Ricercatori dell’Università del Michigan hanno utilizzato Saccharomyces cerevisiae per produrre particelle simili a virus dirette contro una proteina dell’influenza che muta poco. I primi esperimenti su 18 topi hanno dato risultati promettenti, ma la strada verso un vaccino per l’uomo è ancora lunga
Un vaccino contro l’influenza capace di proteggere da ceppi diversi e, in prospettiva, di durare più a lungo delle attuali vaccinazioni stagionali.
È l’obiettivo di una ricerca dell’University of Michigan Engineering che parte dal Saccharomyces cerevisiae, un organismo molto familiare anche al mondo alimentare perchè è il comune lievito utilizzato per pane e birra.
I risultati saranno presentati all’ACS Fall 2026, il congresso autunnale dell’American Chemical Society in programma a Chicago dal 23 al 27 agosto.
La ricerca è ancora in fase preclinica e i dati disponibili derivano da esperimenti condotti sui topi. Il risultato è però interessante per la strategia seguita: invece di inseguire le continue mutazioni di una delle principali proteine superficiali del virus influenzale, i ricercatori hanno scelto come bersaglio una proteina molto più stabile.
Perché il vaccino antinfluenzale cambia ogni anno
La maggior parte dei vaccini contro l’influenza prende di mira l’emagglutinina (HA), una proteina presente sulla superficie del virus e capace di indurre una forte risposta immunitaria.
Il problema è che l’emagglutinina muta rapidamente, quindi la composizione dei vaccini stagionali deve essere aggiornata periodicamente in funzione dei ceppi che si prevede circoleranno nella stagione successiva.
Anche la produzione di gran parte dei vaccini antinfluenzali continua a poggiare su una tecnologia consolidata da decenni: la crescita dei virus nelle uova embrionate di gallina. Secondo i ricercatori del Michigan, l’impiego del lievito potrebbe consentire in futuro una produzione più rapida e meno costosa.
Il gruppo coordinato dalla professoressa Fei Wen, docente di Ingegneria chimica all’Università del Michigan, ha quindi seguito una strada diversa.

Il bersaglio è la proteina M2, molto più stabile
La ricercatrice Trang Hoang ha concentrato il lavoro sulla proteina M2, importante nel ciclo replicativo del virus dell’influenza A.
A differenza dell’emagglutinina, M2 presenta una variabilità molto inferiore. Secondo quanto spiegato dai ricercatori, la sua sequenza si è mantenuta relativamente conservata dalla pandemia influenzale del 1918 e mostra un’elevata somiglianza nei ceppi dell’influenza A umani, suini e aviari.
Questa caratteristica la rende un possibile bersaglio per ottenere una protezione più ampia, che non sia strettamente legata a un singolo ceppo stagionale.
M2 presenta tuttavia il limite di provocare normalmente una risposta anticorpale meno forte rispetto all’emagglutinina. Il problema affrontato dai ricercatori è stato quindi trovare un sistema per mostrarne al sistema immunitario quantità sufficientemente elevate. Ed è qui che entra in gioco il lievito.
Come il lievito viene trasformato in una fabbrica di particelle simili al virus
Il genoma di Saccharomyces cerevisiae è stato modificato in modo che il microrganismo producesse grandi quantità della proteina M2.
Dopo la crescita del lievito in un liquido ricco di nutrienti, i ricercatori hanno rimosso delicatamente la sua rigida parete cellulare, consentendo la formazione di particelle simili a virus, o VLP (Virus-Like Particles).
Le VLP imitano alcune caratteristiche fisiche del virus, come dimensioni e struttura, ma non contengono il materiale genetico necessario a provocare l’infezione. Sulla loro superficie i ricercatori sono riusciti a concentrare la proteina M2, con l’obiettivo di renderla maggiormente riconoscibile dal sistema immunitario.
Il principio è quindi quello di presentare all’organismo una struttura che ricordi il virus senza utilizzare un virus capace di replicarsi.
Il test su 18 topi e la protezione contro tre ceppi influenzali
La sperimentazione descritta dall’American Chemical Society ha coinvolto 18 topi, vaccinati con le particelle VLP contenenti M2. Nel sangue degli animali i ricercatori hanno rilevato un’abbondante presenza di anticorpi capaci di riconoscere la proteina M2 proveniente da cinque diversi ceppi influenzali.
Gli animali vaccinati sono stati successivamente esposti a tre differenti ceppi di influenza. Nei test riportati dal gruppo di ricerca è stata osservata una protezione del 100% dall’infezione.
Il risultato preclinico indica che la formulazione sperimentale è in grado di attivare una risposta immunitaria nei topi contro ceppi differenti. Non significa, tuttavia, che sia già disponibile un vaccino universale contro l’influenza né che la stessa efficacia sia stata dimostrata nell’uomo.
Un vaccino contro l’influenza che dura tutta la vita? È ancora un’ipotesi
Una delle domande più importanti resta senza risposta e cioè quanto può durare la protezione.
Il gruppo dell’Università del Michigan dovrà ora verificare la persistenza dell’immunità indotta dalle particelle M2 negli animali. Solo successivamente si potrà procedere verso le ulteriori fasi necessarie allo sviluppo di un vaccino destinato alle persone.
Fei Wen ritiene plausibile che un vaccino basato su M2 possa offrire una protezione più ampia e duratura rispetto alle formulazioni concentrate sull’emagglutinina. La possibilità che possa durare per tutta la vita è invece, allo stato attuale, un’ipotesi di ricerca: potrebbe essere necessario, per esempio, un richiamo in età avanzata.
È una distinzione importante. Parlare oggi di sostituzione della vaccinazione antinfluenzale annuale significherebbe anticipare conclusioni che gli esperimenti disponibili non consentono ancora di trarre.
In futuro il vaccino potrebbe essere prodotto anche come bevanda fermentata
La tecnologia sviluppata dal gruppo è già stata concessa in licenza a un’azienda che lavora su sistemi basati sul lievito per la produzione di vaccini orali.
Tra gli scenari ipotizzati dai ricercatori c’è la possibilità di utilizzare in futuro lieviti ingegnerizzati per produrre vaccini contro l’influenza e altre malattie attraverso processi simili alla fermentazione.
Anche questa prospettiva è ancora sperimentale. Il dato concreto, per ora, è che un organismo utilizzato da millenni nelle fermentazioni alimentari è stato trasformato in laboratorio in una piattaforma capace di produrre particelle che, nei primi test animali, hanno indotto una risposta contro più ceppi dell’influenza.
La ricerca è stata finanziata dal College of Engineering dell’Università del Michigan e dal programma CAREER della National Science Foundation.
Fonte: American Chemical Society, 24 agosto 2026.

