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Amerino, l’acqua dell’Umbria che guarì San Francesco

Dalla sorgente intitolata al patrono d’Italia, sgorga un’acqua considerata curativa da secoli e apprezzata da personaggi illustri

Sorgente da cui sgorga l'Acqua Amerino in Umbria
Acqua Amerino sgorga dalla sorgente omonima nel comune di Acquasparta.

Tutti sappiamo quanto l’acqua sia fondamentale per la vita ma non va considerata solo una bevanda da accompagnare al cibo. Le acque non sono tutte uguali e ciascuna presenta un profilo organolettico specifico, determinato da sali minerali e altre sostanze trasferite dal terreno, che la rende più o meno adatta a determinati alimenti e preparazione.

Esattamente come accade con il vino, va ricercato un equilibro tale che acqua e cibo si esaltino reciprocamente, senza che l’una sovrasti l’altro. Non è un caso che sempre più ristoranti di un certo livello presentino la “carta delle acque” insieme alla figura dell’idrosommelier, un professionista che accompagna e consiglia il cliente nella scelta dell’etichetta da abbinare al menù.

Acqua Amerino, dall’Umbria un elisir per il benessere

L’Umbria è una delle regioni con il maggiore numero di fonti sorgive da cui si ottengono acque minerali diventate familiari come Sangemini, Fabia, Tullia, Rocchetta o Amerino, solo per citarne alcune. Tra queste, forse una delle meno note ma non inferiore per qualità e pregio, è l’Acqua Amerino che vanta una storia millenaria e la cui fonte si trova nel comune di Acquasparta (TR), immersa in un parco rigoglioso.

Deve il suo nome alla città di Amelia, antica urbe romana che dominava l’area della sorgente “San Francesco” a sua volta chiamata così, fin dal medioevo, in onore del Santo che amava ristorarsi in quelle “chiare, fresche, limpide acque”.

Quest’acqua oligominerale a basso contenuto di sodio e nitrati, già nel 1729 veniva definita “Acqua aurea” dal medico tuderte Joseph Antonius Cornelius. Per secoli, importanti studiosi della medicina e della chimica ne hanno apprezzato il potere diuretico e l’azione inibente sulla sintesi dell’acido urico di cui ostacola la deposizione nei tessuti, svolgendo un’azione decongestionante sulle vie urinarie.

La sorgente Amerino, l’acqua di San Francesco.

La notizia che frate Francesco avesse frequentato la sorgente Amerino venne riportata diffusamente durante il Medioevo al punto che, a partire dal XIII secolo, prese il nome di Acqua di San Francesco. Lo stretto legame instaurato dal Santo con questa fonte si evince tanto dai suoi scritti personali che dal fatto che, nel 1213, vi fu condotto gravemente malato, confidando negli effetti curativi di un’acqua considerata prodigiosa e utilizzata per alleviare gli effetti della gotta, della renella e di altre problematiche. Si narra che, in effetti, San Francesco dopo averla bevuta incontrò dei miglioramenti al punto che decise di fondare sul luogo un dormitorio con annesso lazzaretto.

La nascita dello stabilimento e del turismo termale

Agli inizi del Novecento, l’amministrazione di Acquasparta autorizzò il via libera allo sfruttamento della fonte Amerino suscitando l’interesse di una serie di imprenditori attratti dalla redditività della vicina San Gemini. Nel 1908 fu Alibrando Santini, noto avvocato e possidente di Acquasparta, ad aggiudicarsi la concessione per lo sfruttamento della sorgente per 50 anni dietro il pagamento di un canone a partire dall’undicesimo anno.

L’accordo stabilì anche che l’imprenditore si sarebbe accollato la costruzione delle terme e dello stabilimento i quali, al termine del contratto, sarebbero divenuti di proprietà del comune. Inoltre agli acquaspartani venne garantito il prelievo giornaliero di due litri e mezzo per abitante.

Santini si avvalse della consulenza professionale del Professor Rosario Spallino, importante chimico dell’università “La Sapienza” di Roma, e inizialmente il commercio fu legato soprattutto al terreno terapeutico di medici e centri di cura. Dal punto di vista dell’imbottigliamento ci si rifece al sistema utilizzato dai vicini sangeminesi ma, per garantire l’autenticità del prodotto, i tappi in sughero vennero timbrati a fuoco con la scritta “Amerino” e poi rivestiti.

Il successo non tardò ad arrivare e la sorgente fu sempre più un’importante meta di turisti e persone importanti, politici, studiosi, medici e letterari. La sopraggiunta esigenza ricettiva condusse, nel 1911, alla costruzione del Grande Albergo Amerino, una struttura all’avanguardia per quei tempi, con 50 stanze dotate di luce elettrica e lavandino con acqua calda.

La stagione di cura iniziava verso la metà di giugno, con grandi festeggiamenti, per concludersi nel mese di ottobre. All’inaugurazione annuale venivano invitate distinte personalità per attrarre l’attenzione della stampa locale, omaggiandoli con grandi convivi e regalando una luce splendente alla cittadina umbra.

D’Annunzio e il Vittoriale

Gabriele D’Annunzio è stato uno dei poeti e personaggi più affascinanti della storia della letteratura italiana. Fra le sue tante peculiarità, fu tra i pochi ad allestire un museo che si potesse visitare quando era in vita ma, soprattutto, dopo la sua morte.

Tra le passioni del poeta abruzzese, c’era sicuramente quella del buon vino che custodiva in una cantina degna dei migliori sommelier e che celebrava in tanti suoi scritti. La bottiglia che, però, non poteva mancare nel suo studio non era di chissà quale Champagne o di quale altro vino prestigioso, ma bensì una bottiglia di acqua Amerino. Ancora oggi è possibile osservare la bottiglia della fonte ternana nello studio del Vittoriale, la casa-museo situata a Gardone Riviera.

Letteralmente innamorato di quest’acqua, il Vate attirò l’attenzione della struttura imprenditoriale imbottigliatrice dell’Amerino la quale l’omaggiò con una etichetta personalizzata su cui si leggeva: “Confezione speciale per Gabriele D’Annunzio”, un riconoscimento degno dei migliori influencer attuali.

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Diego Diomedi

Romano solo per un giorno (nascita), da sempre vivo in Umbria e coltivo l’amore per questo territorio. Appassionato di vino, cibo e tradizioni, scrivo delle mie passioni, nate durante l’adolescenza con le prime domande sul mio futuro. La risposta la ho trovata sedendomi a tavola. 

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