Un’annata difficile a causa di siccità, caldo e maltempo. CIA stima una flessione nazionale intorno al 10%, con perdite maggiori in Baraggia e Lomellina, e chiede al Governo interventi su risorse idriche, ricerca e mercato
La raccolta del riso è iniziata, ma il 2026 rischia di chiudersi come una delle annate più difficili degli ultimi anni per la risicoltura italiana. CIA-Agricoltori Italiani ha stimato un calo complessivo della produzione di circa il 10%, con punte fino al 30% in Baraggia e Lomellina, due delle aree maggiormente interessate da scarsità d’acqua, temperature elevate e maltempo.
La situazione è stata portata all’attenzione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante l’inaugurazione di RISÒ – Festival Internazionale del Riso, a Vercelli fino al 13 settembre. La manifestazione arriva proprio quando alla siccità e alle ondate di calore si sono aggiunte grandinate e piogge tardive.
Il quadro varia da territorio a territorio. In agosto la situazione della Baraggia, tra Vercelli e Biella, aveva raggiunto livelli particolarmente critici al punto che il Consorzio di Bonifica della Baraggia aveva paventato perdite molto superiori nelle zone maggiormente colpite dalla siccità. Anche le valutazioni diffuse in questi giorni da Coldiretti indicano cali fino al 70-80% nelle aree non irrigue della Baraggia e una flessione media intorno al 15% in Lombardia, con maggiori difficoltà in alcune zone della Lomellina.
Non è soltanto un problema di siccità
Secondo CIA, negli ultimi cinque anni i risicoltori italiani hanno dovuto affrontare due gravi crisi idriche, che hanno comportato la perdita di decine di migliaia di ettari. Da qui la richiesta di investire negli invasi e nella realizzazione di nuovi bacini, programmando con maggiore anticipo la disponibilità e la distribuzione dell’acqua.
«Programmare e prevedere sono le parole d’ordine dei nostri risicoltori», ha dichiarato il presidente nazionale di CIA Cristiano Fini, chiedendo che la gestione delle risorse idriche venga pianificata già a partire da ottobre.
Alle difficoltà climatiche si aggiunge l’aumento dei costi di produzione. CIA riferisce di incrementi fino all’80% per i fertilizzanti, del 45% per il gasolio agricolo e del 38% per l’urea. Parallelamente, i prezzi di alcune varietà indica, dei risi lunghi e di quelli destinati al parboiled sarebbero scesi, secondo l’organizzazione, al di sotto dei costi di produzione.

Più ricerca per affrontare caldo e scarsità d’acqua
Un’altra richiesta riguarda la ricerca. CIA sollecita un’accelerazione sulle Tecniche di evoluzione assistita (TEA), insieme allo sviluppo di pratiche agronomiche e soluzioni fitosanitarie che possano ridurre l’impatto ambientale senza effetti negativi sulla produttività.
Riso importato e prezzi, CIA chiede maggiori tutele
Il terzo fronte riguarda il mercato. CIA chiede anche che il riso venga considerato un prodotto sensibile negli accordi commerciali internazionali e contesta l’aumento della pressione concorrenziale determinata dalle agevolazioni riconosciute a Paesi del Sud-est asiatico, tra cui Cambogia e Myanmar, e dai negoziati commerciali con Mercosur e Australia.
Secondo l’organizzazione, agli agricoltori europei vengono richiesti standard ambientali, sociali e produttivi che non sempre trovano condizioni equivalenti nei prodotti provenienti da Paesi terzi. La clausola automatica di salvaguardia prevista dal 2027 viene considerata un passo avanti, ma CIA giudica troppo elevate le soglie necessarie alla sua attivazione.
Vengono avanzate diverse proposte come i contratti di filiera tra produttori e industria, sul modello utilizzato per il rapporto tra grano duro e pasta, e una campagna istituzionale dedicata al riso 100% italiano.
Sul fronte della liquidità, infine, CIA segnala che Agea ha già erogato gli anticipi Pac anche per i premi accoppiati, dopo la richiesta presentata dall’organizzazione al Tavolo di filiera riso del Ministero.


