La storica DOC celebra il suo importante anniversario alla Rocca dei Papi, con vecchie annate e nuove generazioni di vignaioli. Un patrimonio che oggi chiede alla denominazione di definire con maggiore consapevolezza il proprio futuro
Se alcune denominazioni nascono per raccontare un vino, altre finiscono col tempo per diventare il modo migliore per leggere un territorio. È il caso dell’Est!Est!!Est!!! di Montefiascone, una delle DOC storiche del vino italiano, istituita il 3 marzo 1966 insieme a Vernaccia di San Gimignano, Ischia Bianco e Frascati.
A sessant’anni dalla nascita, lo scorso 8 agosto, la ricorrenza è stata celebrata alla Rocca dei Papi, con un convegno e la degustazione di annate storiche, inseriti nel programma della 66ª Fiera del Vino di Montefiascone, in calendario fino al 14 agosto.
L’iniziativa, promossa dal Comune con il coordinamento dell’enogastronomo Carlo Zucchetti, ha offerto l’occasione per guardare alla storia senza trasformarla in una celebrazione autoreferenziale. Non soltanto una ricorrenza, quindi, ma un punto di osservazione privilegiato per capire quanto sia cambiato il vino di questo territorio e, soprattutto, quale direzione possa assumere nei prossimi decenni.

La leggenda di Defuk e quel nome diventato identità
Prima ancora della DOC esiste una storia medievale, tramandata nei secoli e sospesa tra cronaca e leggenda, che lega Montefiascone al cammino verso Roma del vescovo Johannes Defuk, grande appassionato di vino.
Per individuare lungo il tragitto le migliori mescite, avrebbe incaricato il suo coppiere Martino di segnalare le locande con buon vino scrivendo “Est”, poi “Est! Est!!”, fino a “Est! Est!! Est!!!” lì a Montefiascone, dove il vino si sarebbe rivelato eccezionale.
La storia racconta poi che Defuk si sarebbe fermato lì e sarebbe morto nel 1113, lasciando denaro alla città, con la richiesta di versare ogni anno vino sulla sua tomba nella chiesa di San Flaviano, dove ancora oggi si trova la sua lapide.
È una leggenda, ma è anche un elemento identitario che ha contribuito a rendere il nome Est!Est!!Est!!! immediatamente riconoscibile. Il valore della denominazione, tuttavia, non può essere affidato soltanto alla forza di una storia: oggi deve essere il vino a confermare, nel bicchiere, la reputazione costruita nei secoli.

Il vulcano, il lago e l’altitudine
Per comprendere l’Est!Est!!Est!!! bisogna partire dal paesaggio. I vigneti si sviluppano nell’area del lago di Bolsena, in un contesto di origine vulcanica, caratterizzato da terreni sciolti e sabbiosi, con una significativa componente tufacea e una presenza elevata di potassio.
Il lago occupa il cratere di un antico vulcano e contribuisce, insieme all’altitudine, a definire un ambiente viticolo particolare. Alcuni vigneti arrivano infatti a 400-500 metri sul livello del mare, con escursioni termiche che possono favorire una buona tenuta aromatica e una componente di freschezza nel vino.
È proprio questo intreccio tra natura vulcanica dei suoli, altitudine e influenza del bacino lacustre a rappresentare uno degli elementi sui quali la denominazione può costruire la propria identità contemporanea. Non soltanto un vino legato a una leggenda, dunque, ma un bianco che possiede coordinate territoriali precise.

