Dalle necropoli etrusche ai filari che scendono verso il Tirreno: il territorio della Maremma laziale trova nel vino una nuova chiave di racconto, portata avanti da una generazione di aziende legate alla propria identità
Tarquinia porta nel nome il peso di una storia millenaria: fu una delle più potenti città-stato dell’Etruria, crocevia di scambi commerciali e culturali che hanno lasciato tracce ancora visibili nelle necropoli e nel museo che custodisce una delle collezioni etrusche più importanti al mondo.
Questo passato non è un dato archeologico isolato, ma un tratto identitario che continua a definire il rapporto tra la comunità locale e la terra che lavora. Per secoli, infatti, l’agricoltura ha rappresentato la vera economia del territorio, tra campi di grano, colture ortofrutticole e allevamento, in un paesaggio che dalle dolci colline della Tuscia scende fino al mar Tirreno.
Tarquinia, un distretto vitivinicolo in crescita
In un contesto agricolo così consolidato si è fatta strada, negli ultimi decenni, una nuova vocazione: quella vitivinicola. Aziende nate a volte come attività complementari, che si sono trasformate in progetti enologici strutturati, capaci di intercettare terreni argillosi e calcarei, climi mediterranei mitigati dalla vicinanza al mare e un patrimonio varietale che spazia dai vitigni autoctoni a quelli internazionali.
Il risultato è un distretto ancora giovane ma in rapida crescita, dove la memoria etrusca – richiamata spesso nei nomi dei vini, nelle etichette, persino nell’architettura delle cantine – si unisce ad un approccio produttivo sempre più attento alla qualità e alla sostenibilità, restituendo a Tarquinia un ruolo che negli anni potrebbe consolidarsi ben oltre i confini regionali.
«Raccontare l’identità culturale di un territorio attraverso le testimonianze archeologiche e la bellezza della nostra città può essere arricchito dal racconto che passa per il vino e per i prodotti della nostra terra – afferma Francesco Sposetti, sindaco di Tarquinia – Abbiamo la fortuna di vivere in un territorio che unisce mare, pianura e collina, una varietà che ci permette di offrire al turista un’esperienza autentica legata ai prodotti del territorio: il vino, ma anche i nostri ortaggi e produzioni di pregio come il grano duro, da cui nasce la pasta. Un turismo capace insomma di apprezzare queste punte di diritto, espressione diretta del valore della nostra terra».

DiVino Etrusco, vent’anni di racconto del vino laziale
A dare visibilità e continuità a questo percorso contribuisce da vent’anni DiVino Etrusco, manifestazione che ha saputo costruire nel tempo una piattaforma di riferimento per la viticoltura del Lazio, riunendo le cantine del territorio e offrendo loro un palcoscenico comune per farsi conoscere.
Un traguardo non scontato, che testimonia la capacità dell’evento di accompagnare la crescita qualitativa delle aziende, restituendo al pubblico un quadro sempre più completo di una regione vitivinicola in piena evoluzione.
Le voci del territorio: un itinerario tra le cantine di Tarquinia
Cantine giovani, dal carattere volitivo, che pur guardando avanti restano ancorate alla terra e alla storia locale, al punto da far sperare in un futuro consorzio capace di dare rappresentanza unitaria al comparto. Ne nasce un itinerario del gusto in cui il vino diventa protagonista, capace di raccontare il passato culturale che Tarquinia condivide con le altre città della dodecapoli etrusca.
Cantine Prima Luce
Nel cuore delle colline della Farnesiana, l’Agriturismo Casale Poggio Nebbia ha trasformato in progetto enologico un vigneto nato quasi per caso, pensato in origine solo per sostenere l’attività agrituristica.

