Dall’ispirazione alla scelta del ristorante, l’intelligenza artificiale sta cambiando il modo di organizzare le vacanze. L’Osservatorio Delphi fotografa un Paese che utilizza sempre più questi strumenti, ma continua a guardarli con prudenza
«Organizzami un weekend nelle Langhe con una visita in cantina, una trattoria tipica e un hotel con spa sotto i 150 euro a notte.»
Fino a pochi anni fa un’esigenza di questo tipo avrebbe richiesto la consulenza di un agente di viaggio. Successivamente Internet ha cambiato le abitudini dei viaggiatori che hanno iniziato a confrontare motori di ricerca, siti specializzati, blog, recensioni, mappe e comparatori di prezzi.
Oggi, invece, sempre più persone iniziano quella stessa ricerca dialogando con un assistente basato sull’intelligenza artificiale. Non chiedono più soltanto una destinazione. Vogliono un itinerario su misura, modificano il budget, aggiungono determinate esperienze, chiedono un ristorante tipico, un albergo che accetti animali domestici oppure un percorso adatto ai bambini. E, in pochi secondi, ottengono una proposta che, solo fino all’anno scorso, avrebbe richiesto molto più tempo.
ChatGPT come assistente di viaggio
La conversazione con ChatGPT, ad esempio, sta progressivamente cambiando il modo di pianificare una vacanza. L’utente affina le richieste, modifica il budget, aggiunge nuove esigenze e costruisce l’itinerario passo dopo passo. A differenza dei motori di ricerca tradizionali, che restituiscono un elenco di link da consultare, un assistente basato sull’intelligenza artificiale elabora le informazioni e propone una risposta già organizzata, adattandola progressivamente alle richieste dell’utente.
La domanda, quindi, non è più se l’intelligenza artificiale entrerà nel turismo. Lo ha già fatto. La vera questione è capire quanto cambierà il modo in cui scegliamo una destinazione, prenotiamo un albergo, individuiamo un ristorante o decidiamo quali esperienze vivere durante il soggiorno.
Gli italiani usano l’AI, ma la guardano ancora con prudenza
Secondo l’Osservatorio Delphi del mese di giugno, che Piave predispone mensilmente per Sigma Consulting sull’opinione pubblica italiana, l’intelligenza artificiale è ormai entrata nella quotidianità di una parte consistente della popolazione.
Il 21% degli italiani dichiara di utilizzare strumenti basati sull’AI ogni giorno, mentre un ulteriore 39% lo fa almeno qualche volta alla settimana. In altre parole, sei italiani su dieci hanno già integrato queste tecnologie nelle proprie abitudini.
Alla diffusione, però, non corrisponde una fiducia altrettanto elevata. Il 61% degli intervistati si dichiara molto o abbastanza preoccupato per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e il 60% teme soprattutto le conseguenze sul mondo del lavoro.
Un apparente paradosso che racconta bene il momento storico. Da un lato gli italiani utilizzano sempre più spesso l’AI perché la considerano utile, ma allo stesso tempo non la percepiscono ancora come una tecnologia pienamente governata.
Dal motore di ricerca al consulente di viaggio
Tra gli ambiti in cui questa trasformazione appare più evidente c’è proprio il turismo, perchè in questo ambito le esigenze pratiche sono tante. Se fino a ieri il percorso iniziava digitando su Google frasi come “cosa vedere a Matera” oppure “migliori ristoranti sul Lago di Garda”, oggi molti utenti preferiscono formulare richieste più articolate, magari con un’interrogazione vocale, ottenendo in pochi secondi un output e itinerari personalizzati.
L’AI organizza le informazioni, suggerisce percorsi, costruisce programmi di viaggio, confronta destinazioni, propone esperienze e modifica le proprie risposte ogni volta che l’utente aggiunge un nuovo elemento. La ricerca si trasforma in una conversazione.

L’AI suggerisce, ma la fiducia resta una scelta umana
Che il turismo sia entrato in questa nuova fase lo confermano anche diverse ricerche internazionali. Secondo Deloitte, quasi un viaggiatore su quattro utilizza già strumenti di intelligenza artificiale per pianificare un viaggio, soprattutto per individuare destinazioni, confrontare offerte e costruire itinerari personalizzati.
Tuttavia, se l’intelligenza artificiale accelera la ricerca, non sostituisce il giudizio del viaggiatore. Lo dimostra una recente ricerca di Trustpilot, secondo cui l’AI viene utilizzata prevalentemente come punto di partenza, non come arbitro definitivo delle scelte. Quando un assistente suggerisce un hotel, un tour operator o una struttura ricettiva, la maggior parte degli utenti continua a verificare prezzi, reputazione e recensioni prima di prenotare.
La decisione finale, quindi, continua a essere influenzata dall’esperienza di altri utenti, dalla credibilità del marchio e dalla qualità delle informazioni disponibili online.