I tre vitigni dell’Est!Est!!Est!!!
Il disciplinare e la consuetudine produttiva del territorio hanno costruito il vino intorno a tre protagonisti: Procanico, Roscetto e Malvasia.
Il Procanico, riconducibile al Trebbiano toscano, rappresenta storicamente la componente principale del blend, con una presenza compresa tradizionalmente tra il 50 e il 65%. Il Roscetto, localmente chiamato proprio così, è legato a un antico Trebbiano giallo presente nel territorio già in epoca medievale: la buccia giallo dorata, con sfumature rossastre, caratterizza l’identità dell’Est!Est!!Est!!! arrivando fino al 40% del blend.
Un vitigno sempre più considerato anche per la vinificazione in purezza, dall’impronta fresca, che svolge un ruolo importante nell’equilibrio del vino, soprattutto quando si confronta con la maggiore generosità delle altre componenti.
Completa l’uvaggio la Malvasia bianca lunga oppure, con un impiego crescente, la Malvasia del Lazio puntinata, presente in una percentuale compresa tra il 10 e il 20%.
Nuovi vignaioli e una DOC che cerca più valore
Il dato forse più interessante emerso dall’anniversario è la vitalità attuale della denominazione. Il territorio conta circa quindici cantine e accanto alle realtà storiche si stanno affacciando nuovi produttori e una generazione più giovane di vignaioli. È una trasformazione significativa perché introduce pluralità di approcci, sensibilità diverse e una maggiore attenzione alla qualità.
La degustazione di annate storiche inserita nelle celebrazioni ha assunto, in questo senso, un significato che va oltre la semplice memoria enologica: dimostrare che un vino bianco non deve necessariamente essere giudicato soltanto sulla sua immediatezza.
La capacità di confrontarsi con il tempo costituisce un parametro importante per una denominazione che voglia accrescere la propria autorevolezza. Il futuro, però, richiede scelte precise.
Una prima riguarda il prezzo. Un territorio con una storia così riconoscibile, una matrice vulcanica ben definita e un patrimonio ampelografico specifico non può continuare a competere esclusivamente sul terreno del vino conveniente. Vendere a prezzi troppo bassi significa indebolire nel tempo la percezione del prodotto e, di conseguenza, ridurre la possibilità per le aziende di investire in vigneto, cantina, accoglienza e comunicazione.

Cambiamento climatico, la sfida è preservare freschezza ed equilibrio
Un secondo tema riguarda il grado alcolico. Il cambiamento climatico sta modificando le condizioni della viticoltura e impone una riflessione anche sulla maturazione delle uve. Per l’Est!Est!!Est!!!, la ricerca di vini più equilibrati e meno gravati da un tenore alcolico eccessivo può diventare non soltanto una risposta al clima, ma anche una scelta stilistica.
La freschezza, la tensione gustativa e la capacità di mantenere equilibrio possono essere elementi distintivi di una denominazione che vuole parlare al consumatore contemporaneo.
Non si tratta di inseguire mode enologiche, ma di leggere con lucidità ciò che il territorio sta chiedendo e tradurlo in vini più nitidi, agili e territorialmente riconoscibili. In questa prospettiva, il Roscetto può rappresentare una risorsa da approfondire, così come lo studio delle diverse esposizioni, altitudini e matrici dei suoli. Una maggiore capacità di raccontare queste

Il vino come leva turistica
C’è poi una partita che Montefiascone può giocare fuori dalla cantina. Negli ultimi anni il vino si è dimostrato un importante motore per il turismo enogastronomico e questo territorio dispone di una combinazione difficilmente replicabile: la storia medievale, la Rocca dei Papi, il lago di Bolsena, il paesaggio vulcanico, i vigneti, la gastronomia e una denominazione dal nome immediatamente riconoscibile.
L’Est!Est!!Est!!! può diventare il filo conduttore di un sistema di accoglienza più strutturato, nel quale cantine, ristorazione, ospitalità e istituzioni lavorino insieme. Il turismo del vino non si costruisce soltanto aprendo le porte delle aziende, ma creando percorsi capaci di mettere in relazione vino, paesaggio, cultura e gastronomia.
Per farlo serve una rete. La collaborazione tra produttori, una comunanza di competenze e strategie condivise possono diventare una forma concreta di tutela della denominazione. La concorrenza tra aziende non dovrebbe impedire una promozione territoriale comune: al contrario, più forte è l’identità collettiva, maggiore è la possibilità che ogni singola cantina possa distinguersi.
Una denominazione da riscoprire
Sessant’anni di DOC sono dunque un patrimonio, ma non una garanzia per il futuro. L’Est!Est!!Est!!! possiede già ciò che molte denominazioni devono costruire: un nome memorabile, una storia, un paesaggio riconoscibile, vitigni legati al territorio e una nuova generazione di produttori.
Ora serve trasformare questo patrimonio in autorevolezza contemporanea. Per farlo occorre investire sulla qualità, sostenere un prezzo coerente con il valore del vino, lavorare sulla sostenibilità economica e viticola, interpretare il cambiamento climatico senza perdere freschezza e identità, e soprattutto comunicare con maggiore precisione ciò che rende questi vini diversi.
Il sessantesimo anniversario non chiude un capitolo. Lo riapre. E forse la sfida più interessante per Montefiascone sarà proprio questa: fare in modo che, dopo sei decenni di denominazione, quando si pronuncia Est!Est!!Est!!! non si pensi soltanto a una leggenda medievale, ma a un vino capace di raccontare con chiarezza il proprio territorio e di confrontarsi con il futuro.