È l’incontro tra la titolare Anna Cedrini e l’enologo Daniele Di Mambro a segnare la svolta: le vigne vengono recuperate e, tre vendemmie fa, parte la produzione.
Oggi l’azienda, guidata insieme al socio Marco Lupi e affiancata in sala dal sommelier Alessandro Pesarini, conta due ettari e mezzo su terreni argillosi e sette referenze. Tra queste, il Vermentino Frio 2024, dal naso iodato e sorso lungo e sapido, con ritorni agrumati; il Viognier Brina 2024, con note di camomilla, miele e agrumi, chiuso da richiami tropicali e il Bruma 2024, Sangiovese in purezza (localmente detto “violone”) dagli aromi di ciliegia, frutti rossi e sorso avvolgente. Info: cantineprimaluce.com
Azienda Agricola Anna Elisei
Nasce nel 2006 a Tarquinia per iniziativa di Anna Elisei: undici ettari nella località Pantano di Sopra, area un tempo palustre a ridosso del mare, come suggerisce il nome.
Per anni, l’azienda si dedica solo a colture cerealicole e ortofrutticole: la svolta arriva nel 2019 con l’impianto di un vigneto a Vermentino e Viognier, da cui nasce la produzione vitivinicola che arriva oggi a circa 1400 bottiglie.
Prima vendemmia nel 2022, prima annata firmata Terre Palus nel 2023: due etichette, un Viognier in purezza e un blend al 60% Vermentino e 40% Viognier, espressione di un progetto ancora giovane ma già capace di raccontare con precisione il carattere di questo lembo di costa laziale.
Tenuta Sant’Isidoro
Con la famiglia Palombi si entra nella storia di una delle realtà agricole più antiche e strutturate del territorio: circa 800 ettari coltivati sin dagli anni ’30, per volontà del fondatore Giovanni Palombi, tra viticoltura, colture estensive di grano e mais, ortofrutta e allevamento biologico di vacche maremmane e cavalli.

Sarà però il figlio Emidio a puntare sulla valorizzazione vitivinicola: la cantina, nata nel dopoguerra sulle colline di Tarquinia, passa così dall’uva da tavola destinata ai mercati del nord Europa al vino sfuso, fino alla svolta qualitativa degli anni ’90, grazie all’amicizia con Riccardo Cotarella.
Il primo anno di produzione nel 2001, nel frattempo, il testimone è passato oggi ai figli Giovanni e Antonio, affiancati dalla moglie di quest’ultimo Simona Bonanni e dalla quarta generazione già presente in azienda. In gamma, tra gli altri, il metodo charmat Sant’Isidoro da Pinot Bianco e Chardonnay e il Pinot Bianco in purezza Soraluisa. Ma è l’IGP Lazio Soremidio, Montepulciano in purezza, a rappresentare il vertice qualitativo: rese basse, un anno di barrique e un ulteriore anno di affinamento danno un vino elegante e concentrato senza mai risultare invadente. Nell’annata 2021, naso di confettura di frutti rossi e macchia mediterranea, bocca strutturata con ritorni di liquirizia e tabacco e un finale lungo e sapido. Info: santisidoro.net
Podere Giulio
Un’azienda che del territorio ha fatto la sua forza, identità e missione. L’Agriturismo Podere Giulio della famiglia Serafini affianca all’accoglienza curata e all’ottima cucina tipica, la coltivazione di ortaggi e prodotti locali del territorio ma anche la struttura Podere del Gesso.
La produzione vinicola autonoma è curata direttamente in vigna da Pierluigi Serafini, tra l’altro, presidente della Centrale Ortofrutticola di Tarquinia. Accanto a un olio di qualità, la cantina coadiuvata dall’aiuto dell’enologo Daniele Di Mambro propone l’IGT Lazio Nannone da uve Cabernet Sauvignon e il Vermentino in purezza Mantina, quest’ultimo apprezzato per sapidità, freschezza e profumo intenso, capace di accompagnare sia il pesce sia i primi della tradizione locale. Info: www.poderegiulio.it
Aziende Agricole Giorgini
Una storia di famiglia, fatta di passione per la terra. Nella campagna di Tarquinia, tra campi di grano e frutteti, nasce l’azienda della famiglia Giorgini: una mamma vedova a cui viene affidato negli anni ’50 un podere dall’Ente Maremma, in località Santa Maria, nella valle del Mignone. Un unico appezzamento che, negli anni, diventano tre aziende autonome guidate dai figli Giovanni, Giuseppe e Alberto, insieme ai rispettivi nuclei familiari. La nuova generazione dei cugini Nazareno, Andrea e Patrizia sono ora impegnati a portare avanti e a far crescere quanto costruito dai loro genitori.

