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LiLo chiude: il Libero Locale di Sala Consilina si arrende alla violenza

Lo scorso 10 luglio si è registrata un’aggressione fisica e verbale ai danni dei titolari che, esausti da una situazione che si protraeva da anni, hanno deciso di abbassare definitivamente le saracinesche. «Non mi sono sentito tutelato né come cittadino né come commerciante», dichiara Tony Granieri, co-fondatore di LiLo

Perchè LiLo a Sala Consilina ha chiuso
L’interno del locale LiLo a Sala Consilina (Foto © Sito web).

Un sintetico comunicato stampa diffuso sulle pagine social ha annunciato la fine dell’esperienza di “Li.Lo.” (acronimo di Libero Locale), realtà commerciale legata al ristoro e che tanti favori della critica enogastronomica aveva raccolto negli anni.

La chiusura di LiLo non è legata alla pandemia

La chiusura in sé non sarebbe una notizia perché la pandemia ha decretato la fine di tante realtà ma il fatto che la cessazione sia avvenuta dopo un’aggressione a danno dei proprietari accende un faro su un altro grande problema che attanaglia gli esercizi di somministrazione, ovvero l’ordine pubblico.

Negli ultimi anni da Nord a Sud si è sempre più sentito parlare delle risse che si scatenano all’interno o nei pressi di bar o ristoranti e che spesso finiscono, in un modo o nell’altro, per coinvolgere anche i titolari, ritenuti talvolta “responsabili” del mancato controllo; un’accusa che gli stessi hanno rigettato appellandosi alla mancanza di presidi sul territorio.

In genere questi fatti accadono nelle grandi città ma stavolta la cronaca ci porta in un piccolo centro, di quelli dove ci si conosce tutti e dove la convivenza, la tolleranza e il supporto dovrebbero essere la regola.

Siamo nella provincia di Salerno dell’entroterra, a Sala Consilina, esattamente nel versante Vallo di Diano del Parco Nazionale del Cilento: qui lo scorso 10 luglio, in quella che sembrava una tranquilla domenica estiva, all’improvviso si è registrata un’aggressione fisica e verbale ai danni dei titolari che, esausti da una situazione che si protraeva da anni, hanno deciso di abbassare definitivamente le saracinesche.

Ci.Và – Cibo Vagabondo di Li.Lo. che è stato eletto miglior food truck dal Gambero Rosso (Foto © Facebook).

Intervista a Tony Granieri sulla chiusura di LiLo

Abbiamo raggiunto telefonicamente Tony Granieri, uno dei fondatori, per farci raccontare l’accaduto e analizzare il problema.

«Ho aperto LiLo sei anni fa con due soci, due compagni di avventura con cui abbiamo scommesso sulla zona meno votata al commercio di Sala Consilina, piazza Umberto I. In sei anni la situazione commerciale è anche peggiorata perché hanno chiuso un bar, un alimentari e un negozio mono-marca di Benetton. Da tre estati, poi, la situazione sociale è anche degenerata perché spesso la piazza diventa luogo di bivacco e non poche volte sono capitate delle risse».

In questi anni però Li.Lo. si è fatto un nome come indirizzo di qualità…

«Sì, nonostante tutto, la vita di LiLo è stata ricca di soddisfazioni. Avevamo 32 coperti, abbiamo iniziato con i panini gourmet e proseguito con l’idea di “fare ciò che ci divertiva” proponendo piatti insoliti per la cultura gastronomica locale come lo “Spaghetto tonno, fave e ciliegie”. Dopo un po’ abbiamo puntato anche sull’idea del food truck e abbiamo inaugurato “Ci.Và” acronimo di Cibo Vagabondo che, nella stagione 2020/21, è stato eletto miglior food truck dal Gambero Rosso. I riconoscimenti ci hanno gratificato ma non nascondo che dietro c’è stato tantissimo impegno e sacrificio personale. A livello economico i periodi in cui combattevamo con l’iniziale diffidenza si sono alternati ad altri molto fortunati e appena potevamo aggiungevamo qualcosa al locale, sia come prodotti – siamo gli unici in zona ad aver puntato sui vini naturali particolari come il Bum Bum Cha – che come attrezzature, tanto che in sei anni abbiamo investito su due impianti di spillatura della birra, esclusivamente artigianale».

