Hanno tra 1.000 e 10.000 follower, un altissimo tasso di coinvolgimento e sono sempre più utilizzati nelle strategie di marketing digitale per il loro elevato potenziale di ispirare i consumatori. Ecco l’identikit del nano-influencer, una figura in ascesa nella creator economy
Grazie al focus su nicchie specifiche e al rapporto diretto con la community, i nano-influencer stanno conquistando nuovi segmenti di mercato. La formula vincente? Favoriscono connessioni forti con il loro pubblico, interazioni di valore e livelli di engagement elevati.
In un recente studio del dipartimento di Marketing Bocconi insieme alla Erasmus University di Rotterdam ed altri atenei europei, è emerso che i nano-influencer, pur avendo meno seguito, generano tassi di coinvolgimento più elevati rispetto ai colleghi macro-influencer (che hanno fino a 500mila follower). Questo maggiore appeal si traduce in una buona resa sugli investimenti per i brand.
Perchè si scelgono i nano-influencer?
Il food nano-influencer, quindi, attiva il passaparola online, genera curiosità per il lancio di nuovi prodotti, elargisce consigli su aziende, locali e ristoranti, il tutto in un contesto più familiare, più ristretto, e non per questo meno efficace. Ma se prima la categoria veniva scelta prevalentemente per generare un grande volume di post a prezzi contenuti, oggi molto è cambiato sul ruolo e sull’apprezzamento di questa figura in grado di intercettare ricercate quote di naviganti.

Ne abbiamo parlato con Alex Bruno, alias Alex Butcher (@alexgruppogalli), influencer emergente del Gruppo Galli – l’impresa guidata da Fabio Galli, leader nell’ingrosso delle carni in Italia.
«Durante la pandemia, ho avviato la mia attività di comunicazione sui social, portando nel mondo della macelleria un nuovo linguaggio fatto di autenticità, video, approfondimenti e food marketing. Ho voluto utilizzare uno stile diretto, ed ha dato i suoi frutti. Il racconto del mio lavoro quotidiano ha aperto la strada a tante opportunità. Dopo di me, molti colleghi del settore hanno iniziato a comprendere il potenziale altamente professionale dello storytelling digitale». E sulla strategia adoperata è chiaro: «Ho cercato di unire le competenze che ho maturato negli anni, capacità comunicativa e una visione contemporanea, in linea con i consumatori di oggi».
Lo stesso documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sui lavoratori che svolgono attività di creazione di contenuti digitali, approvato alla Camera nel marzo 2022, attribuisce alla pandemia un ruolo rivelatore di alcuni aspetti, primo fra tutti il fatto che le piattaforme social abbiano assunto una dimensione rilevante nella socialità umana. Ed è da questo assunto che hanno spiccato il volo modelli di business che monetizzano l’uso dei dati e i contenuti prodotti dagli utenti, anche con un ritorno favorevole per i nano-influencer.