Da un lato il vino di Terre Giorgini Santa Maria, l’azienda di Andrea Giorgini con due vini di punta, entrambi in tiratura limitata a 1000 bottiglie: il Ranchese, Vermentino in purezza, sapido e di fresca beva, e il Syrah Nasso, un passaggio in barrique, naso di frutta rossa e fiori, dal sorso altrettanto sapido. Dal 1965, invece, l’Azienda Agricola Giorgini è ora in mano a Nazareno, figlio di Giovanni: un’azienda specializzata nella produzione di mandorle, olio, frutta e ortaggi. Da qualche anno, l’idea di trasformazione in confetture, succhi, biscotti e sottoli si è rivelata vincente. Lavorazioni biologiche direttamente in azienda, che danno vita a superbi prodotti di qualità. Info: agricolagiorgini.it
Vinaio 98.3
Un giardino incantato, oasi di quiete e serenità. Questa è la cornice dell’azienda Vinaio 98.3 dove le viti crescono a ridosso di un vivaio con oltre 1200 specie di piante mediterranee e di un giardino dimostrativo dedicato alla biodiversità. Dal 2023 la vigna, circa 2,5 ettari, è gestita da Francesca Borzacchi e dal marito Giorgio Alfidi secondo i principi del biologico rigenerativo: nessuna chimica, solo rame e zolfo in vigna, fermentazioni spontanee e zero solforosa aggiunta in cantina.

Dalla stessa filosofia nasce anche una linea cosmetica firmata da Francesca, laureata in farmacia, a base degli oli essenziali del vivaio di famiglia. In gamma tre etichette: Antillo 2025, da Trebbiano, Greco e Malvasia, fresco e sapido, con un lungo finale agrumato; Cisto 2025, rosato da Sangiovese vendemmiato in doppia raccolta, precoce e tardiva, profumato e agrumato; infine, Dodoneo 2024, da Montepulciano, Sangiovese e Merlot su un vigneto di circa 20 anni, ricco e strutturato, dal sorso sapido e persistente. Un’azienda da visitare se ci si trova in zona, per un’immersione totale nella biodiversità delle campagne di Tarquinia. Info: www.vinaio983.it
Azienda Vitivinicola Etruscaia
A Pian di Spille, alle porte di Tarquinia, Etruscaia nasce nel 2008 quasi per caso: Stefano Cardoni, ex broker a Londra, cercava con la famiglia una casa vista mare, ritrovandosi invece proprietario di una vigna dal potenziale sorprendente. Da lì la decisione di approfondire, fino all’incontro con l’enologo Simon Giorgio Carrino che segna la svolta definitiva verso i principi dell’agricoltura conservativa e rigenerativa, un progetto che oggi Stefano Cardoni porta avanti con la compagna Monia.
Certificata biologica dal 2018, l’azienda esprime una fortissima identità territoriale, tra etichette che riprendono graffiti e simboli etruschi e vini frutto di microvinificazioni selettive. Anche la bellissima cantina è un omaggio alla civiltà etrusca: un dromos in sassi locali conduce alla struttura sotterranea, con mura in tufo e un banco d’erba che ne sovrasta il volume.

