Il CREA ha avviato alla Mostra d’Oltremare la sperimentazione di Thalassa montezumae, coleottero coccinellide selezionato per contenere con la lotta biologica un parassita che sta compromettendo pinete, parchi e alberature urbane
Un piccolo coleottero originario del continente americano potrebbe diventare un alleato nella difesa dei pini italiani. A Napoli è stato effettuato il primo rilascio sperimentale al mondo di Thalassa montezumae, antagonista naturale della cocciniglia tartaruga del pino, insetto alieno che dal 2014 si sta diffondendo in diverse regioni italiane causando deperimenti e mortalità soprattutto nel pino domestico.
Il rilascio è avvenuto il 30 luglio nel boschetto del Varco Marconi, all’interno della Mostra d’Oltremare di Napoli, nell’ambito di un’attività condotta dal CREA Difesa e Certificazione in collaborazione con il Servizio Fitosanitario della Regione Campania e con l’Università degli Studi di Napoli Federico II.
La sperimentazione rappresenta il risultato di un percorso di ricerca avviato per individuare un organismo capace di contenere biologicamente Toumeyella parvicornis, la cocciniglia tartaruga responsabile di danni sempre più estesi alle pinete mediterranee.
Non si tratta, tuttavia, di una soluzione immediata: l’obiettivo è verificare attraverso monitoraggi scientifici l’efficacia del predatore, il suo comportamento nell’ambiente e la possibilità di impiegarlo, in modo controllato, anche in altri territori interessati dall’infestazione.
La diffusione della cocciniglia tartaruga in Italia
La cocciniglia tartaruga del pino è originaria del Nord America e dell’America Centrale. Nel proprio areale naturale la sua presenza viene contenuta da predatori e altri organismi con i quali si è coevoluta nel tempo. Quando viene introdotta in territori privi di questi equilibri biologici, può invece moltiplicarsi e diffondersi rapidamente.
In Italia il primo ritrovamento risale al 2014, in Campania. Da allora il parassita è stato segnalato anche in Lazio, Abruzzo, Puglia, Toscana e Marche. La sua presenza è stata rilevata recentemente anche in Francia e Albania, confermando l’espansione della specie nel bacino del Mediterraneo.
Le infestazioni più gravi hanno già provocato il deperimento e la morte di numerosi pini domestici. In Campania e nel Lazio sono state delimitate ampie aree infestate, mentre in Toscana il focolaio individuato nella zona di Tirrenia, nel territorio di Pisa, ha raggiunto un’estensione di circa 770 ettari.
Secondo le informazioni riportate dall’EPPO Global Database, dall’EPPO Reporting Service e dai Servizi fitosanitari regionali, le dimensioni raggiunte dal focolaio toscano rendono ormai non praticabile una strategia di eradicazione completa. In situazioni di questo tipo, la gestione del parassita deve quindi orientarsi verso forme di contenimento capaci di ridurne progressivamente la pressione sulle piante e di limitare ulteriori espansioni.
Come agisce Toumeyella parvicornis
Il danno provocato dalla cocciniglia tartaruga si sviluppa in modo graduale e può inizialmente passare inosservato. L’insetto si insedia principalmente sui germogli e sugli aghi, dai quali sottrae la linfa necessaria al proprio nutrimento.
L’attività trofica indebolisce la pianta e determina una progressiva perdita di vigore. Durante l’alimentazione, la cocciniglia produce inoltre abbondante melata, una sostanza zuccherina che ricopre rami, aghi e superfici sottostanti.
Sulla melata si sviluppano frequentemente le fumaggini, patine scure formate da funghi saprofiti che ostacolano il passaggio della luce e riducono la capacità fotosintetica della chioma. La combinazione tra sottrazione di linfa, copertura degli aghi e ridotta fotosintesi può portare al disseccamento dei rami e, nei casi più gravi, alla morte dell’albero.
Il pino domestico, Pinus pinea, risulta tra le specie più vulnerabili. Quando la pianta perde vigore, aumenta anche la sua suscettibilità nei confronti di altri insetti dannosi e di ulteriori fattori di stress.
Le conseguenze non riguardano soltanto lo stato sanitario degli alberi. Le infestazioni incidono anche sul paesaggio, sulla fruibilità di parchi e pinete, sulla stabilità delle alberature urbane e sui costi necessari per il monitoraggio, la manutenzione e l’eventuale rimozione degli esemplari compromessi.
La lotta biologica classica scelta dal CREA
Per affrontare l’emergenza, il CREA Difesa e Certificazione ha scelto la strada della lotta biologica classica. Questo approccio consiste nell’individuare, nell’area di origine del parassita, uno o più antagonisti naturali in grado di limitarne le popolazioni.
Il percorso di ricerca non si limita alla selezione di un predatore potenzialmente efficace. Prima di procedere con un rilascio in campo è necessario studiarne la biologia, verificarne la capacità di attaccare il parassita bersaglio e valutarne la sicurezza nei confronti delle altre specie presenti nell’ambiente.
L’attività che ha portato alla sperimentazione di Thalassa montezumae è stata sostenuta da un progetto di ricerca del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. Il lavoro si è svolto nel rispetto della normativa che disciplina l’introduzione di specie esotiche destinate alla lotta biologica.
Per il rilascio nel sito sperimentale della Campania è stata inoltre necessaria l’autorizzazione del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Perché è stata scelta Thalassa montezumae
Thalassa montezumae è un coleottero appartenente alla famiglia dei Coccinellidi. È stato individuato dai ricercatori come antagonista naturale della cocciniglia tartaruga del pino e viene quindi studiato per la sua capacità di predare Toumeyella parvicornis.

Il rilascio effettuato a Napoli costituisce una sperimentazione e non equivale all’introduzione generalizzata dell’insetto sul territorio nazionale. La fase appena avviata servirà a raccogliere dati sul comportamento del coleottero nelle condizioni ambientali del sito, sulla sua capacità di insediarsi e sulla pressione esercitata nei confronti della cocciniglia.
I ricercatori dovranno valutare anche gli effetti sull’ambiente e verificare che l’impiego dell’antagonista avvenga senza conseguenze indesiderate sulle altre componenti dell’ecosistema. Solo al termine dei monitoraggi sarà possibile stabilire se la tecnica possa essere estesa, sempre in modo controllato e sotto la supervisione delle autorità competenti, ad altre aree colpite.
Speranza: «Non si tratta della bacchetta magica»
Il direttore del CREA Difesa e Certificazione, Stefano Speranza, ha sottolineato il valore scientifico del primo rilascio, invitando però a considerarlo come l’inizio di un percorso e non come una soluzione definitiva.
«Il rilascio sperimentale di Thalassa montezumae – dichiara Speranza – rappresenta un punto di svolta nella questione cocciniglia e per questo ringrazio tutto il team di ricerca del CREA, che ha lavorato con impegno per questo obiettivo. Certamente non si tratta della bacchetta magica, ma dell’avvio di una strategia scientifica di lungo periodo, pensata per ridurne progressivamente la pressione e ricostruire un equilibrio biologico più stabile».
Il caso della cocciniglia tartaruga dimostra quanto l’arrivo di un organismo alieno possa modificare rapidamente gli equilibri di un territorio. In assenza dei predatori presenti nell’area d’origine, un insetto apparentemente poco visibile può espandersi fino a compromettere intere formazioni arboree.
La sperimentazione avviata a Napoli dovrà quindi chiarire se la ricostruzione di un equilibrio biologico possa offrire uno strumento concreto per contenere la cocciniglia e affiancare le altre misure fitosanitarie già adottate nei territori colpiti.


