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Quando i conti non tornano: una Babele di dati sull’export del vino italiano

Ispropress/Nomisma Wine Monitor: se per l’Istat, nell’ultimo trimestre di quest’anno, l’export del vino italiano verso la Cina si attesta a +5%, per le dogane invece si rileva una perdita del -20%.

Ispropress e Nomisma: Babele di dati sull’export di vino italiano
Ispropress e Nomisma: Fonti ufficiali che si contraddicono.

Fonti ufficiali che si contraddicono creando lacune informative e commerciali, disorientando imprenditori e amministrazioni pubbliche.

Questo è quanto rileva Ispropress su analisi Nomisma Wine Monitor su 4 notizie in contraddizione l’una con l’altra: “Bene il vino italiano in Cina nel primo trimestre di quest’anno, con una crescita nelle esportazioni di oltre il 5%” (fonte dati, Istat). Mentre “Prosegue lo stallo delle importazioni di vino in Cina, con l’Italia che registra nel primo trimestre una perdita di quasi il 20% sullo stesso periodo 2018” (fonte dati, dogane).

O ancora: “Giappone in leggera ripresa per il vino italiano, che nel trimestre registra un aumento del 3,4%” (fonte dati, dogane) quando invece “Vola, dopo l’accordo commerciale Ue-Giappone il vino tricolore nel Sol Levante: +20% la crescita (record) nel primo trimestre di quest’anno” (fonte dati, Istat).

Ispropress/Nomisma: Babele di dati sull’export del vino italiano

Delle 4 notizie – rileva Ispropress su analisi Nomisma Wine Monitor – nessuna è fake, sono tutte giornalisticamente corrette: la moneta è quella corrente (euro), le fonti sono quelle ufficiali (Istat – quindi Eurostat – e Dogane). Ma nei fatti, queste rilevazioni che tracciano un profilo bianco e allo stesso tempo nero del mercato, rischiano di creare 2 mondi (commerciali) possibili nello stesso momento. Con il risultato di condizionare analisi e comportamenti di stakeholder, imprenditori, investitori, amministratori pubblici. Una lacuna quindi non solo informativa ma commerciale.

Come stanno veramente le cose?

Senza entrare in tecnicismi sofisticati (differenza CIF/FOB, diversi metodi di rilevazioni del commercio intra ed extra EU, tempi diversi di invio e ricezioni merci, ecc.), la differenza sostanziale è che Eurostat (quindi Istat) tiene conto dell’export verso la prima destinazione estera, senza perciò considerare le triangolazioni delle merci in transito. Cosa che fanno le dogane, che determinano le merci sulla base dell’origine. Le differenze non riguardano ovviamente solo la Cina e il Giappone: secondo i dati incrociati da Nomisma Wine Monitor per Ispropress, anche il trend nel trimestre nel primo mercato al mondo è piuttosto travagliato.

Negli Stati Uniti infatti il risultato delle dogane è di 4 volte superiore a quello di Istat (+6,6% vs 1,8%), mentre luci rosse e verdi si accendono a intermittenza in Canada (-5,3% per Istat e +1,5 per le dogane). Infine, la Russia, fuori dalla top10 dei Paesi buyer per Istat – con un valore delle importazioni a 20 milioni di euro -, che risale al 6° posto per le dogane e un valore vicino ai 49 milioni di euro, il 140% in più.

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