Il Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia del CREA fotografa un 2025 da record per le esportazioni italiane, sostenute dal Made in Italy e frenate negli Stati Uniti dall’aumento dei dazi. Tengono anche i primi cinque mesi del 2026, con vendite che reggono nonostante il calo delle importazioni
L’agroalimentare italiano continua a pesare in modo sempre più significativo sugli equilibri commerciali del Paese. Nel 2025 il valore delle esportazioni ha infatti superato i 72 miliardi di euro, segnando un nuovo massimo, mentre anche le importazioni hanno raggiunto livelli record.
È la fotografia restituita dal Rapporto CREA sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari, realizzato dal suo Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia, che analizza struttura e dinamiche degli scambi, dai principali prodotti ai mercati di destinazione e di approvvigionamento.
Alla presentazione è intervenuto il Sottosegretario del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Patrizio Giacomo La Pietra, secondo cui l’Italia starebbe rafforzando la propria posizione sui mercati internazionali.
Nel 2025 l’export agroalimentare è cresciuto del 5,6%
Nello scorso anno le esportazioni agroalimentari italiane sono cresciute del 5,6% rispetto all’anno precedente, mentre le importazioni hanno raggiunto 72,45 miliardi, con un incremento del 10,1%, influenzato anche dall’aumento delle quotazioni internazionali di alcune commodities.
L’agroalimentare accresce così il proprio peso sulla bilancia commerciale nazionale: rappresenta il 12,2% delle importazioni complessive e l’11,2% delle esportazioni. Una parte rilevante della crescita dell’import è legata proprio all’andamento dei prezzi internazionali di prodotti come caffè greggio, cacao e altre materie prime agricole.
Il Made in Italy mantiene intanto una posizione centrale nell’export: nel 2025 i prodotti riconosciuti all’estero come tipici italiani hanno raggiunto 52,2 miliardi di euro, con una crescita del 3,7% sul 2024.
Tra le categorie più dinamiche figurano i prodotti dolciari a base di cacao, cresciuti del 21,4% in valore, il caffè torrefatto (+23,6%), i formaggi (+13,4%), la frutta fresca (+14,6%) e i prodotti da forno (+6,5%). Per cacao e caffè, tuttavia, il risultato deve essere letto anche alla luce dell’aumento del costo delle materie prime importate, che ha inciso sul valore medio unitario delle esportazioni.
«Oltre 72 miliardi di euro di export agroalimentare confermano che il Made in Italy è una delle grandi forze trainanti dell’economia nazionale – commenta il Sottosegretario MASAF Patrizio Giacomo La Pietra – In uno scenario internazionale segnato da tensioni, dazi e incertezze, le nostre filiere dimostrano solidità, capacità di innovazione, diversificazione e competitività. Per questo il lavoro del CREA è strategico: fornire analisi e strumenti di conoscenza indispensabili per accompagnare le scelte delle istituzioni e sostenere la crescita delle imprese sui mercati internazionali»

Formaggi in crescita, l’olio cambia passo
Nel paniere dell’export aumentano in valore anche Grana Padano e Parmigiano Reggiano. Di segno opposto, la dinamica di alcune produzioni: diminuiscono, ad esempio, le esportazioni di olio extravergine di oliva, conserve di pomodoro e alcune tipologie di vino, sebbene in molti casi le quantità vendute all’estero mostrino una maggiore tenuta.
Particolarmente significativo il caso dell’extravergine. Il valore dell’export registra infatti una flessione del 17,2%, mentre i volumi crescono del 18,2%. La dinamica riflette la diminuzione dei prezzi internazionali dopo i forti rialzi del biennio precedente, quando la limitata disponibilità mondiale di prodotto aveva spinto verso l’alto le quotazioni.
Il Nord concentra oltre il 60% degli scambi
La geografia degli scambi commerciali conferma il ruolo preminente del Nord Italia.
Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte concentrano complessivamente oltre il 60% del valore dell’import e dell’export agroalimentare nazionale, con la Lombardia ancora al primo posto.
La crescita delle esportazioni interessa quasi tutte le aree del Paese. Fanno eccezione la Toscana, che arretra del 7,2%, e la Campania, stabile rispetto al 2024. Nel dettaglio, Piemonte (+9,1%), Lombardia (+8,1%) ed Emilia-Romagna (+9,8%); nel Centro, il Lazio cresce dell’8,1%, mentre nel Mezzogiorno spiccano Calabria (+10,2%) e Sicilia (+12,8%).

