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Condividere il cibo sui social: passione o compulsione?

In una società in cui tutto passa attraverso la rete, anche il boom della cucina non si è sottratto a questa forma di comunicazione caratterizzata da un’utenza ampia e geograficamente senza confini. Ma la frenesia del foodporn è solo divertimento o diventa ossessione?

Condividere foto del cibo sui social: passione o compulsione?
Condividere foto del cibo sui social: passione o compulsione?

Quante volte ci capita di prendere in mano il cellulare per fotografare un piatto che ci viene servito al ristorante? La voglia di fissare quell’istante e di farlo vedere in rete è sempre più un atto automatico, quasi inconscio, un po’ come il fumatore con la sigaretta.

Oggi food blogger e gente comune sono abituati a scattare fotografie di cibo in qualsiasi luogo venga servito e gustato, fissando quella prelibatezza per poi condividerla attraverso i social network.

I piatti sono diventati le nuove opere d’arte da presentare al meglio in un vernissage continuo di colori, sapori e delizie per il palato. L’impiattamento, poi, costituisce una declinazione essenziale per promuovere la pietanza che viene adagiata nel piatto come se fosse un gioiello prezioso e, anche in questa operazione, la fantasia si esprime in tutta la sua potenza.

Fino a un decennio fa, le ricette erano protagoniste solo all’interno di riviste dedicate alla cucina invece adesso tutto passa attraverso Facebook, Istagram o Pinterest, solo per citarne alcuni. Il food sharing riguarda tanto i piatti cucinati da grandi chef quanto quelli “casalinghi”: anche un panino farcito in maniera particolare oppure un semplice cono gelato diventano oggetto di attenzione e incorporati nello smartphone.

Le ragioni dell’esplosione del foodporn

La rapidità con cui va diffusa l’immagine è fondamentale e cattura lo sguardo prima ancora del gusto. Non è importante la convivialità o la perfezione; poco si comunica della ricetta in sé, della difficoltà e del tempo che occorre per la preparazione.

Condividere foto del cibo sui social
Condividere foto del cibo sui social, ne parliamo con la psicoterapeuta.

L’obiettivo? Collezionare like e commenti. È un gioco sottile dettato dal bisogno di cogliere l’attenzione e stuzzicare la curiosità dell’altro per crescere in visibilità e popolarità. Tuttavia, tale comportamento assume molto frequentemente i caratteri dell’ossessione e della maniacalità arrivando ad avere il sopravvento su altre cose significative come il contatto personale oppure il dialogo con gli affetti più vicini, un fenomeno che si riassume con il termine FoodPorn ideato nel 1984 da Rosalind Coward.

Non si sente più il bisogno di condividere l’emozione del cibo con i commensali ma solo di espandere l’interesse in rete e catalizzare l’attenzione su se stessi. Il cibo diventa espressione di identità individuale e dell’immagine che vogliamo trasferire agli altri; ciò che mangiamo è indicatore della nostra condizione personale e sociale.

Sull’onda del bisogno di apparire e del paradosso della condivisione, che serve solo per stuzzicare l’attenzione dell’altro e diventare “virali”, ha generato tante App che aiutano nella scelta di un ristorante oppure, come “I Food Share”, consentono di condividere solo immagini di piatti o di tavole imbandite.

Un ristorante londinese, il Dirty Bones, ha creato il kit “Food Instagram Pack“, costituito da una luce a LED, un caricatore portatile multi-funzione, delle lenti grandangolo a clip e un bastone da selfie a treppiedi per scattare foto perfette da condividere sui social. Lo stesso menù del ristorante viene continuamente aggiornato in base ai trend topic della piattaforma. Questo dà bene l’idea di come il mondo della rete influenzi il costume alimentare e i gusti del cibo.

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Barbara Fabbroni

Barbara Fabbroni

Psicologa, psicoterapeuta, love coach e giornalista, ho partecipato a programmi Rai e La7 e, dal 2016, ho una rubrica settimanale sul Novella2000. Alla mia professione unisco quella di divulgatrice e scrittrice. Ho pubblicato 4 romanzi, numerosi articoli e saggi scientifici. Tra questi ultimi, “Solitudine, il bambino smarrito” ha vinto il Premio Cesare Pavese per la saggistica.

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Scritto il: lunedì, 8 20 Aprile19

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