A Palazzo Castrone Santa Ninfa, la collezione informatica di Giuseppe Forello incontra il fine dining dello chef Carmelo Trentacosti, dando vita a un progetto che unisce cultura, innovazione e gastronomia
Un progetto unico nel suo genere che fonde museo, ristorante e spazio culturale. L’idea è dell’imprenditore e architetto Giuseppe Forello, collezionista e appassionato di informatica, che ha trasformato la sua straordinaria raccolta di dispositivi Apple in un’esperienza immersiva senza precedenti.
«MEC significa Incontriamoci, Mangiamo e Connettiamoci. Nasce dal desiderio di dare vita alla mia collezione e creare un museo che non fosse statico, ma vivo, contaminato e in continua evoluzione – racconta Forello – quando mi è venuta in mente quest’idea amici e collaboratori mi dicevano che un museo da solo non sarebbe bastato. Serviva qualcosa che lo rendesse esperienziale per davvero e da qui è nata la cucina come anima del progetto».

Il museo: la più grande collezione Apple in Italia
Il MEC è un vero e proprio viaggio nella rivoluzione informatica e nella storia di Apple: il percorso si sviluppa in sette sale tematiche – Innovazione, Pirati, Seme e Frutto, Apple Store, Prototipi, Pixar, Tempio e Competizione – che raccontano l’evoluzione del pensiero di Steve Jobs e Steve Wozniak e la trasformazione del computer personale dal 1976 a oggi.
Tra i pezzi più rari spicca l’Apple-1, definito dallo stesso Forello il “Sacro Graal” della collezione, uno dei pochissimi esemplari ancora esistenti al mondo. La collezione comprende circa 200 pezzi esposti e una raccolta privata che supera i 4000 oggetti, tra computer storici come Lisa e NeXT Cube, prototipi mai commercializzati, fotografie inedite di Steve Jobs e materiali originali che documentano la nascita dell’era digitale.

Il museo si sviluppa all’interno delle sale storiche di Palazzo Castrone Santa Ninfa, elegante dimora nobiliare cinquecentesca, dove il contrasto tra architettura rinascimentale e tecnologia crea un’atmosfera unica.
Il racconto è costruito come un’esperienza immersiva: si passa dal primo personal computer, ancora destinato agli ingegneri e da assemblare manualmente, fino alla rivoluzione del Macintosh, che introduce l’interfaccia grafica e cambia per sempre il modo di interagire con la tecnologia. Ogni sala è pensata come una narrazione che intreccia innovazione, cultura pop e visione industriale e Forello immagina il MEC come un modello replicabile e in evoluzione.
«È la prima volta che si può mangiare dentro un museo, tra opere e pezzi unici della storia dell’informatica – sottolinea l’imprenditore – non è un ristorante dentro un museo, è un museo che diventa esperienza gastronomica».

Cucina, contaminazione e visione internazionale
Insieme al museo, il MEC ospita il ristorante fine dining guidato dallo chef Carmelo Trentacosti, qui prende forma la vera rivoluzione del progetto: la contaminazione tra museo e ristorazione.
Le sale espositive, la sera, si trasformano in ambienti gastronomici dove gli ospiti cenano circondati da teche con pezzi unici della storia Apple. Al MEC Restaurant di Palermo la cucina non si limita a essere servita: si racconta, si scompone e si ricompone come un’esperienza sensoriale che gioca tra memoria siciliana e tecnica contemporanea.

Alcuni piatti, in particolare, restano impressi più di altri perché sembrano costruiti per lasciare una traccia emotiva prima ancora che gustativa.

Tra i piatti che ci sono piaciuti “Cuore di Papà” sorprende con pomodoro cuore di bue fermentato, acqua e aria di vegetazione e caviale Calvisius, creando un equilibrio tra terra e mare.

“Toccami” (touch) – chiaro il collegamento con l’ambiente circostante – valorizza la seppia con il suo nero, perle e flan di zucchine, avvolti da beurre blanc e poi “La Rossa nello Strascico”, un piatto che racconta il Mediterraneo più autentico con la dolcezza della triglia che viene esaltata da un ristretto ricco e concentrato, mentre i fagioli Badda di Polizzi aggiungono una nota morbida profondamente legata alla tradizione siciliana. A dare slancio al boccone interviene il pompelmo salato, con la sua freschezza agrumata e una sottile sapidità che richiama il mare e il pescato appena tirato a bordo.

Tra i dolci, “Un Siciliano a Parigi”, un dessert che unisce l’anima della pasticceria siciliana all’eleganza francese come in un viaggio fresco, delicato e sofisticato, con il sole degli agrumi siciliani che incontra il fascino della Ville Lumière.

MEC Restaurant
Via Vittorio Emanuele, 452 – Palermo
www.mecrestaurant.it


