Proteine e digiuno intermittente per la Gen Z, pasti da soli per i Millennials, delivery per gli Alpha. I Baby Boomer preferiscono, invece, restare più a lungo a tavola con gli amici. Una ricerca Circana racconta come stanno cambiando le abitudini fuori casa in Europa
C’è chi controlla quante proteine mette nel piatto, chi ordina la cena dal telefono e chi considera ancora il pranzo fuori casa un’occasione per trascorrere qualche ora con gli amici. L’età non basta a spiegare come mangiamo, ma tra le generazioni emergono differenze piuttosto nette.
A misurarle è Circana, che ha condotto una ricerca sui comportamenti dei consumatori in Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna e Italia.
La spesa nella ristorazione rappresenta un mercato che muove cifre considerevoli. Basti pensare che, nei dodici mesi terminati a giugno 2026, nei cinque Paesi considerati sono stati spesi 361,2 miliardi di euro, l’1,4% in più rispetto al periodo precedente. Le visite sono diminuite dello 0,7%, ma la spesa media per ciascuna occasione è cresciuta del 2,1%.
Va detto che, dietro questi numeri aggregati, ci sono comportamenti molto differenti a seconda delle fasce d’età.
Gen Z: misura delle proteine nel piatto e meno caffè
Per i ragazzi e i giovani adulti della Generazione Z (tra 16 e 29 anni) emerge una grande attenzione alla salute. Il 24% dichiara di tenere in considerazione l’apporto di proteine e il 20% si orienta verso prodotti biologici o naturali. Il 12% pratica il digiuno intermittente, contro il 7% rilevato nell’intero campione. Cambia persino il rapporto con una delle abitudini più consolidate della giornata: il 13% della Gen Z dichiara di evitare il caffè.
I Millennials mangiano più spesso da soli
Per i Millennials (tra 30 e 44 anni), un terzo delle visite legate al pasto principale avviene in solitaria. Può trattarsi di una pausa dal lavoro, di orari meno regolari o semplicemente della decisione di sedersi al ristorante senza aspettare di avere compagnia. La ricerca segnala anche che la spesa sostenuta in queste occasioni è più alta di quanto ci si potrebbe aspettare.
Per la Generazione Alpha il delivery è già un’abitudine
Chi è nato dal 2010 in avanti, la cosiddetta Generazione Alpha, ha sviluppato un rapporto diverso con il cibo preparato fuori casa. Secondo Circana, il ricorso al delivery tra gli Alpha è 1,3 volte superiore alla media della popolazione. Il confronto con la fascia più anziana analizzata dalla ricerca è ancora più marcato: risulta sette volte superiore rispetto ai Baby Boomer, identificati con le persone dai 60 anni in su.
La Generazione Alpha registra anche la quota più alta di spesa nei ristoranti appartenenti a marchi riconoscibili: il 40% del totale destinato alla ristorazione commerciale, contro una media del 29%. La percentuale è del 35% per la Gen Z e del 35% per i Millennials, mentre tra i Baby Boomer scende al 16%.
La Gen X guarda il conto, ma sceglie prima cosa mangiare
Il costo della vita preoccupa il 69% delle persone tra i 45 e i 59 anni. Eppure, quando arriva il momento di scegliere un ristorante, il prezzo non occupa il primo posto: il 35% considera prioritario ciò che il locale offre, il 33% la praticità e il 27% il prezzo.
«La Gen X è molto consapevole delle pressioni legate al costo della vita, ma il prodotto e la praticità continuano a influenzare più del prezzo la scelta del ristorante», ha spiegato Edurne Uranga, VP Foodservice Europe di Circana.
I Baby Boomer spendono meno, ma restano più a lungo a tavola
I Baby Boomer rappresentano il 29% della popolazione dei cinque mercati analizzati, ma generano solo il 20% della spesa nella ristorazione. La ricerca rileva soprattutto una preferenza per le occasioni conviviali e per i pranzi più lunghi con gli amici. È anche il gruppo meno attratto dai ristoranti appartenenti a grandi marchi.
«L’età non è più un indicatore diretto dei comportamenti», aggiunge Uranga. Tecnologia, salute, condizioni economiche e fase della vita intervengono contemporaneamente nelle scelte.