Chiusura Li.Lo. a Sala Consilina: ecco le motivazioni
Lo Spaghetto con tonno, fave e ciliegie (Foto © Facebook).

E poi cosa è successo?

«In sintesi ci siamo trovati a combattere alcune provocazioni personali che ricadevano sul locale. Se intorno al ristorante accadono eventi poco piacevoli è normale che i clienti decidano di voler lasciare il tavolo in anticipo, causando a noi una perdita di guadagno. Il culmine si è raggiunto pochi giorni fa, quando l’aggressione verbale è diventata anche fisica e mio padre ha ricevuto degli schiaffi. Questo è troppo, non si può continuare così. Non voglio scendere nei dettagli e coinvolgere persone perché è una situazione delicata ma voglio dire che non mi sono sentito tutelato come imprenditore che ha provato a fare impresa nel territorio. Sono deluso ma vado da “LiLo” tutti i giorni; di solito mi accompagna qualche amico per non lasciami solo».

È un fiume in piena Tony e quando parla di “LiLo” sembra quasi si riferisca a una persona e glielo facciamo notare.

«È così. Il locale è stato al centro della mia vita; a volte anche la mia fidanzata mi faceva notare che investivo tutte le risorse sul lavoro. Sono andato a fare uno stage da Hisa Franko per imparare cose nuove e portarle al mio paese, mi sono totalmente immerso nel lavoro e ho avuto soddisfazioni come con il dolce fatto con i fiori di zucca; abbiamo ricevuto clienti venuti da lontano apposta per noi… ma adesso non me la sento più di andare avanti nelle stesse condizioni».

Chiusura LiLo a Sala Consilina: ecco le motivazioni
Dolce preparato con fiori di zucca, una delle specialità di LiLo (Foto © Facebook).

Secondo te, qual è il motivo per cui si è arrivati a questa situazione? Una piccola cittadina non dovrebbe essere più tranquilla di una grande città?

«Sala Consilina è uno di quei paesi del Sud che si sta svuotando: in pochi anni siamo passati da 16 mila abitanti a 12 mila. Questo influisce molto sulle attività commerciali che dopo un po’ arrancano, e forse anche sul degrado sociale. Nel mio caso, come in moltissimi altri casi, anche il supporto delle amministrazioni ha il suo peso. Purtroppo questa situazione andava avanti da tempo, c’erano stati dei precedenti che avevo segnalato ma non ho mai avuto un riscontro concreto. Io non sono un amministratore, non pretendo di avere un trattamento speciale ma l’ordine pubblico è un affare collettivo e non mi sono sentito tutelato né come cittadino né come commerciante».

Noi de “La Gazzetta del Gusto” non vogliamo entrare nel merito della vicenda, che necessiterebbe di un ampio confronto fra le parti, ma non possiamo non fermarci a riflettere su un fenomeno che sta registrando sempre più casi, quasi quotidianamente. Poche settimane fa, a Roma, il Questore ha vietato a due ragazze adolescenti di frequentare alcuni locali della Capitale dopo averle individuate come responsabili di un’ aggressione; il divieto durerà per ben due anni.

I locali pubblici, che un tempo erano considerati una presenza importante, addirittura un presidio nelle zone di periferia, oggi purtroppo troppo spesso fanno da scenografia a risse di quartiere e talvolta anche a delle vere e proprie tragedie.

Tony, sulla pagina Facebook del locale si leggono tanti attestati di fiducia e molti sperano che tu e i tuoi soci cambierete idea…

«Ho ricevuto tanti attestati di stima da colleghi di ogni parte d’Italia e anche delle proposte di lavoro ma adesso mi prendo un attimo di tempo per valutare. Intanto, per tutta l’estate sarò operativo con il food truck con eventi aziendali e in alcune location del Cilento in collaborazione con varie strutture ma sono sicuro che non riaprirò LiLo. Purtroppo».

 

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Manuela Di Luccio

Da sempre appassionata di cucina e scrittura, dal 2011 ho provato a coniugarle con un blog. Dopo tanti corsi e aver gestito un bistrot, ho scelto definitivamente la penna come ferro del mestiere. Oggi sono giornalista e scrivo di ristorazione e viaggi, oltre a curare la comunicazione di alcuni ristoranti. Mi piace raccontare le persone attraverso il loro lavoro e i luoghi che mi hanno impresso qualcosa di bello.

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