Oltralpe la specie può essere legalmente cacciata e ogni anno vengono abbattuti circa mille esemplari. Le associazioni chiedono di fermare i prelievi, mentre gli studi valutano gli effetti del cambiamento climatico sulle popolazioni alpine
Per chi frequenta la montagna, incontrare una marmotta lungo un sentiero alpino è un’esperienza comune che ispira tenerezza. Sarà per questo che appare strano, almeno per noi italiani, che pochi chilometri oltre il confine lo stesso animale possa essere legalmente abbattuto durante la stagione venatoria.
In Francia la marmotta alpina (Marmota marmota) è ancora classificata come specie cacciabile e, con l’avvicinarsi dell’apertura della caccia, la questione è tornata di attualità per la mobilitazione dell’Association Justice Animaux Savoie (AJAS), impegnata da alcuni anni per ottenere un divieto nazionale.
A riportare il caso all’attenzione internazionale è stato il Guardian, con un articolo ripreso in Italia da Adnkronos.
Gli animalisti ritengono che non sia più opportuno consentire l’abbattimento delle marmotte per finalità venatorie, anche alla luce degli effetti del cambiamento climatico sul loro habitat.
In Francia la marmotta si può cacciare
Su questo punto la normativa francese è chiara. L’elenco delle specie cacciabili pubblicato su Légifrance comprende espressamente la marmotta fra i mammiferi dei quali è consentita la caccia.
Questo non significa che gli abbattimenti possano avvenire senza regole. Periodi e modalità sono disciplinati dalla normativa nazionale e dalle disposizioni locali. È vietato, per esempio, il déterrage de la marmotte, cioè raggiungere gli animali scavando nelle loro tane. Inoltre, i prelievi devono essere registrati sul carnet de prélèvement, un documento individuale utilizzato per alcune specie di montagna.
In una risposta pubblicata dal Senato francese nel maggio 2025, il Ministero della Transizione ecologica indicava in circa mille gli esemplari abbattuti ogni anno, un numero che per le autorità francesi non rappresenta attualmente una minaccia per la conservazione della specie.
La richiesta degli animalisti
Diversa è la posizione dell’Association Justice Animaux Savoie che, dal 2022, conduce una campagna per ottenere l’eliminazione della marmotta dall’elenco delle specie cacciabili e contesta soprattutto l’utilità degli abbattimenti.
Nel novembre 2024 è stata depositata una proposta di legge per vietare la caccia alla marmotta, sottoscritta dal deputato della Savoia Jean-François Coulomme insieme ad altri parlamentari.
La stessa AJAS ha promosso petizioni e iniziative pubbliche e, secondo quanto riferito dall’associazione, nel settembre 2025 la raccolta di firme contro la caccia alla marmotta aveva superato quota 103 mila.
Marmotte e cambiamento climatico
A rafforzare le richieste di maggiore tutela contribuisce anche gli effetti del cambiamento climatico sull’ambiente alpino e sull’habitat delle stesse marmotte.
Da tempo si studiano gli effetti dell’aumento delle temperature su questi animali e uno dei luoghi di osservazione più importanti è la Réserve naturelle nationale de la Grande Sassière, in Savoia, dove una popolazione di marmotte viene seguita da decenni da ricercatori francesi.
Christophe Bonenfant, dell’Université Claude Bernard Lyon 1, e altri studiosi hanno analizzato le conseguenze delle nuove condizioni climatiche in una ricerca pubblicata nel 2026 sulla rivista scientifica Mammalia. In particolare, lo studio ha rilevato, fra gli altri cambiamenti, che i piccoli tendono a emergere dalle tane anticipatamente rispetto al passato, fenomeno associato all’aumento delle temperature.
Il problema riguarda anche l’inverno. La neve svolge una funzione isolante durante il lungo letargo e una copertura meno abbondante o persistente può modificare le condizioni termiche all’interno delle tane. Questo, però, non significa che oggi la marmotta sia considerata una specie a rischio di estinzione in Francia.
La marmotta è a rischio?
Nella risposta parlamentare del 2025, il Ministero francese della Transizione ecologica ricordava che Marmota marmota è classificata dall’IUCN nella categoria Least Concern, ossia a rischio minimo. Secondo il governo, i dati disponibili non mostrano attualmente un declino tale da giustificare un divieto nazionale della caccia.
Lo stesso documento istituzionale riconosce però che alcuni studi hanno individuato effetti negativi del cambiamento climatico sulla sopravvivenza e sulla riproduzione, in particolare in relazione alla diminuzione della copertura nevosa. Riscaldamento e modificazioni dell’habitat potrebbero quindi incidere sulle popolazioni nel lungo periodo.
Per il governo, quindi, le condizioni attuali consentono di mantenere un prelievo regolamentato, mentre per le associazioni le pressioni ambientali rappresentano un motivo ulteriore per eliminare la specie dall’elenco di quelle cacciabili.
In Italia la marmotta è protetta
Sul versante italiano delle Alpi la situazione cambia. La Legge 157 dell’11 febbraio 1992 stabilisce le norme per la protezione della fauna selvatica e individua le specie delle quali è consentito il prelievo venatorio. La marmotta non compare nell’elenco e in Italia non può essere cacciata.

