietata dalla nuova legge brasiliana.
Un mercato di nicchia nel Paese sudamericano
A differenza di altri comparti dell’agroalimentare, il foie gras non ha mai avuto un peso significativo nell’economia brasiliana.
Secondo i dati diffusi da Animal Equality, la produzione era limitata a due allevamenti, entrambi attualmente sottoposti a embargo, mentre il consumo riguardava una fascia molto ristretta di acquirenti. Il prodotto, considerato un alimento di lusso, può raggiungere un prezzo di 5.000 reais al chilogrammo, pari a circa 861 euro.
Con l’entrata in vigore della legge, il Brasile diventa il primo Paese dell’America Latina e dell’intero emisfero occidentale ad approvare un divieto nazionale che riguarda sia la produzione sia la commercializzazione del foie gras.
In altri Stati, tra cui Regno Unito, Germania, Italia, Polonia, Argentina e Australia, la produzione è vietata o fortemente limitata, ma non sempre il divieto si estende anche alla vendita del prodotto.
Per Sharon Núñez, presidente di Animal Equality, il provvedimento rappresenta un passaggio significativo anche per il ruolo che il Brasile ricopre nella zootecnia mondiale.
«Questo è un momento storico. Il Brasile ha dimostrato che gli standard etici non sono negoziabili, neppure di fronte alle pressioni di interessi economici nazionali o internazionali.»
Sulla stessa linea Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia, che sottolinea il contributo della mobilitazione pubblica.
«Questa vittoria appartiene alle oltre 300.000 persone che hanno firmato la nostra petizione. Ci auguriamo che questo risultato possa favorire iniziative analoghe anche in altri Paesi.»
L’organizzazione ha annunciato che continuerà a seguire l’applicazione della normativa e a promuovere iniziative simili negli altri Paesi dell’America Latina.


