Dopo il rapporto Honey Cost del CREA, Miele in Cooperativa richiama l’attenzione sulla concorrenza dei Paesi terzi: il miele importato nell’Unione europea costa in media 1,81 euro al chilo, mentre produrlo supera i 5 euro
Il rapporto Honey Cost del CREA ha acceso i riflettori sulla crescente difficoltà economica dell’apicoltura italiana, evidenziando come l’aumento dei costi di produzione stia comprimendo la redditività delle aziende.
Tuttavia secondo Miele in Cooperativa, la principale organizzazione di rappresentanza del settore, il problema va ben oltre l’incremento delle spese operative e la vera minaccia è rappresentata dalla concorrenza sleale del miele importato da altri Paesi a prezzi che gli apicoltori europei non possono sostenere.
A dirlo è il segretario generaledi Miele in Cooperativa, Riccardo Terriaca, il quale pur condividendo le criticità palesate dal rapporto del CREA, ha inteso spostare l’attenzione su un altro tema ritenuto decisivo per il futuro del comparto.
Costi in aumento e redditività sempre più ridotta
Secondo il CREA, l’apicoltura italiana continua a fare i conti con una riduzione della redditività dovuta all’aumento dei costi di produzione. A questo si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico, che – ricorda Terriaca – hanno contribuito alla perdita di oltre 11.000 alveari nel solo 2025, nonostante il lieve recupero produttivo registrato nelle ultime due campagne.
«I modesti miglioramenti produttivi non sono in alcun modo sufficienti a compensare le criticità della filiera», osserva il segretario di Miele in Cooperativa.
Per l’associazione, tuttavia, la questione più urgente riguarda il miele proveniente dai Paesi extraeuropei. Secondo i dati richiamati da Terriaca, il prezzo medio del miele importato nell’Unione europea è di 1,81 euro al chilogrammo, mentre il costo medio di produzione europeo supera i 5,40 euro al chilogrammo e questa differenza rende impossibile competere ad armi pari.
«La mancanza di reciprocità sotto il profilo sanitario, ambientale, etico e della sicurezza alimentare penalizza gravemente le imprese europee, favorendo l’ingresso sul mercato di prodotti a prezzi insostenibili per gli apicoltori italiani», afferma Terriaca.
Preoccupazione per gli accordi commerciali
A rendere ancora più delicato il quadro, secondo Miele in Cooperativa, sono anche gli accordi commerciali siglati dall’Unione europea con Mercosur, Ucraina e Messico.
L’organizzazione evidenzia che tali intese potrebbero consentire l’ingresso nel mercato europeo di oltre 110.000 tonnellate di miele esente da dazi, aumentando ulteriormente la pressione sui prezzi e incidendo sulla sostenibilità economica delle aziende apistiche.
Secondo Terriaca, le conseguenze potrebbero riflettersi non soltanto sulla redditività delle imprese, ma anche sulla qualità dei prodotti e sulle garanzie offerte ai consumatori.
Per affrontare questa fase, Miele in Cooperativa ritiene necessario affiancare agli strumenti di mercato misure di sostegno al reddito delle aziende apistiche e un rafforzamento delle azioni contro la concorrenza sleale e le pratiche commerciali considerate distorsive.
L’associazione, che rappresenta oltre 10.000 apicoltori, 450.000 alveari e 34 organizzazioni tra cooperative, associazioni e fondazioni presenti in dodici regioni italiane, chiede quindi un intervento che tuteli la competitività del miele italiano in un mercato sempre più esposto alla concorrenza internazionale.

