Dalla funivia panoramica al trenino storico, passando per piazza Walther, il Duomo e il Museo archeologico. Qualche spunto per un weekend all’insegna del relax e della cultura, con soste gastronomiche nel cuore dell’Alto Adige
Dici Trentino-Alto Adige e non puoi fare a meno di nominare Bolzano, provincia e capoluogo dalla grande attrattività, più volte in vetta alla classifica italiana come città con la miglior qualità di vita.
Bolzano non è una città dispersiva, è bella in ogni stagione. Offre “vie di fuga” meravigliose quando si innalzano le temperature, mentre in inverno conserva l’atmosfera raccolta delle città alpine. I fasti del passato e la modernità viaggiano di pari passo, bistrot modaioli e ristoranti storici propongono un’offerta enogastronomica accessibile e la mobilità urbana è sostenibile e ben organizzata.
A rendere ancora più semplice la visita contribuisce la Bolzano Card, riservata agli ospiti delle strutture convenzionate, che consente di utilizzare gratuitamente i mezzi pubblici e di accedere a numerose agevolazioni. La città, inoltre, dispone di un’offerta ricettiva adatta a ogni tipo di viaggiatore e di un patrimonio culturale e paesaggistico che accompagna la quotidianità dei suoi abitanti.
Da qui prende forma un itinerario a piedi tra alcuni dei luoghi più rappresentativi di Bolzano, con partenza dal centro storico e il Parkhotel Laurin come punto di riferimento per il soggiorno.
Durante il percorso si scoprono tanti altri luoghi e piazze, non citati, ugualmente meritevoli di attenzione.
Piazza Walther, il cuore del centro storico di Bolzano
È il salotto buono della città. Realizzata nel 1808 per volontà di Massimiliano di Baviera, successivamente prende il nome di Johannesplatz, in onore dell’arciduca Giovanni d’Austria. Dal 1901, invece, è dedicata alla figura del poeta Walther von der Vogelweide, di ambito tedesco. La sua statua, opera dello scultore venostano Heinrich Natter, campeggia maestosa al centro della piazza.
Funivia del Renon: come raggiungere l’altopiano panoramico
Tra le esperienze da non perdere per chi visita Bolzano c’è senza dubbio la funivia del Renon. Il tragitto di circa 12 minuti collega il capoluogo a Soprabolzano e regala panorami mozzafiato.
L’impianto di risalita, a pochi passi dalla stazione ferroviaria, è facilmente raggiungibile con una breve passeggiata dal centro. A bordo di moderne cabine, confortevoli e spaziose, si arriva all’altopiano del Renon distante 16 chilometri da Bolzano. Man mano che si guadagna quota 1200 metri cambia la veduta e si scorgono boschi, vigne, borghi, sentieri, fiumi e il profilo montuoso dolomitico.
Fin dai primi del Novecento, il Renon è popolare come luogo di villeggiatura amato dai bolzanini, e non solo; è la meta ideale per trascorrere le vacanze estive lontani dalla calura cittadina.

Il trenino storico del Renon tra boschi e paesaggi dolomitici
In carrozza! Si scende dalla funivia e c’è uno splendido trenino rosso ad aspettare i viaggiatori. Un modo per prolungare il giro panoramico alla scoperta di altri scorci, masi e paesini.
Inaugurato nel 1907, per trasportare merci e passeggeri, collegava l’altopiano a Bolzano in circa novanta minuti: all’epoca ritenuto velocissimo. Attualmente, il trenino del Renon va da Soprabolzano fino a Collalbo, attraversa boschi di larici, prati e punti panoramici di rara bellezza, con le Dolomiti sullo sfondo.
Il trenino del Renon è uno dei pochi convogli storici ancora in funzione sul binario originario ed è alimentato elettricamente già dai primi del Novecento, una scelta pionieristica che lo rende ancora oggi un esempio di mobilità sostenibile.

