Gazzetta del Vino Veneto

Gerardo Cesari Verona: potenza ed eleganza reiterate nel tempo

Nata nel 1936, la realtà di Cavaion disegna traiettorie enologiche che rendono contemporanea la propria identità vitivinicola con approcci a una semantica enologica internazionale

Nel cuore della Valpolicella, la Gerardo Cesari dal 1936 produce i vini simbolo di questo terroir. Rossi e bianchi si alternano oggi all’interno delle due cantine, a Cavaion Veronese e Fumane, cercando di dettare lessici enologici quanto più contemporanei possibili ma sempre seguendo il solco dell’autentica storicità della vitivinicoltura di queste terre. Lo fa attraverso quattro vigneti: Bosan, il Bosco, Jéma e Cento filari.

Gerardo Cesari: 3 vini della cantina veronese da provare

Una vocazione storicizzata che oggi vede la stragrande maggioranza dei prodotti della Gerardo Cesari, ben oltre l’80% della produzione, volare oltre confine. Ecco quindi che potenza, morbidezza ma anche austerità e veridicità stilistica, soprattutto nelle firme in rosso, si affiancano a freschezze minerali e bouquet floreali e fruttati, anche tropicalizzanti, registrati e registrabili nelle tinte bianche.

Per avere una prova di qual è la firma organolettica del terroir di Cesari abbiamo provato alcuni dei loro prodotti.

1. Cento Filari Lugana Doc 2019

Gerardo Cesari: Lugana Cento Filari
Gerardo Cesari: Lugana Cento Filari (Foto © Riccardo Isola).

Questo alfiere dell’enologia veneto-italiana nasce nel vigneto omonimo, compreso tra i comuni di Pozzolengo e Peschiera, in un terreno per lo più formato da strati argillosi e calcarei che consentono al Turbiana, vitigno base del Lugana, di poter giocare contemporaneamente su potenza e corpo in equilibrio con freschezza e mineralità. Il vino che abbiamo assaggiato prevede anche una percentuale del 5% di Chardonnay.

Prodotto da uve che raggiungono i 90 q/ha e che, per circa il 20%, subiscono una piccola surmaturazione in pianta a tralcio reciso. La vinificazione successiva prevede pressatura soffice e fermentazione alcolica controllata. Da qui, prima di essere imbottigliato, il mosto rimane fino a gennaio a contatto delle proprie fecce.

Una tecnica che dona al prodotto finale potenza, struttura, alcol e tanta concentrazione. Ma senza mai perdere quel pedigree organolettico fatto di freschezza, acidità, mineralità e lunghissima persistenza gusto-olfattiva che solo il Lugana Doc sa regalare al palato.

Ma non è da sottovalutare nemmeno l’imprinting al naso con una potenza floreale, vegetale (erbe aromatiche) e fruttata intriganti.

Questo Lugana è un vino vocato alla gastronomicità e si accompagna perfettamente al pesce di lago e mare, con primi piatti con ragù bianchi e carni bianche aromatizzate. Ideale come aperitivo, va servito a 10°-12°C.

La nostra similitudine artistica di “Divini Connubi d’Arte” questa volta si concretizza attraverso lo sguardo profondo e austero, ma al contempo fragile e sensuale, dell’opera d’arte “Jeanne Hébuterne con cappello” del 1918 di Amedeo Modigliani (a sinistra).

2. Ripasso Bosan Superiore Doc 2016

Qui partiamo con la spinta autenticamente tradizionalista della Valpolicella. Questo Ripasso trova i natali a marzo «con il passaggio – come spiegano dalla stessa cantina veneta – per circa 15 giorni, dell’omonimo vino sopra la vinaccia appassita del vigneto Bosan».

Ripasso Bosan di Gerardo Cesari
Gerardo Cesari: 3 vini della cantina veronese da provare (Foto © Riccardo Isola).

Tecnica antica che permette di donare forza e spessore stilistico al vino, il tutto ammorbidito da un affinamento sia in barriques che in botti di rovere francese e un lungo “soggiorno” in bottiglia.

Il Valpolicella, ricordiamo figlio di uvaggio con l’80% di Corvina Veronese e il 20% di Rondinella, in questo modo oltre alle caratteristiche di colore e consistenza acquisisce anche 1/1,5 gradi alcolici in più rispetto all’originale.

Al calice questo Ripasso Bosan 2016 si presenta di rosso porpora intenso e brillante mentre al naso predominano i frutti rossi maturi, soprattutto la ciliegia, con note speziate, soprattutto di tostatura, e mentolate. Possente il corpo ma al contempo morbido nella sua trama tannica elegante e austera. È il compagno ideale per carni grigliate o stufate, formaggi molto stagionati (Castelmagno) dopo averlo aperto almeno un paio di ore prima va servito a una temperatura di 18°.

Sorseggiare il Ripasso Bosan riporta agli occhi l’estro artistico policromo e iconografico dell’opera di Luigi OntaniGaneshaMusa“.

3. Corvina Veronese Jèma 2015 IGP

Gerardo Cesari: 3 vini della cantina veronese da provare
Corvina Veronese Jèma 2015 IGP (Foto © Riccardo Isola).

Jèma intesa come gemma. È in questo preciso significato che si inserisce il progetto dedicato alla Corvina veronese. Uva identitaria e autoctona del territorio che Cesari valorizza, in assoluto assolo organolettico, attraverso un vino che trova la sua culla in un affinamento in legni francesi di piccola capacità per 18 mesi a cui segue un assemblaggio in botte e successivo affinamento per altri 6 mesi.

Una metodologia certosina e calibrata che permette al Jéma 2015 di presentarsi con un porpora intenso e vivo in cui sono i frutti rossi, con note di tostatura a dirigere l’imprinting sensoriale che trova riprova nella morbidezza del velluto e nella lunga persistenza al palato. Un vino rotondo, estrattivo, carico che vede nelle carni alla griglia e allo spiedo i compagni ideali. Da servire a 18°C.

Corpo, struttura ma anche sinuosità, potenza e slancio rotondo sono caratteristiche che ci richiamano il marmoreo capolavoro del Maestro Michelangelo Buonarrotti dedicato alla figura di Mosè e presente nella Basilica di San Pietro in Vincoli.

Cantina Cavaion Veronese
Loc. Sorsei 3 – Cavaion Veronese (VR)
Cantina Fumane
Via Progni 81 – Fumane (VR)

Sito web – Facebook

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Riccardo Isola

Riccardo Isola

Un viaggio tra inchiostro e liquidi nel cristallo iniziato, ahimé e purtroppo, diversi anni fa. Ambasciatore dei vini dell’Emilia Romagna, giornalista enogastronomico in orbita perenne attorno ai pianeti Vino e Cibo. Usurpatore, per professione e per passione, della lingua italiana. Improprio interprete, ma con dedizione e impegno, del raccontare ciò che da sempre fa grande il nostro essere italici: il Gusto.

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