Il Rapporto Coop 2026 fotografa un Paese sotto pressione per guerre, difficoltà economiche e mancanza di tempo. Il 62% ha ridotto la convivialità fuori casa, mentre cresce la spesa alimentare domestica. Nel carrello, più prodotti vegetali, semi e kefir
Probabilmente non c’era bisogno di un nuovo studio per descrivere lo stato d’animo degli italiani nel 2026 ma il Rapporto Coop 2026 fornisce informazioni abbastanza preoccupanti sulla situazione.
In particolare, rileva che tre persone su dieci sono sulla soglia del burnout, mentre il 37% descrive una quotidianità vissuta in affanno, con poco tempo da dedicare a se stessi. E quando cambiano disponibilità economica, priorità e benessere personale, cambiano inevitabilmente anche i consumi.
Il Rapporto dal titolo Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani è stato realizzato dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop e presentato lo scorso 10 settembre a Milano. Per costruire la fotografia del Paese sono state utilizzate, tra le altre fonti, due indagini condotte ad agosto, Today, Tomorrow e The New World Outlook.
Il quadro restituisce un’Italia in ansia soprattutto per le guerre, indicate dall’87% degli intervistati, seguite dalle tensioni geopolitiche (79%) e dalla situazione economica (77%). Quattro italiani su cinque ritengono inoltre che la società sia diventata più violenta rispetto al passato.
Più occupati ma meno appagati
Anche il lavoro contribuisce al senso di affanno. Rispetto al 2019 in Italia si conta circa un milione di occupati in più e, tra il 2019 e il 2025, sono aumentate di 35 le ore lavorate mediamente in un anno. Tuttavia, alla crescita dell’occupazione non corrisponde un’analoga soddisfazione dei lavoratori perché il 56% si dichiara insoddisfatto della retribuzione, il 35% dei ritmi e dei carichi di lavoro e il 32% della mancanza di opportunità di carriera.
Mangiamo meno al ristorante
Le difficoltà economiche si riflettono anche nelle abitudini di consumo e nelle esperienze fuori casa, ridimensionate da parte del 62% degli intervistati. Parallelamente, le vendite a volume di alimenti destinati al consumo domestico risultano superiori del 5,6% rispetto al 2019.
La tendenza potrebbe proseguire. Solo l’8% delle famiglie prevede di ridurre la spesa alimentare domestica, mentre il 21% pensa di aumentarla. Il 38% considera inoltre i piatti pronti acquistati al supermercato una valida alternativa al ristorante.
Il ritorno alla tavola di casa non dipende esclusivamente dal portafoglio. Il 65% degli intervistati attribuisce valore alla riduzione dei consumi superflui e degli sprechi e, per il 28% di chi ha diminuito gli acquisti, consumare meno rappresenta una scelta personale e non soltanto una necessità economica.
Nel carrello crescono kefir, semi e ingredienti vegan
Anche ciò che compriamo sta cambiando. La ricerca del benessere orienta una parte crescente degli acquisti verso prodotti percepiti come più adatti a un’alimentazione attenta alla salute.
Tra i prodotti più dinamici indicati dal Rapporto Coop spicca il kefir, con vendite in aumento del 51,2%, seguito dai semi di chia, girasole e zucca (+26,3%) e dagli ingredienti vegani (+15,3%). Crescono dell’11,6% anche le uova provenienti da galline allevate a terra, mentre quelle da allevamento in batteria arretrano del 18,6%. Il pane di segale guadagna il 10,7%, a fronte di un calo dell’11,5% del pane bianco a fette.
I dati presentati da Coop segnalano una contrazione per pasta, derivati del pomodoro e vino, mentre aumentano specialità etniche e prodotti vegetali.
Il prezzo rimane comunque decisivo. Tra il 2019 e il 2025 i prezzi alimentari sono aumentati in Italia del 29,7%. Discount, promozioni e soprattutto crescita della marca del distributore hanno contribuito, secondo le elaborazioni presentate nel rapporto, a contenere almeno in parte l’impatto dei rincari.

Prima la mente, poi il corpo
L’attenzione al cibo rientra in una ricerca del benessere che nel 2026 assume connotati diversi rispetto agli anni immediatamente successivi alla pandemia.
Alla domanda su cosa significhi stare bene, il 64% indica il mantenimento di buone capacità cognitive, il 54% il benessere psicologico e il 43% la salute fisica. La famiglia rimane invece il principale punto di riferimento identitario per il 64% degli intervistati.
«Gli italiani vivono una quotidianità in affanno», ha osservato Albino Russo, direttore generale di Ancc-Coop, sottolineando come la richiesta di tempo per sé e la necessità di disconnettersi siano diventate sempre più evidenti. Viaggi, weekend e hobby rimangono infatti tra le poche voci sulle quali torna il desiderio di spendere.
Anche il rapporto con la tecnologia segue questa ricerca di utilità. Il 74% degli italiani dichiara di ricorrere all’intelligenza artificiale come supporto nelle decisioni d’acquisto, per confrontare prodotti, raccogliere informazioni e individuare opportunità di risparmio.


