Uno studio firmato da un gruppo di ricercatori e cardiologi tedeschi ha confrontato direttamente inclisiran e acido bempedoico in 402 persone con malattia cardiovascolare aterosclerotica che non raggiungevano gli obiettivi raccomandati nonostante la terapia. Dopo 150 giorni la differenza nella riduzione del colesterolo LDL è risultata netta
Abbassare il cosiddetto colesterolo cattivo è uno degli obiettivi principali nella prevenzione di nuovi eventi cardiovascolari per chi soffre già di malattia aterosclerotica. Nella pratica, però, molti pazienti ad alto rischio non riescono a raggiungere i valori raccomandati nonostante le terapie disponibili.
Un nuovo studio coordinato da Ingo Hilgendorf e Ulf Landmesser della Charité – Universitätsmedizin Berlin ha messo a confronto due differenti strategie farmacologiche aggiunte alla terapia già assunta dai pazienti. La ricerca si chiama VICTORION-Challenge e i risultati, presentati al congresso 2026 della European Society of Cardiology, sono stati pubblicati sull’European Heart Journal.
Il dato principale è che a 150 giorni, nei pazienti trattati con inclisiran il colesterolo LDL è diminuito mediamente del 56,3%, contro il 15,4% registrato con l’acido bempedoico. La differenza fra i due gruppi è stata di circa 41 punti percentuali.
Lo studio su 402 pazienti già in terapia
VICTORION-Challenge è uno studio multicentrico di fase IV, randomizzato e in aperto, cioè medici e partecipanti sapevano quale trattamento veniva somministrato.
Sono stati coinvolti 402 adulti con malattia cardiovascolare aterosclerotica e rischio cardiovascolare alto o molto alto. L’età media era di 63,1 anni e circa il 64% dei partecipanti era costituito da uomini. Il valore medio di LDL alla partenza era di 94,4 mg/dL.
I partecipanti, inoltre, erano già in trattamento per il colesterolo. Per partecipare dovevano avere un LDL di almeno 70 mg/dL nonostante una dose massima tollerata di statina ad alta intensità, con o senza ezetimibe. Circa metà assumeva anche quest’ultimo farmaco.
I partecipanti sono stati assegnati casualmente a due gruppi. Il primo ha ricevuto 300 mg di inclisiran mediante iniezione sottocutanea al giorno 1 e al giorno 90; il secondo 180 mg di acido bempedoico per via orale ogni giorno. La terapia di base con statine, eventualmente associata a ezetimibe, è stata mantenuta.

Inclisiran e acido bempedoico, cosa è successo dopo 150 giorni
L’obiettivo principale era verificare quanto fosse cambiato il colesterolo LDL dopo 150 giorni.
Con Inclisiran la riduzione media è stata del 56,3%, mentre con l’acido bempedoico si è fermata al 15,4%. In termini assoluti, la diminuzione è stata rispettivamente di 53,4 e 17,5 mg/dL.
La differenza emerge anche guardando a quanti pazienti sono riusciti a raggiungere l’obiettivo di LDL stabilito per il proprio livello di rischio: 78,2% con Inclisiran contro 20,3% con acido bempedoico.
Il vantaggio nella riduzione dell’LDL era già visibile al trentesimo giorno e i risultati a 150 giorni sono rimasti coerenti anche considerando separatamente i pazienti che assumevano ezetimibe.
I numeri acquistano particolare importanza nei pazienti con rischio cardiovascolare elevato. Le indicazioni europee prevedono infatti obiettivi molto bassi: meno di 55 mg/dL nei soggetti a rischio molto alto e meno di 70 mg/dL in quelli ad alto rischio, insieme a una riduzione di almeno il 50% rispetto ai valori iniziali.
Come funziona Inclisiran
Inclisiran appartiene a una categoria diversa rispetto ai farmaci tradizionalmente utilizzati contro il colesterolo. È un small interfering RNA, abbreviato in siRNA.
Per comprenderne il funzionamento bisogna guardare a una proteina prodotta principalmente dal fegato, chiamata PCSK9. Questa proteina contribuisce alla degradazione dei recettori che consentono alle cellule epatiche di rimuovere l’LDL dal sangue.
Inclisiran interferisce con l’RNA messaggero utilizzato dalle cellule epatiche per produrre PCSK9. Riducendone la produzione, aumenta la disponibilità dei recettori LDL sulla superficie delle cellule del fegato e quindi la capacità di eliminare il colesterolo LDL dalla circolazione.
Per quanto concerne la modalità di somministrazione, dopo la prima iniezione, la seconda viene effettuata dopo tre mesi e successivamente il trattamento prevede un’iniezione ogni sei mesi.
Non si tratta, tuttavia, di un farmaco sperimentale appena arrivato: inclisiran è autorizzato nell’Unione europea dal 9 dicembre 2020 per determinate condizioni di ipercolesterolemia e dislipidemia.
La novità di VICTORION-Challenge consiste quindi nell’averlo confrontato direttamente e in modo randomizzato con l’acido bempedoico in questa specifica popolazione di pazienti.
Cosa sappiamo sulla sicurezza
Nel corso dello studio, gli eventi avversi sono stati segnalati nel 63,1% dei pazienti trattati con inclisiran e nel 59,8% di quelli trattati con acido bempedoico.
Nella pubblicazione scientifica, gli eventi avversi gravi sono riportati rispettivamente nel 5,9% e nel 7,5% dei partecipanti. Fra quelli più frequentemente osservati figurano nasofaringite, ipertensione e mialgia. È stato registrato un decesso nel gruppo inclisiran, giudicato non correlato al trattamento.
Il risultato non significa ancora meno infarti
VICTORION-Challenge dimostra che, nei pazienti studiati, inclisiran ha abbassato l’LDL molto più dell’acido bempedoico e ha permesso a una quota maggiore di partecipanti di raggiungere il proprio obiettivo di colesterolo.
Lo studio, però, non è stato progettato per dimostrare che inclisiran riduca più dell’acido bempedoico infarti, ictus o mortalità cardiovascolare. L’endpoint principale era infatti la variazione dell’LDL a 150 giorni.
La distinzione è importante. Ridurre l’LDL è un obiettivo consolidato nella prevenzione cardiovascolare, soprattutto nelle persone ad alto rischio, ma da questo specifico studio non possiamo trasformare automaticamente la maggiore riduzione del colesterolo in una percentuale di eventi cardiovascolari evitati.
C’è inoltre un altro elemento da considerare. Lo studio era open-label, quindi pazienti e ricercatori conoscevano il trattamento assegnato, e aveva una durata relativamente breve. La randomizzazione rende il confronto fra i gruppi robusto per l’endpoint studiato, ma i risultati devono comunque essere interpretati nei limiti del disegno sperimentale.
VICTORION-Challenge mostra dunque che, quando statine, con o senza ezetimibe, non sono sufficienti a portare l’LDL all’obiettivo, le due terapie confrontate hanno capacità molto diverse di abbassarlo nei 150 giorni dello studio.
La scelta del trattamento per il singolo paziente resta naturalmente una decisione medica, che dipende dal rischio cardiovascolare, dalle terapie già assunte, dalla tollerabilità e dagli obiettivi da raggiungere.
Fonte scientifica principale: Studio VICTORION-Challenge sull’European Heart Journal
Registrazione dello studio: ClinicalTrials.gov – NCT06431763
Informazioni regolatorie: European Medicines Agency – Inclisiran


