L’emittente britannica descrive un’Italia sempre più distante dalla Dieta Mediterranea tradizionale e con un numero crescente di bambini in sovrappeso. Unione Italiana Food interviene chiedendo di evitare semplificazioni e richiamando le evidenze scientifiche sul ruolo della pasta in un’alimentazione equilibrata
L’obesità infantile è tornata al centro del dibattito dopo la recente pubblicazione di un articolo della BBC dedicato all’aumento del sovrappeso tra i bambini italiani. Il reportage, intitolato “Pizza, pasta, potatoes, protein – how Italian children became so overweight“, parte da alcuni casi clinici seguiti in Campania e riflette su come il Paese simbolo della Dieta Mediterranea stia registrando una crescita dell’obesità tra i più giovani.
Non si è fatta attendere la reazione dei Pastai di Unione Italiana Food i quali hanno diffuso una nota con cui invitano a riportare il confronto su basi scientifiche, sottolineando che la pasta non può essere considerata una causa dell’obesità infantile e che il fenomeno va letto nella sua complessità.
Che cosa racconta l’inchiesta della BBC
Il reportage segue la storia di Salvatore, diciassettenne di Ponticelli (NA) in attesa di un intervento chirurgico per obesità grave, e raccoglie le testimonianze di medici e ricercatori che descrivono una situazione preoccupante.
Secondo il servizio, i bambini italiani sono oggi tra i più sovrappeso d’Europa e la situazione risulta particolarmente critica in alcune aree del Sud Italia.
Tra gli esperti intervistati compare Valter Longo, direttore del Longevity Institute della University of Southern California, secondo cui la Dieta Mediterranea tradizionale sarebbe stata progressivamente abbandonata.
«La Dieta Mediterranea tradizionale è andata perduta. Solo il 10% degli italiani la segue realmente.», afferma il direttore Longo che, inoltre, sintetizza le abitudini alimentari odierne con le cosiddette “cinque P” – pizza, pasta, patate, proteine e pane – per evidenziare un modello alimentare che, a suo giudizio, si è progressivamente allontanato da quello studiato negli anni Cinquanta da Ancel Keys.
L’inchiesta inglese insiste però soprattutto su un altro aspetto e cioè il peso crescente dei prodotti ultra-processati, delle bevande zuccherate, della sedentarietà e delle cattive abitudini alimentari consolidate fin dall’infanzia.
Una posizione riassunta dal pediatra Roberto Berni Canani, dell’Università Federico II di Napoli, che nel reportage afferma che «Il problema è il modello alimentare complessivo, non un singolo pasto.»
Secondo il pediatra, il sovrappeso deriva dall’accumularsi di comportamenti quotidiani: alimenti molto calorici consumati durante la giornata, scarso consumo di frutta e verdura, poca attività fisica e una limitata consapevolezza, da parte di molte famiglie, del problema.
La replica dei Pastai: «L’obesità è una patologia multifattoriale»
Proprio per evitare che il dibattito venga ricondotto a un singolo alimento, i Pastai di Unione Italiana Food hanno diffuso una presa di posizione nella quale ricordano che le attuali evidenze scientifiche non attribuiscono alla pasta un ruolo causale nell’insorgenza del sovrappeso e dell’obesità infantile.
Secondo l’associazione, la letteratura internazionale considera l’obesità una patologia complessa e multifattoriale, influenzata dall’equilibrio complessivo della dieta, dagli stili di vita, dall’attività fisica e da numerosi fattori ambientali e comportamentali, più che dal consumo di un singolo alimento.
Per questo motivo, sottolineano i Pastai, la pasta continua a rappresentare uno dei pilastri della Dieta Mediterranea, purché venga consumata nelle corrette porzioni e inserita in un’alimentazione varia ed equilibrata.
Le evidenze scientifiche richiamate da Unione Italiana Food
A sostegno della propria posizione, l’associazione cita il Consensus Statement “Healthy Pasta Meal”, aggiornato nel 2025 insieme alla Società Italiana di Scienze dell’Alimentazione (SISA) e al CEPEA. Il documento, sottoscritto da 29 ricercatori provenienti da nove Paesi, conclude che il consumo di pasta non risulta associato all’obesità e può contribuire al benessere nutrizionale, metabolico e cardiovascolare quando inserito all’interno di una dieta equilibrata.
«Quando si affrontano temi delicati come l’obesità infantile è fondamentale evitare semplificazioni che rischiano di distogliere l’attenzione dalle vere cause del fenomeno», afferma Margherita Mastromauro, presidente dei Pastai di Unione Italiana Food.

Anche Silvia Migliaccio, presidente della Società Italiana di Scienze dell’Alimentazione (SISA), ribadisce che le evidenze disponibili confermano il ruolo della pasta all’interno di un’alimentazione equilibrata e ricordano i benefici nutrizionali documentati dalla letteratura scientifica.
Più punti di contatto che di scontro
Pur partendo da prospettive diverse, la BBC e i Pastai sembrano condividere un presupposto: l’obesità infantile non può essere spiegata attraverso un unico alimento.
Il reportage dell’emittente britannica individua le cause nell’abbandono della Dieta Mediterranea, nella diffusione dei prodotti ultra-processati, nella sedentarietà e nelle abitudini alimentari scorrette. La replica di Unione Italiana Food richiama invece la necessità di evitare che il riferimento alla pasta possa essere interpretato come un rapporto diretto di causa ed effetto, ricordando che la ricerca scientifica considera il fenomeno il risultato dell’interazione di molteplici fattori.
Più che una contrapposizione tra due visioni opposte, il confronto riporta così l’attenzione su un tema condiviso ossia la necessità di affrontare l’obesità infantile con un approccio fondato sulle evidenze scientifiche, evitando semplificazioni che rischiano di spostare il dibattito dal problema reale.