È un elemento che interessa da vicino anche le imprese turistiche, chiamate sempre più a costruire una reputazione solida e verificabile, non soltanto per convincere i clienti, ma anche perché gli stessi sistemi di AI tendono a privilegiare fonti considerate autorevoli e affidabili.
Il turismo internazionale investe già sull’intelligenza artificiale
Non sorprende che i principali operatori del settore abbiano accelerato gli investimenti in questa direzione. Booking.com, Expedia e altre piattaforme internazionali stanno integrando strumenti di intelligenza artificiale capaci di assistere gli utenti nella ricerca delle strutture, sintetizzare migliaia di recensioni, suggerire destinazioni in base alle preferenze personali e accompagnare il viaggiatore durante tutto il processo decisionale.
L’altra faccia dell’AI: viaggi più semplici, ma anche truffe più sofisticate
Se l’intelligenza artificiale rende più semplice organizzare una vacanza, allo stesso tempo offre strumenti sempre più sofisticati anche ai truffatori. La capacità di generare immagini realistiche, testi credibili e perfino video rende oggi molto più difficile distinguere un’offerta autentica da un raggiro ben costruito.
Il Codacons ha recentemente richiamato l’attenzione sul fenomeno, evidenziando come le frodi online nel settore turistico siano in costante crescita e sempre più spesso realizzate con il supporto dell’intelligenza artificiale. Tra le più diffuse figurano gli annunci di case vacanza inesistenti, corredati da fotografie generate dall’AI che mostrano interni impeccabili e paesaggi invitanti, oppure siti Internet che riproducono quasi perfettamente grafica, loghi e colori di piattaforme di prenotazione molto conosciute.
L’AI viene utilizzata anche per creare email di phishing prive degli errori grammaticali che un tempo le rendevano facilmente riconoscibili, oltre a video deepfake nei quali presunti proprietari o gestori di strutture ricettive presentano offerte inesistenti.
A questo si aggiungono annunci di voli, hotel o auto a noleggio a prezzi irrealisticamente bassi, accompagnati da messaggi che invitano a prenotare immediatamente perché “sono rimasti pochi posti” oppure “l’offerta scade tra pochi minuti”. Tecniche di pressione psicologica che l’intelligenza artificiale contribuisce a rendere ancora più efficaci.

L’intelligenza artificiale può diventare anche uno strumento di difesa. Prima di confermare una prenotazione è possibile chiedere a un assistente di analizzare un annuncio, verificare se le condizioni di vendita presentano elementi insoliti, controllare la coerenza di un’offerta o evidenziare eventuali segnali di rischio. Naturalmente nessun sistema può garantire la certezza assoluta, ma un controllo in più può contribuire a evitare errori costosi.
Restano valide alcune regole di buon senso: diffidare di prezzi troppo inferiori rispetto alla media di mercato, verificare sempre il dominio del sito sul quale si effettua la prenotazione, consultare recensioni provenienti da più fonti indipendenti e utilizzare metodi di pagamento tracciabili, evitando quando possibile bonifici verso soggetti sconosciuti.
Anche sotto questo profilo emerge uno dei messaggi più interessanti dell’Osservatorio Delphi: gli italiani stanno imparando a utilizzare l’intelligenza artificiale nella vita quotidiana, ma continuano a considerare indispensabile il proprio spirito critico. Una prudenza che, soprattutto quando si organizza un viaggio, può fare la differenza tra una vacanza ben riuscita e una spiacevole esperienza.
L’esperienza resta insostituibile
L’intelligenza artificiale è estremamente efficace nel raccogliere e organizzare grandi quantità di informazioni. Più complesso, invece, è sostituire ciò che nasce dall’esperienza diretta: comprendere l’identità di un territorio, riconoscere il valore di una piccola cantina o raccontare il lavoro di un produttore attraverso il contesto culturale in cui opera.
Il valore dell’informazione turistica sembra spostarsi sempre più dalla semplice raccolta di dati alla loro interpretazione. Un itinerario può essere costruito da un algoritmo, ma trasformare quel percorso in un’esperienza ricca di significato richiede ancora conoscenza, sensibilità e capacità di lettura del territorio.
Una sfida anche per il turismo italiano
Questo cambiamento coinvolge anche destinazioni, strutture ricettive, ristoranti, cantine e produttori agroalimentari. Essere presenti sul web non sarà più sufficiente: diventerà sempre più importante offrire contenuti originali, accurati e aggiornati, capaci di trasmettere competenza e credibilità.
È la stessa logica che oggi guida i principali motori di ricerca e i sistemi di intelligenza artificiale, sempre più orientati a privilegiare fonti considerate autorevoli, verificabili e realmente utili per gli utenti.
L’Osservatorio Delphi racconta quindi un’Italia che sta imparando a convivere con l’intelligenza artificiale; la utilizza sempre più spesso, ma continua ad affidare le decisioni più importanti al proprio spirito critico. Nel turismo sarà proprio questo l’equilibrio destinato a durare più a lungo: sfruttare la velocità dell’AI senza rinunciare al valore dell’esperienza e della capacità di scegliere consapevolmente.

