Confcooperative Agroalimentare segnala una fase critica nelle stalle italiane. Le temperature elevate impediscono il recupero notturno, l’acqua scarseggia e l’energia pesa sempre di più. Parmigiano Reggiano e Grana Padano mostrano una maggiore tenuta, mentre le altre Dop incontrano più difficoltà.
L’ondata di calore che sta attraversando l’Italia comincia a produrre conseguenze concrete negli allevamenti. Nei primi giorni di agosto la produzione di latte ha registrato una contrazione di circa il 10% rispetto all’ultima settimana di luglio, mentre le temperature elevate, previste ancora per almeno dieci giorni, sottopongono gli animali a uno stress continuo.
L’allarme arriva da Confcooperative Agroalimentare, che segnala un quadro aggravato dalla scarsità d’acqua, dalla raccolta dei foraggi inferiore alle attese e dall’aumento dei costi energetici.
«Non ricordiamo un periodo con così tanti giorni consecutivi di temperature tanto elevate. Gli animali non riescono più a recuperare durante la notte, restano in una condizione di stress continuo e iniziano a manifestare patologie che normalmente non si registrano negli allevamenti», denuncia Alessandro Mocellin, presidente del Settore Latte di Confcooperative Agroalimentare.
La produzione rallenta nei primi giorni di agosto
Nel mese di giugno la quantità di latte prodotta a livello nazionale era rimasta sostanzialmente in linea con quella dello stesso periodo del 2025. Il quadro è cambiato con l’inizio di agosto, quando la persistenza delle alte temperature ha iniziato a incidere più pesantemente sul benessere degli animali e sulla loro capacità produttiva.
La riduzione del 10% registrata rispetto all’ultima settimana di luglio viene ricondotta soprattutto all’assenza di sollievo durante le ore notturne. Quando le temperature restano elevate anche dopo il tramonto, gli animali non riescono a recuperare e lo stress termico si prolunga per tutta la giornata.
A pesare è anche la difficoltà nel garantire quantità sufficienti di acqua, soprattutto negli allevamenti di pianura e nella Pianura Padana, dove la disponibilità della risorsa idrica rappresenta ormai una criticità strutturale.
«Un calo su cui pesa – spiega Mocellin – anche la crescente difficoltà di garantire acqua sufficiente agli allevamenti, soprattutto nelle aree di pianura e nella Pianura Padana, dove la scarsità della risorsa idrica rappresenta ormai un’emergenza strutturale».
Foraggi inferiori alle attese e bollette più pesanti
Le temperature elevate stanno incidendo anche sull’alimentazione del bestiame. La raccolta dei foraggi risulta inferiore alle previsioni e Confcooperative teme un peggioramento della qualità delle produzioni disponibili nei prossimi mesi.
Alle difficoltà nelle stalle si somma l’incremento dei costi. Il prezzo del gasolio agricolo continua a crescere, mentre le spese energetiche hanno registrato aumenti superiori al 15%. Il ricorso più intenso agli impianti di ventilazione e raffrescamento diventa indispensabile per contenere lo stress termico, ma aumenta ulteriormente il peso delle bollette.
In diverse aree del Paese sono stati inoltre segnalati blackout elettrici dovuti all’impennata dei consumi, un problema che espone gli allevamenti a ulteriori rischi operativi.
Produzione annua verso il record, ma la domanda rallenta
L’emergenza climatica si inserisce in una situazione di mercato già complessa. Per il 2026 l’Italia si avvia verso una produzione complessiva di circa 14 milioni di tonnellate di latte, in crescita di circa il 5% rispetto al 2025.
L’aumento dell’offerta, tuttavia, non trova una crescita equivalente della domanda. Secondo Mocellin, il mercato non riesce ad assorbire completamente la quantità disponibile, con conseguenti tensioni sui prezzi riconosciuti agli allevatori.
Si crea così un apparente paradosso: la produzione annuale potrebbe raggiungere livelli record, mentre nelle settimane più calde le singole aziende registrano cali improvvisi, maggiori costi di gestione e margini economici sempre più ridotti.
Parmigiano Reggiano e Grana Padano tengono meglio
Nel comparto lattiero-caseario le denominazioni più strutturate sembrano affrontare meglio questa fase. Il Parmigiano Reggiano continua a beneficiare di un mercato solido, mentre il Grana Padano mantiene un equilibrio considerato soddisfacente.
«Dispongono di strumenti più efficaci per affrontare la situazione di criticità: il Parmigiano Reggiano continua a distinguersi per la solidità del mercato e anche il Grana Padano mantiene un equilibrio soddisfacente», osserva Mocellin.
Più difficile, invece, la situazione delle altre produzioni Dop, maggiormente esposte alla contrazione dei consumi interni e con una capacità di esportazione più limitata.
«Se si escludono Parmigiano Reggiano e Grana Padano – conclude – il resto del comparto caseario vive una fase di forte tensione. Anche produzioni importanti come l’Asiago mostrano un mercato sostanzialmente stabile, ma con crescenti difficoltà nella commercializzazione del prodotto. Oggi sono soprattutto i mercati esteri a sostenere le vendite, ma non tutte le Dop possono contare sulla stessa forza esportatrice dei due grandi formaggi italiani».