L’Europa resta il mercato principale
L’Unione Europea si conferma il più importante riferimento commerciale per l’agroalimentare italiano, assorbendo il 59,5% delle esportazioni e rappresentando quasi il 70% delle importazioni. Nel 2025 le vendite verso i Paesi dell’UE sono infatti aumentate dell’8,1%, con risultati particolarmente positivi in Spagna, Paesi Bassi, Polonia e Romania.
La crescita in valore e quantità coinvolge tutti i principali mercati di destinazione, con una sola eccezione: gli Stati Uniti.
Il mercato statunitense ha infatti risentito del cambiamento della politica commerciale intervenuto nel corso del 2025 e, in particolare, dell’aumento dei dazi nella seconda parte dell’anno. L’export italiano verso gli USA è sceso del 4,2%, fermandosi a 7,55 miliardi di euro. Un valore comunque superiore ai 6,7 miliardi registrati nel 2023.
L’impatto è stato più evidente su olio extravergine di oliva, vini DOP, liquori, salse e condimenti. Hanno invece registrato variazioni positive pasta, acque minerali, caffè torrefatto e prodotti della panetteria.
Con il Mercosur importiamo molto più di quanto esportiamo
Un secondo approfondimento del Rapporto CREA guarda all’accordo UE-Mercosur e agli scambi con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Nel 2025 l’Italia ha acquistato dall’area prodotti agroalimentari per quasi 3,7 miliardi di euro, a fronte di esportazioni pari a circa 500 milioni.
Tra le principali merci importate figurano caffè greggio, mangimi, semi di soia e carni bovine. Sul fronte delle esportazioni, invece, compaiono pasta, mele, conserve di pomodoro, olio extravergine di oliva, caffè torrefatto e prodotti dolciari.

I primi cinque mesi del 2026
I primi dati del 2026 mostrano una sostanziale tenuta dell’export agroalimentare italiano, che nei primi cinque mesi dell’anno registra una variazione del -0,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Più marcata la contrazione delle importazioni, diminuite del 4,3%.
Anche in questa fase la dinamica varia a seconda delle categorie. Caffè torrefatto, Grana Padano e Parmigiano Reggiano proseguono il percorso positivo già osservato nel 2025, mentre restano in territorio negativo l’olio di oliva e alcune tipologie di vino.
Il Rapporto evidenzia quindi la necessità di guardare oltre il solo valore complessivo dell’export, considerando l’evoluzione dei prezzi, la diversificazione dei mercati di sbocco e di approvvigionamento, i rapporti con i principali partner internazionali, il rafforzamento delle filiere europee e il ruolo dei nuovi accordi commerciali.
«I risultati evidenziati dal Rapporto confermano la straordinaria capacità competitiva del sistema agroalimentare italiano e la sua resilienza anche in uno scenario internazionale complesso – commenta il Presidente CREA, Andrea Rocchi – Questo lavoro rappresenta uno strumento conoscitivo essenziale per le istituzioni, chiamate a definire politiche efficaci di sostegno e sviluppo, e per le imprese, che possono orientare con maggiore consapevolezza le proprie strategie sui mercati internazionali. È anche la dimostrazione del valore della ricerca CREA, che attraverso analisi rigorose e dati aggiornati contribuisce a interpretare i cambiamenti e ad accompagnare la crescita del settore agroalimentare nazionale».