Tra le bottiglie spiccano due frizzanti ancestrali: MLV 54 2022, Malvasia del Lazio senza bisolfito prodotta in appena 1400 esemplari lavorati a mano, e il rosato SNG4 da Sangiovese. Tra i bianchi, Bibi 2025 nasce da Malvasia del Lazio, regalando profumi di frutta tropicale e miele, e l’elegante Viò 2025, Viognier coltivato a soli 450 metri dal mare, con naso di pesca e mela e chiusura agrumata. Completano la gamma due rossi: Otto 2024, da Merlot e Sangiovese, e Leandro 2024, Syrah in barrique dai toni balsamici e minerali. Info: www.etruscaia.it
Azienda Agricola Tosoni
Nata da una passione di famiglia per la terra e per le proprie radici, l’azienda fa capo a Massimo Tosoni ed è oggi gestita dalle figlie Benedetta e Martina. L’attività spazia dai cereali agli ortaggi, fino all’allevamento di bestiame e cavalli, con vigne che risalgono agli anni ’50: viti di oltre 40 anni tra Malvasia, Trebbiano Toscano e Sangiovese, coltivate su cinquanta ettari in località Pantano.
Dagli esordi con il vino sfuso si arriva, con l’ingresso delle sorelle Tosoni, all’imbottigliamento in proprio, in un percorso di miglioramento costante delle tecniche di coltivazione e vinificazione. In gamma un bianco da Trebbiano e Malvasia, un Vermentino in purezza, il vino più giovane dell’azienda, e un blend di Sangiovese e Montepulciano prodotto in sole 500 bottiglie.
Azienda Vitivinicola Muscari Tomajoli
Grazie alla cantina di Marco Muscari Tomajoli, l’area di Tarquinia cominciò ad essere notata come luogo di produzione di vini di qualità. L’azienda nasce nel 2007, da un’idea di papà Sergio, ammiraglio della Marina Militare con una grande passione per il vino, sugli ettari di proprietà da oltre cento anni, adibiti prima come ortofrutta.
Dopo aver effettuato le analisi del suolo e del clima, con l’aiuto dell’enologo Gabriele Gadenz decise di impiantare, su terreni vergini, alcune varietà selezionate: Montepulciano, Petit Verdot, Vermentino. I terreni di compattazione calcarea godono di un’ottima posizione poiché situati in collina a 200 metri a 8 km dal mare, e bosco alle spalle. Nei vigneti si lavora manualmente, senza l’utilizzo di erbicidi, concime e irrigazione. Solo prodotti ammessi nell’agricoltura biologica e rese per ettaro estremamente basse. Dopo la morte di papà Sergio, Marco dal 2016 continua il lavoro di famiglia con le stesse modalità. 7.000 bottiglie all’anno, divise in quattro linee, per cui ogni progetto ha un’idea a sé stante su ogni vino con bellissime etichette disegnate dall’artista Guido Sileoni e tutte dedicate alla storia etrusca di questi luoghi. Sono circa 2.000 le bottiglie di tiratura su ogni linea, tranne la riserva Aita che oscilla dalle 500 a 800 bottiglie all’anno.

Vini che parlano con eleganza di territorio, come il Vermentino Nethun 2025, da clone corso, solo acciaio e naso di erbe aromatiche e frutta, al sorso una tensione acida e sapida. Gli fa eco, il tenue rosato Velca da uve Montepulciano, naso fresco di ciliegia e frutti di bosco, sapido e fruttato il finale. Un Petit Verdot vista e gusto mare è il Pantaleone, convincente sia nell’annata 2025 che nella 2021: naso fruttato, di erbe aromatiche e spezie, un lungo sorso fresco e sapido. Straordinaria infine, la riserva Aita dedicata al dio etrusco dell’oltretomba. Dalle migliori selezioni di Montepulciano in purezza e fermentazioni spontanee; annata 2022 di grande fascino, sosta di 18 mesi in barrique e 21 in bottiglia. Naso di spezie, frutti rossi e cedro, sorso lungo e avvolgente. Semplicemente un vino di grande classe. Info: www.muscaritomajoli.it