Il ginkgo biloba di Sissi nel Palais Campofranco
Affacciato su piazza Walther c’è il Palais Campofranco, già residenza della Casa d’Asburgo. Nel suo cortile interno svetta un albero di origine asiatica regalato dall’imperatrice Sissi all’arciduca Heinrich nel 1889; si tratta di un ginkgo biloba sopravvissuto alle due guerre mondiali e contenuto in un vaso che si ritiene sia il più grande al mondo.
Un tempo era consuetudine, negli ambienti aristocratici, regalare piante esotiche. Il ginkgo, definito spesso un “fossile vivente”, esiste sulla Terra da circa 250 milioni di anni, quando le terre emerse formavano ancora la Pangea.
Simbolo di amicizia, speranza e longevità, il ginkgo biloba è noto anche per la sua straordinaria resistenza alle malattie e alla radioattività.
Oggi, intorno al “ginkgo di Sissi” si sviluppa un elegante complesso di 4 piani con bar, ristoranti e un supermercato.

Duomo di Santa Maria Assunta, la cattedrale di Bolzano
È presente in ogni foto di chi visita Bolzano. Subì un importante restauro dopo i bombardamenti del 1943 ma oggi è l’esempio regionale più rappresentativo di chiesa gotica.
Il Duomo di Santa Maria Assunta sorge sul sito di una basilica paleocristiana del VI secolo; il campanile, emblema della città, risale agli inizi del Cinquencento. L’esterno è in arenaria e ornato da numerosi trafori, sculture, colonne e capitelli di vari periodi.
All’interno ci sono tre suntuose navate gotiche di uguale altezza, suddivise in sei campate e volte a crociera. Il pulpito è tardogotico e la cappella barocca. Sull’altare si trova l’antica e minuta statua di Maria Lactans, molto venerata.
Museo Archeologico dell’Alto Adige: alla scoperta di Ötzi
Durante la visita a Bolzano, vale la pena ritagliarsi un po’ di tempo per incontrare Ӧtzi, la mummia dell’Età del Rame conosciuta come “l’uomo venuto dal ghiaccio”.
Il Museo Archeologico dell’Alto Adige si sviluppa su 4 piani che consentono di approfondire temi archeologici in modo interattivo, avendo come filo conduttore la sbalorditiva scoperta di Otzi avvenuta per caso nel 1991. Due escursionisti fecero il ritrovamento del cacciatore mummificato, vestito ed equipaggiato di tutto punto.
L’eccezionale evento aprì la strada a una serie di progetti di ricerca che, in parte, possono essere apprezzati visitando il museo. Da specificare che non è un allestimento museale solo per bambini o studenti, anche gli adulti ne escono gratificati.
Ponte Talvera e Monumento alla Vittoria
Lasciandosi alle spalle il centro storico, il ponte carrabile e pedonale conduce fino al Monumento alla Vittoria, dalla forma di arco sorretto da colonne a fascio littorio.
Il complesso propone una riflessione storica sul periodo fascista. Fu eretto nel 1928 per commemorare i caduti e la vittoria degli italiani nella Prima Guerra Mondiale. Al piano interrato c’è un allestimento permanente che racconta la sua storia e la complessa vicenda storica del Sudtirolo, dal punto di vista nazionale e internazionale.
Dal ponte si diramano inoltre percorsi pedonali e ciclabili lungo il fiume Talvera, molto frequentati dagli abitanti.

La robinia monumentale nel centro di Bolzano
Tra il Museo Archeologico e l’imbocco del ponte Talvera si trova una robinia centenaria, inserita nel registro nazionale degli alberi monumentali.
Nonostante la posizione centrale, rischia di passare inosservata. Originaria del Nord America, la specie fu introdotta in Europa in età barocca a scopo ornamentale, diffondendosi poi spontaneamente.
È bene ricordare che, fatta eccezione per i fiori, tutte le altre parti della pianta sono tossiche e che il danneggiamento dell’albero comporta sanzioni amministrative a partire da cinquemila euro.
Dove mangiare a Bolzano: una sosta alla Paulaner Bierstube
Un indirizzo molto amato per fare una pausa informale. Si trova in uno degli edifici più antichi della città, la residenza Troilo risalente al XIII secolo, in via Argentieri. Le eccellenti birre bavaresi possono essere abbinate a pizze e piatti della tradizione altoatesina. Da annotare che la domenica è il giorno di chiusura, almeno in questo periodo.
Parkhotel Laurin, suggestioni in stile liberty
Molto più di un albergo in stile liberty in centro città, con tanti servizi aperti anche al pubblico. La struttura è una meta d’élite sin dalla sua fondazione nel 1910 e consente di abbinare il relax, la cultura e l’enogastronomia, senza mai doversi spostare.
Nell’incantevole parco disseminato di opere d’arte, ci si può abbandonare al relax in piscina e depurarsi nella sauna finlandese vetrata. Durante l’estate, un fitto calendario di appuntamenti anima le serate con concerti, degustazioni e incontri dedicati al vino, dal Südtirol Jazzfestival Alto Adige alla Divas Night Summer Edition, fino al White Party di Ferragosto.
Bar Laurin e l’affresco della leggenda
Il Bar Laurin rappresenta una sosta d’obbligo per sorseggiare un cocktail mentre si guardano gli affreschi che raccontano l’affascinante leggenda del Re Laurino, che spiega perché le Dolomiti al tramonto si tingono di rosa.

