Coldiretti Bio denuncia le difficoltà delle aziende agricole italiane, alle prese con la concorrenza estera e gli adempimenti amministrativi. Il Marchio Biologico Italiano punta a rendere riconoscibili le produzioni nazionali
Le importazioni di prodotti biologici sono aumentate del 25%, mentre le aziende agricole italiane devono fare i conti con costi elevati e un carico burocratico che, secondo Coldiretti Bio, supera di almeno il 30% quello delle imprese convenzionali.
Il settore mostra intanto segnali di rallentamento. Nel 2025 le superfici biologiche italiane sono diminuite del 5,4% e gli operatori dell’1,8%. A preoccupare è soprattutto il calo del 24,4% delle superfici in conversione al biologico, che segnala una minore propensione delle aziende a intraprendere questo percorso.
Per aiutare i consumatori a distinguere i prodotti biologici ottenuti da materie prime agricole nazionali da quelli provenienti dall’estero è nato il Marchio Biologico Italiano.
«Il marchio è una risposta importante che aspettavamo e che abbiamo sostenuto fin dalla legge sul biologico», afferma Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Bio.
Per l’associazione, tuttavia, il marchio da solo non basta, servono meno burocrazia, risorse certe per le imprese e regole equivalenti per i prodotti importati, affinché le aziende italiane possano competere sul mercato senza essere penalizzate dai maggiori costi di produzione.


