Uno studio coordinato dalla NYU Grossman School of Medicine ha seguito oltre 12 mila persone per 26 anni, rilevando una differenza di quasi 13 anni di vita senza demenza tra chi non presentava i tre fattori di rischio e chi li aveva tutti. Si tratta però di un’associazione, non di un rapporto di causa-effetto
Arrivati a 50 anni siamo abituati a tenere sotto controllo la pressione soprattutto per proteggere il cuore, la glicemia per prevenire o tenere sotto controllo il diabete e a considerare il fumo per i danni ai polmoni e all’apparato cardiovascolare. Più difficilmente si pensa che questi stessi fattori possano incidere sulla salute del cervello a 70 o 80 anni.
È proprio su questa relazione a lungo termine, invece, che si è concentrato un nuovo studio secondo il quale non fumare e non presentare ipertensione e diabete nella mezza età è associato a quasi 13 anni in più di vita senza demenza, rispetto a coloro che presentano contemporaneamente tutti e tre i fattori di rischio.
È il risultato più significativo della ricerca pubblicata su Neurology Open Access, rivista ufficiale dell’American Academy of Neurology, e condotta su oltre dodicimila persone seguite per una media di 26 anni.
Un dato rilevante, che va però interpretato correttamente. La ricerca non dimostra che eliminare fumo, diabete e ipertensione permetta automaticamente di guadagnare quasi 13 anni senza demenza. Mostra piuttosto un’associazione tra la presenza di questi fattori nella mezza età e gli anni successivamente vissuti senza sviluppare la malattia.
Cosa ha scoperto lo studio su demenza, pressione, diabete e fumo
I ricercatori hanno analizzato 12.409 persone che all’inizio dello studio non presentavano demenza e avevano un’età media di 56 anni.
Per ciascun partecipante è stata valutata la presenza di tre fattori: ipertensione, diabete e fumo. Nello studio l’ipertensione è stata definita come una pressione superiore a 140/90 mmHg oppure come l’assunzione di farmaci antipertensivi.
Il gruppo è stato quindi seguito per una media di 26 anni. In questo lungo periodo 3.008 partecipanti hanno sviluppato demenza, mentre 5.238 sono morti senza svilupparla.
La portata del risultato si comprende confrontando i due estremi. Le persone che all’inizio non presentavano nessuno dei tre fattori hanno vissuto mediamente 30,1 anni senza demenza. Per chi invece presentava contemporaneamente ipertensione, diabete e abitudine al fumo, gli anni sono stati in media 17,5.
Tra i due gruppi ci sono 12,6 anni di differenza. Non significa, è bene ribadirlo, che smettere di fumare o controllare pressione e diabete “regali” matematicamente quegli anni. Tuttavia è un divario sufficientemente ampio da rendere interessante ciò che accade alla salute vascolare già nella mezza età.
I risultati dello studio diffuso dall’American Academy of Neurology riportano quindi l’attenzione su un periodo della vita nel quale la prevenzione viene generalmente associata soprattutto a infarto, ictus e altre malattie cardiovascolari, ma che potrebbe avere un peso importante anche sull’invecchiamento cerebrale.

Perché la salute a 50 anni può contare molti anni dopo
Lo studio richiama il principio che la prevenzione della demenza non comincia necessariamente quando compaiono i primi problemi di memoria.
«I nostri risultati sostengono la prevenzione dello sviluppo dei fattori di rischio nella mezza età come strategia per ritardare l’insorgenza della demenza e mantenere la salute cerebrale», spiega Josef Coresh, della NYU Grossman School of Medicine di New York e autore dello studio.
Questo non significa che a 50 anni sia possibile prevedere chi svilupperà una demenza. Né che una persona con diabete o ipertensione sia destinata ad ammalarsi. Significa piuttosto che la salute del cervello nella vecchiaia potrebbe essere legata anche a condizioni che si sviluppano molto prima della comparsa dei primi sintomi.
Fumo, glicemia e pressione arteriosa diventano quindi particolarmente interessanti perché, a differenza dell’età o della predisposizione genetica, sono fattori sui quali è possibile intervenire, attraverso prevenzione, diagnosi, terapie e modifiche dello stile di vita.

Donne e uomini: lo studio rileva alcune differenze
La ricerca ha analizzato anche la durata della vita senza demenza in relazione al sesso. Le donne hanno vissuto più a lungo senza sviluppare demenza rispetto agli uomini, indipendentemente dal numero di fattori di rischio presenti.
Tra chi presentava contemporaneamente ipertensione, diabete e fumo, le partecipanti hanno trascorso mediamente 18,1 anni senza demenza, contro i 16,6 anni degli uomini.
Coresh sottolinea, però, che le donne raggiungono più frequentemente età avanzate e proprio per questo sperimentano anche molti casi di demenza a insorgenza tardiva.
Lo studio ha rilevato anche differenze negli anni vissuti senza demenza tra partecipanti bianchi e neri, a parità di fattori di rischio.
Un dato da interpretare correttamente
Gli scienziati sono stati molto corretti nel precisare che la ricerca è di tipo osservazionale nel senso che hanno seguito nel tempo persone con differenti profili di rischio e registrato ciò che è accaduto.
Questo vuol dire che si può stabilire un’associazione ma non dimostrare che l’assenza dei tre fattori sia stata direttamente responsabile dei quasi 13 anni di differenza.
Esistono numerosi altri elementi che possono influenzare sia la salute generale sia quella cerebrale.
Gli stessi autori riconoscono inoltre un limite importante. Ipertensione, diabete e fumo sono stati valutati una sola volta, all’inizio. La ricerca permette quindi di osservare gli esiti a lungo termine successivi a quella fotografia iniziale, ma non tiene conto delle eventuali variazioni dei fattori di rischio durante i decenni successivi.
Una persona potrebbe, per esempio, aver smesso di fumare, sviluppato successivamente ipertensione o diabete oppure aver migliorato il controllo di una patologia già presente.
Proteggere cuore e vasi può significare proteggere anche il cervello
Pur con queste cautele, il lavoro rafforza l’attenzione sul rapporto tra salute vascolare e salute cerebrale. L’indicazione pratica proposta dagli autori è molto meno spettacolare dei “13 anni”, ma probabilmente più utile e vuole trasferire il messaggio che non bisogna aspettare la vecchiaia per occuparsi della salute del cervello.
«Speriamo che questi risultati contribuiscano a incoraggiare le persone a smettere di fumare e a controllare glicemia e pressione arteriosa nella mezza età», afferma Coresh.
Il ricercatore ricorda che contano anche altre abitudini, come un’alimentazione più sana e una maggiore attività fisica.

La ricerca, sostenuta dai National Institutes of Health statunitensi e dalla National Natural Science Foundation of China, non è una ricetta capace di prevenire la demenza ma ci ricorda che quando si parla di invecchiamento cerebrale, ciò che accade a 50 anni potrebbe continuare a pesare sulla salute molti decenni più tardi.