Si narra che sul Catinaccio – o Rosengarten, come lo chiamano in tedesco – dove ancora oggi, fino alla primavera inoltrata, si distingue una grande chiazza di neve racchiusa in una sorta di catino, sorgesse un tempo il giardino di rose di Re Laurino.
Il sovrano governava un popolo di nani minatori, operanti in preziosi giacimenti. Possedeva due armi magiche: una cintura che gli conferiva la forza di dodici uomini e una cappa capace di renderlo invisibile. Il suo tesoro più prezioso, però, era il magnifico giardino di rose che si estendeva davanti al castello di cristallo. Protetto da un sottile filo di seta, quel luogo era considerato inviolabile.
Un giorno il re dell’Adige decise di dare in sposa la bellissima figlia Similde e invitò tutti i nobili del circondario a un torneo per contendersela, escludendo però Re Laurino. Il sovrano partecipò ugualmente, celandosi grazie alla sua cappa magica. Rimasto affascinato dalla principessa, la rapì e si diede alla fuga a cavallo.
I contendenti tentarono di recuperare Similde e si schierarono davanti al Giardino delle Rose. Re Laurino, nonostante la cintura che gli dava la forza, stava comunque per soccombere e quindi si avvolse nella cappa che lo rendeva invisibile.
I cavalieri riuscirono ad individuarlo osservando il movimento delle rose sotto le quali Laurino cercava di nascondersi. Lo afferrarono, tagliarono la cintura magica e lo imprigionarono.
Irritato per il destino avverso, Laurino si rivolse al Rosengarten e lanciò una maledizione: nessun occhio umano avrebbe più potuto ammirare il suo giardino, né di giorno né di notte. Nel formulare l’incantesimo, però, dimenticò il tramonto e l’alba. Così, ancora oggi, il Catinaccio si colora di sfumature rosate, come un immenso giardino sospeso tra le montagne.
Estate al Laurin: cucina e convivialità nel parco
In un contesto da fiaba, l’elegante ristorante Laurin è una certezza. D’estate si sposta all’aperto e diventa parte integrante del parco, da qui il nome Parkrestaurant. Accanto alla sala principale si cela ConTanima, la glasshouse con vista sui roseti del parco destinata a eventi e cene esperienziali.
A firmare un menù che cambia ogni mese, con eccellenti ingredienti del territoriolo, c’è lo chef Dario Tornatore che è da 4 anni al Laurin e affiancato da una brigata ormai consolidata.

Tra le novità annunciate per l’estate figura un Knödel ai frutti di mare e alici, interpretazione personale di uno dei piatti simbolo della tradizione altoatesina.
«Questa regione mi consente di lavorare con ingredienti davvero eccellenti e stagionali, dalle erbe di montagna alle carni autoctone», spiega Tornatore.

La propensione al territorio non esclude chicche provenienti da posti remoti, come la vacca Rubia Gallega. È una vacca di 18 anni, che ha partorito 8 volte ed è al termine del ciclo produttivo. Anche questo è un modo per far “viaggiare” il commensale.
«È bello vedere che i clienti locali ritornano: questa è la gratificazione più grande», conclude lo chef.


