Il 29 Luglio si è spento a 66 anni uno dei protagonisti più importanti della scena dolciaria siciliana. La sua cannoloterapia da Siracusa è arrivata fino in Giappone
La cannoloterapia. Gli occhiali eccentrici, tondi e colorati. Un’anima che ha fatto della creatività la propria cifra identitaria. La prematura scomparsa di Franco Neri ha spiazzato tutti. Imprenditore dolciario di seconda generazione, sulle orme del papà Alfio, ha deliziato per decenni i siracusani e i turisti con le invenzioni dolciarie uscite dalle sapienti mani del fratello Massimo a cui lui dava energia per viaggiare in lungo e in largo, anche ben oltre i confini dello Stivale.
Tutto vero. Ma Franco Neri è stato soprattutto un autentico visionario che ha seguito sempre l’istinto e l’estro, un uomo capace di unire l’arte della pasticceria con la cultura e la musica: verso la fine degli anni ’80 aveva trasformato il possente bastione del Forte Vigliena, uno degli angoli più belli ma – allora – dimenticati e degradati di Ortigia, in uno dei primi snodi della movida siracusana.
Erano Le “Terrazze Martini by Mokambo” e rappresentavano un po’ l’estensione giovanile dell’avviatissimo bar di famiglia – il Mokambo, appunto – che dopo aver aperto nel 1960 i battenti a Lentini, il centro del Siracusano del quale é originaria la famiglia Neri, si era successivamente trasferito proprio nel capoluogo.
La cannoloterapia: una terapia per l’anima
Tuttavia è con la cannoloterapia – un’invenzione della quale Franco Neri ha da subito registrato il marchio oltre che in Italia in numerosi altri Paesi del mondo, Giappone compreso – che il suo nome si è impresso nelle menti e (nel palato) di tantissime persone, siracusani e non, con moltissimi turisti stranieri che una volta a Siracusa hanno organizzato un piccolo “pellegrinaggio” per provare questa speciale terapia per curare l’anima presso la pasticceria della famiglia Neri, oggi il Mokambo diffuso, portata avanti da Franco e i suoi fratelli, da 60 anni punto di riferimento per i dolci in città.
Ma cos’è la cannoloterapia? Si tratta di un rituale teso a contrastare il malumore: nella frenesia di tutti i giorni, in cui non si ha mai il tempo di godersi nulla, anche i piccoli piaceri, ecco che il cannolo si trasforma in un momento “epico” per assaporare lentamente, tramite tutti i sensi, non solo la croccantezza della cialda o la sapidità della ricotta, ma proprio il tempo che scorre.
Ma non solo: la lentezza del rituale, la composizione “live” di uno dei simboli gastronomici della Sicilia, con i cannoli che prendono forma grazie anche alla narrazione e alla teatralità dei gesti con i quali Franco, assieme al figlio Lorenzo – nelle mani del quale passa adesso anche questa impegnativa eredità -, ha innumerevoli volte rinnovato questa creazione, unisce la quiete dell’anima con la condivisione di questo momento con altre persone, spesso radunate proprio nel dehors della pasticceria di famiglia per assistere alla presentazione di un libro, ascoltare una conversazione, fare musica.
Un’instancabile attività di “provocatore culturale”, come amava definirsi, che aveva un unico obiettivo: mettere insieme persone e sensazioni per coltivare il benessere individuale e collettivo.

Il caffè prima del cannolo
Un aspetto fondamentale della cannoloterapia è il caffè, che va preso prima del cannolo e mai dopo. Perché? Perché ‹‹il cannolo è la fine della terapia e corrisponde all’apice del piacere e quindi deve necessariamente essere mangiato al termine del percorso››, rispondeva sempre Franco Neri in difesa del suo irrinunciabile “precetto”
Non è dunque un caso che la cannoloterapia sia stata protagonista di numerosi eventi nazionali e internazionali, di programmi televisivi nazionali e nella sua versione itinerante – la cosiddetta “Clinica temporanea di Cannoloterapia” – abbia raggiunto le principali città italiane ma anche straniere diventando un a poderosa leva di marketing per far conoscere Siracusa.
E non poteva mancare nemmeno l’alloro accademico: non solo nelle lectio alle quali non di rado Franco Neri è stato invitato a tenere in aule universitarie ma anche con la dedicazione di una tesi di laurea alla cannoloterapia con l’analisi degli aspetti legati alla tutela del marchio e al marketing digitale.


