I terreni troppo asciutti stanno ostacolando la crescita di porcini e altre specie in diverse aree delle Alpi e dell’Appennino. Secondo Coldiretti e Federforeste, piogge diffuse e temperature più basse potrebbero favorire una ripresa tra fine agosto e settembre
Chi in queste settimane percorre i boschi alla ricerca dei primi funghi estivi può incontrare un sottobosco decisamente più asciutto del solito e, in diverse zone, meno porcini rispetto alle annate favorevoli.
A segnalare le difficoltà della stagione micologica sono Coldiretti e Federforeste, che collegano la ridotta presenza di funghi alle prolungate temperature elevate e alla distribuzione irregolare delle precipitazioni.
Dopo un giugno particolarmente caldo e le ripetute ondate di calore di luglio, la carenza di umidità interessa diverse aree delle Alpi e dell’Appennino.
La situazione non riguarda soltanto gli appassionati della raccolta e i consumatori che aspettano l’arrivo dei funghi sulle tavole, ma la difficoltà a svilupparsi può rappresentare anche un segnale delle condizioni nelle quali si trova l’ecosistema forestale.
Perché con caldo e siccità diminuiscono i funghi
Per capire cosa sta accadendo bisogna guardare sotto la superficie del terreno. Il fungo che raccogliamo rappresenta infatti soltanto la parte visibile di un organismo molto più esteso.
Nel suolo si sviluppa il micelio, una rete di filamenti dalla quale, quando si verificano le condizioni adatte, si formano i corpi fruttiferi che comunemente chiamiamo funghi.
Perché questo processo avvenga sono importanti un’adeguata disponibilità di acqua nel terreno e condizioni climatiche favorevoli. Secondo Coldiretti e Federforeste, quest’estate le alte temperature si sono mantenute anche in quota, mentre le precipitazioni sono state spesso intense ma concentrate in periodi molto brevi. Una combinazione che non è favorevole alla crescita dei funghi.

Perché un forte temporale può non essere sufficiente
L’arrivo della pioggia non determina necessariamente un’immediata comparsa dei funghi. Per ristabilire condizioni favorevoli è importante che l’acqua riesca a penetrare nel terreno e a ricostituirne gradualmente l’umidità.
Precipitazioni molto violente e concentrate in poche ore possono, invece, risultare meno efficaci, soprattutto dopo lunghi periodi caratterizzati da caldo e terreno asciutto. È per questo che una sequenza di piogge più regolari, associata a temperature meno elevate, può risultare più favorevole rispetto a un singolo temporale intenso.
Va anche precisato che la disponibilità idrica non è l’unico fattore importante, dal momento che la fruttificazione dipende dall’interazione tra condizioni del terreno, temperature e stato della vegetazione.
Meno funghi possono essere un segnale di stress del bosco
La questione va quindi oltre una stagione poco favorevole alla raccolta. I funghi svolgono un ruolo importante negli ecosistemi forestali e la loro presenza è strettamente legata alle condizioni ambientali del bosco. Una fruttificazione ridotta può dunque essere letta, secondo Coldiretti e Federforeste, come uno dei segnali dello stress provocato dalle condizioni climatiche.
Da qui il richiamo alla necessità di una gestione forestale capace di aumentare la capacità dei boschi di affrontare periodi prolungati di siccità e temperature elevate.
La posta in gioco riguarda biodiversità e risorse idriche, ma anche le economie delle aree montane, dove la raccolta dei funghi costituisce un’attività stagionale capace di generare movimento nei territori, richiamando appassionati ed escursionisti.
Allo stato attuale, nonostante le difficoltà, la stagione 2026 non può ancora considerarsi compromessa. Molto dipenderà dalle condizioni meteorologiche delle prossime settimane.
Le prospettive dipenderanno dall’arrivo di piogge diffuse e persistenti, insieme a un sensibile abbassamento delle temperature, condizioni che potrebbero consentire al micelio di tornare favorevole alla fruttificazione.
Un eventuale recupero potrebbe quindi verificarsi nella seconda parte di agosto o, con maggiori probabilità, nel mese di settembre. Saranno determinanti quantità, distribuzione e continuità delle precipitazioni, insieme all’andamento delle temperature.
In Italia i boschi occupano circa il 40% del territorio
Il tema assume particolare rilevanza considerando l’estensione del patrimonio forestale nazionale. Secondo i dati riportati da Coldiretti e Federforeste, l’Italia conta quasi 120 mila chilometri quadrati di superficie boschiva, pari a circa il 40% del territorio nazionale.
La Liguria presenta la maggiore incidenza delle foreste sulla superficie regionale, con l’81%, seguita dal Trentino-Alto Adige con il 62% e dalla Sardegna con il 56%. Quest’ultima regione, secondo i dati citati dalle due organizzazioni, dispone del patrimonio boschivo più esteso in termini assoluti, pari a circa 1,3 milioni di ettari.

