Emilia-Romagna Gazzetta del Vino

Back to the Wine, il successo faentino della festa del vino naturale

Il 13 e 14 novembre, a Faenza (RA) si è svolto Back to the Wine, la grande kermesse dedicata ai vini naturali italiani ed europei e alle eccellenze enogastronomiche.

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Back to the wine 2016.

Si è da poco concluso a Faenza con un grande successo di pubblico e operatori l’evento Back to the Wine, la fiera o forse meglio la festa del vino naturale.

Il titolo dell’evento mi è piaciuto fin da subito perché richiama le origini, i tempi indietro, la base del vino semplice e autentico. È anche un omaggio al film “Back to the future”, ritorno al futuro, quasi a suggerire che la strada per il riscatto del buon vino, e quindi per il suo necessario futuro, è per forza un ritorno al passato.

Chi produce vino naturale e anche chi lo beve, vuole un prodotto etico; senza aggiunte chimiche se non in percentuali irrisorie e che rispetti l’ambiente, la terra e chi la lavora. Chi lo vende, molto spesso, è la stessa persona che lo produce, il vignaiolo, un artigiano che cura e crea personalmente l’uva, il vino e la promozione della sua attività. Per questi motivi, i vini naturali sono buoni e giusti: sono la sintesi di un lavoro, di un vitigno e di un territorio.

Sono persino economici se consideriamo il notevole impegno che richiedono la cura del dettaglio e lo sforzo di seguire una scelta etica (le ore di lavoro in vigna sono nettamente superiori a chi produce industrialmente).

Back to the Wine ha avuto come protagoniste 130 cantine da tutti i territori d’Italia (con sconfinamento in Slovenia, Francia e Croazia) e non si è limitato alla promozione del vino come prodotto ma anche alle contaminazioni gastronomiche e artistiche che può determinare quando esce dalla bottiglia.

Alimenti che fanno dell’artigianalità e della filiera corta due elementi imprescindibili della produzione come i salumi e i formaggi dell’Azienda Agricola di Gregorio Rotolo dell’Aquila o Cal Bianchino di Urbino, i pesci della Manifattura dei Marinati di Comacchio (FE) ma anche birre artigianali e olio.

Sul piano dell’arte e del racconto dell’universo del gusto, molto interessante il magazine La Dispensa, ma anche gli appuntamenti musicali con Maurizio Pratelli e Ducoli.

Tanti gli assaggi molto positivi sul piano del vino: le due Albana di Vigne dei Boschi, sia nella versione anfora che nella base; avvolgenti, persistenti e strutturate.

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In degustazione anche vini sloveni.

Il “vino esplicito” di un giovanissimo vignaiolo vicentino con le idee molto chiare, che sicuramente farà molta strada con la sua Vespaiola. Poi massicci assaggi di vini sloveni, come Cotar e U.O.U. che per le lunghe macerazioni rappresentano, in assoluto, un modello da imitare, sia sui bianchi che sui rossi e infine una coccola per chiudere in bellezza, e placare l’arsura: l’arshura dell’ascolano Mattoni da un Montepulciano in purezza (ha iniziato a produrlo per placare l’atavica sete che da sempre ha attanagliato generazioni di auto produttori di famiglia) e Kurni, un’eccellenza apprezzata ormai in tutto il mondo; Montepulciano di Cupra marittima (come Mattoni) dove la bassa resa per ettaro rende il vino di un colore impenetrabile, con viraggi di etere e visciole, violette e liquirizia anche dopo averlo mandato giù con parsimonia.

Back to the wine si è rivelato un evento ben organizzato che è servito per fare il punto della situazione sul gradimento dei vini naturali nel mercato contemporaneo facendo emergere varie realtà dell’Emilia Romagna ma anche italiane, riscuotendo un grande favore di pubblico e accontentando sia i neofiti, in particolare molti giovani, sia i degustatori più esigenti.

Dimenticavo di dire un dettaglio fondamentale: le sputacchiere non c’erano o meglio c’erano ma erano camuffate da bidoni in plastica col fondo di segatura. Non tutti l’hanno capito e comunque ho visto che in pochi hanno sputato…i vini erano troppo buoni!

© Articolo di Francesco Antonelli

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