Nel parco dell’Ospedale San Luigi Gonzaga è stato realizzato un vigneto di 900 metri quadrati destinato alla riabilitazione di pazienti con disabilità neurologiche e malattie oncologiche e croniche. Le attività legate alla cura delle piante saranno integrate nei percorsi terapeutici e monitorate per raccogliere dati sui risultati
All’Ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano (TO), il rapporto fra verde e salute ha trovato un’applicazione particolare: una vigna all’interno del parco ospedaliero, con filari destinati alle attività di riabilitazione.
Si chiama “Rivìtere” ed è la prima vigna terapeutica integrata in un ospedale pubblico italiano, destinata soprattutto a pazienti con disabilità neurologiche e persone affette da patologie oncologiche e croniche.
Il progetto nasce dalla collaborazione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria San Luigi Gonzaga con Citiculture e l’Associazione San Luigi Gonzaga Onlus.
La particolarità sta nell’utilizzare alcune attività della viticoltura all’interno dei programmi riabilitativi già disponibili in ospedale. L’accesso al vigneto e le attività saranno modulati sulle condizioni del singolo paziente e sugli obiettivi terapeutici stabiliti.

Dalla cura della vite agli esercizi per recuperare autonomia
Oltre a mettere a disposizione dei pazienti un nuovo spazio verde, le varie attività nel vigneto permettono di lavorare su movimento, equilibrio, coordinazione, manualità e orientamento, oltre che sul recupero dell’autonomia.
Azioni concrete legate alla gestione delle piante permettono così di svolgere una parte del percorso riabilitativo fuori dalle palestre e dagli ambienti sanitari tradizionali, mantenendo però un contesto protetto e accessibile.
«Per alcuni pazienti tornare a muoversi in un ambiente reale, svolgere un’attività concreta e recuperare progressivamente autonomia e relazioni rappresenta una parte importante del percorso terapeutico», spiega Davide Minniti, direttore generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria San Luigi Gonzaga.
Rivìtere prosegue un lavoro già avviato dal San Luigi sugli spazi esterni. Nel maggio 2026 l’ospedale ha inaugurato un Giardino Riabilitativo, evoluzione della precedente “palestra a cielo aperto”, utilizzato per attività dedicate al recupero motorio, all’equilibrio, alla coordinazione e all’autonomia.
Una vigna di 900 metri quadrati con 390 barbatelle
Il vigneto occupa una superficie di circa 900 metri quadrati e comprende 390 barbatelle di varietà PIWI, uve caratterizzate da una maggiore resistenza alle malattie fungine. Sono state piantate Sauvignon Rytos e Cabernet Volos, fornite dai Vivai Cooperativi Rauscedo.
La vigna è suddivisa in sei aree hi-tech, alle quali si aggiunge uno spazio sensoriale con varietà aromatiche e altra vegetazione funzionale alle attività terapeutiche e alla socialità di pazienti, familiari, caregiver e personale sanitario.
Il vigneto sarà anche monitorato attraverso sensori IoT sviluppati in collaborazione con la startup PlantZCare e una dashboard digitale per la raccolta dei dati. L’obiettivo dichiarato è produrre nel tempo evidenze scientifiche sull’utilizzo degli ambienti naturali nei percorsi di cura.

Perché portare la riabilitazione all’aperto
Alla base dell’iniziativa c’è un filone di ricerca che studia gli effetti delle attività riabilitative svolte all’aperto e del contatto con gli ambienti naturali sul recupero funzionale, sul benessere psicologico e sulla qualità della vita.
Al San Luigi questa impostazione viene applicata utilizzando la vite come elemento attorno al quale costruire esercizi e attività. Il vigneto può inoltre offrire occasioni di relazione per persone che, a causa della malattia o della disabilità, rischiano periodi prolungati di isolamento.
«Innovare in sanità significa anche immaginare nuovi modi di prendersi cura delle persone», dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il vicepresidente Maurizio Marrone e l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi. «Rivìtere porta dentro l’ospedale un ambiente nel quale gesti semplici e quotidiani – muoversi, prendersi cura di qualcosa, stare con gli altri – diventano parte del percorso di cura».
Dalla viticoltura urbana all’ospedale
La progettazione della vigna è stata affidata a Citiculture, startup che ha già sperimentato l’utilizzo della viticoltura in altri contesti urbani e universitari. Fra i precedenti figura Campus Grapes al Politecnico di Torino. Con Rivìtere il modello viene applicato per la prima volta in ambito sanitario.
«Il San Luigi ci offre l’opportunità di portare il modello Citiculture in un contesto in cui il valore della persona è centrale», spiega Luca Balbiano, founder e CEO di Citiculture.
La realizzazione è stata sostenuta da Reale Foundation, Fondazione CRT, Consulta di Torino e Clems Sinistri. Secondo quanto dichiarato dalla direzione generale del San Luigi, il progetto è stato realizzato senza costi per l’azienda ospedaliera grazie al sostegno degli sponsor.


