La produzione mondiale cresce più velocemente di quella dei cereali e vale ormai circa 1.400 miliardi di dollari. Eppure il consumo medio globale resta lontano dai 400 grammi giornalieri raccomandati da FAO e OMS. Altri problemi riguardano i luoghi di disponibilità di frutta e verdura e i prezzi
Produciamo sempre più frutta e verdura, le esportiamo in quantità crescenti e il settore vale ormai quasi un quarto dell’intera produzione agricola mondiale. Tutto questo, però, non significa necessariamente che ne mangiamo abbastanza.
È il paradosso evidenzato dalla FAO durante l’International Horticultural Congress 2026 di Kyoto, in Giappone. Secondo i dati presentati dal direttore generale Qu Dongyu, diffusi dalla FAO nel resoconto ufficiale dell’incontro, tra il 2010 e il 2024 la produzione mondiale di frutta e verdura è cresciuta più rapidamente di quella dei cereali.
Il comparto rappresenta oggi circa 1.400 miliardi di dollari e, nel 2024, le esportazioni hanno raggiunto 175 milioni di tonnellate, per un valore di 240 miliardi di dollari.
Il direttore generale della FAO, tuttavia, fa rilevare che a questo incremento produttivo considerevole non corrispondono diete più sane.
Mangiamo circa 270 grammi di frutta e verdura al giorno
FAO e Organizzazione mondiale della sanità raccomandano di consumare almeno 400 grammi complessivi di frutta e verdura al giorno per persona. Il consumo medio mondiale, secondo i dati presentati dalla FAO, si ferma invece a 80 grammi di frutta e 190 grammi di verdura, per un totale di circa 270 grammi al giorno.
Significa che, in media, il consumo mondiale è inferiore di circa 130 grammi al giorno rispetto alla quantità minima raccomandata, con un divario di oltre il 30%.
La valutazione di questo dato merita comunque attenzione perché si tratta di una media mondiale e non significa che ogni persona consumi esattamente queste quantità. Dietro il dato globale esistono differenze molto ampie tra Paesi, territori e condizioni economiche.
È proprio questo uno degli aspetti centrali dell’analisi FAO. Nel 2023 soltanto circa la metà dei Paesi produceva frutta e verdura in quantità sufficiente a garantire teoricamente i 400 grammi giornalieri per abitante. Produrre di più a livello mondiale, dunque, non risolve automaticamente il problema della disponibilità nei singoli Paesi.
Frutta e verdura costano sempre di più
C’è poi una seconda questione molto concreta che riguarda il prezzo.
Tra il 2016 e il 2025 i prezzi alla produzione sono aumentati nell’89% dei Paesi per la frutta e nel 93% per gli ortaggi. L’incremento mediano annuo è stato rispettivamente di circa il 4,2% e del 4,7%.
Secondo la FAO i tre problemi strutturali che vanno affrontati sono la produttività, la disponibilità e l’accessibilità economica, tutti strettamente collegati. Si potrebbe incrementare la produzione di frutta e verdura, ma questo non garantisce che sia disponibile ovunque e, soprattutto, che tutte le famiglie possano permettersela.
È su questo punto che Qu Dongyu invita a cambiare il modo con cui si misura il successo dell’agricoltura. Il nuovo paradigma deve sostenersi sui concetti di quantità ottenuta ma anche sull’accessibilità globale affinché tutti gli strati della popolazione possano mangiare le dosi minime raccomandate.
Nel 2050 il divario potrebbe aumentare
Guardando al futuro, non ci sono segnali rassicuranti. La stessa FAO riferisce che, entro il 2050, meno di un terzo dei Paesi dell’Africa subsahariana potrebbe disporre di quantità di frutta e verdura sufficienti a raggiungere i 400 grammi giornalieri raccomandati.
Ad aggravare il problema ci sono i cambiamenti climatici e la crescente pressione sulle risorse naturali. Temperature più elevate, scarsità d’acqua, eventi meteorologici estremi, parassiti e malattie possono incidere sulle coltivazioni proprio mentre terra e acqua diventano risorse sempre più limitate.

Tra le soluzioni indicate dalla FAO c’è la possibilità di aumentare la produzione utilizzando meno risorse, investendo in sementi e materiale vegetale, salute dei suoli, irrigazione efficiente, meccanizzazione, tecnologie digitali e sistemi capaci di ridurre le perdite dopo la raccolta.
Più della metà della produzione arriva dalle aziende più piccole
C’è un altro dato che aiuta a comprendere le dimensioni sociali del problema. Le aziende agricole fino a 20 ettari producono più della metà della frutta e della verdura mondiale. In Asia e nell’Africa subsahariana la loro quota supera addirittura l’80%.
Per questo, secondo la FAO, innovazioni e investimenti dovranno essere realmente utilizzabili anche dai piccoli produttori. Aumentare la produttività senza migliorare infrastrutture, conservazione dei prodotti e collegamenti con i mercati rischierebbe infatti di risolvere soltanto una parte del problema.
La questione riguarda anche ciò che succede dopo la raccolta. Conservare meglio frutta e verdura e ridurre le perdite significa far arrivare una quota maggiore di ciò che viene prodotto fino ai consumatori.
Un nuovo rapporto FAO arriverà nel 2027
I dati presentati a Kyoto anticipano il nuovo rapporto globale che la FAO sta preparando e che sarà pubblicato nel 2027 con il titolo “Unlocking the Full Potential of Fruits and Vegetables Globally”. Il documento analizzerà produzione, commercio e consumi mondiali, insieme a salute, produttività, disponibilità delle sementi, mercati e condizioni di chi lavora nel settore.
I primi numeri presentati, tuttavia, suggeriscono tanti spunti di intervento a livello globale per fare in modo che la produzione di alimenti così salutari sia sufficiente e accessibile ad una popolazione sempre più ampia, visto che la sicurezza alimentare non può essere misurata soltanto in tonnellate prodotte. Conta anche che cosa mangiamo e quanto sia realmente accessibile una dieta sana.

