Tra tamburi, pietra viva e aromi di tartufo, un viaggio enogastronomico nel cuore dell’Umbria dove la festa incontra la tavola e ogni morso racconta una storia antica
Arrivi a Gubbio e pensi a un borgo silenzioso, raccolto nel verde dell’Umbria. Poi, all’improvviso, la città esplode: tamburi, cori, casacche colorate, bandiere che fendono l’aria. È la Corsa dei Ceri Mezzani, che si svolge ogni maggio, e Gubbio si trasforma in un teatro di passione che raduna migliaia di persone di ogni età.
Ma qui il folclore non è solo un rito: è un profumo di brace che sale dalle taverne, è una crescia calda tra le mani, è vino rosso che scorre nelle vene della festa. La città si muove, vibra, cucina. E chi arriva da fuori, come è successo a noi, finisce dentro un vortice dove il cibo non si assaggia ma si vive.

La crescia eugubina: simbolo di storia e piacere
Gubbio è una città che si mastica lentamente. Le sue strade di pietra sembrano impastate con lo stesso grano che diventa crescia, la focaccia eugubina cotta sul testo: croccante fuori, morbida dentro, segnata dalle mani che la girano sul fuoco.
Chi vuole conoscere davvero Gubbio, deve sedersi alla sua tavola. E così, in questo viaggio dedicato all’enogastronomia abbiamo imparato a preparare la crescia direttamente da Isidoro, lungo la Strada della Contessa, nel piccolo laboratorio Bar La Valle: qui la crescia è un gesto d’amore antico, un linguaggio che si tramanda senza bisogno di ricette. Un pranzo da Isidoro – La Vera Crescia di Gubbio – è una lezione di autenticità. La si farcisce con salumi locali, erbe di campo o un velo di formaggio fuso, e si mangia in piedi e con le mani, in piena condivisione.
I produttori locali e l’associazione “Gubbio in Tavola”
Ogni boccone assaggiato ci ha raccontato un pezzo di Umbria: l’olio utilizzato è quello del Frantoio Brecce Rosse, denso e verde come il bosco; i salumi quelli di Pretone, speziati e ruvidi, che arrivano da allevamenti allo stato brado; lo zafferano di Andrea Giacometti, che colora e profuma come un segreto. E poi i tartufi di Bartolini, che insaporiscono e accendono il piatto come un ricordo improvviso.
Tutti questi produttori insieme hanno deciso di formare l’associazione “Gubbio in Tavola”, per difendere la verità dei sapori e la lentezza delle stagioni a chilometro zero, promuovendo i prodotti locali e difendendosi in un mercato sempre più aggressivo. Un aperitivo con i produttori di Gubbio in Tavola è un viaggio nella filiera umbra: olio, zafferano, salumi, tartufi, birre e liquori come l’Amaromatto di Michele Mosca, un digestivo profumato d’erbe selvatiche.

Quando la birra sa di uva e collina
La sera, quando i tamburi tacciono, è tempo di brindare. Nel cuore del centro storico, Fra Luppolo è una piccola cattedrale del gusto, dove le birre artigianali nascono come racconti di avventure esotiche.
Abbiamo assaggiato una IGA – Italian Grape Ale, una birra fermentata con mosto d’uva, unica ad avere una denominazione dedicata in Italia, che sa di pane e vendemmia, unendo le grandi passioni italiane del vino e del frumento. Il suo creatore ci ha raccontato la storia della sua nascita con la passione di un alchimista, in cui ogni goccia è stata calibrata e studiata e, in ogni sorso, è nascosta la voce del territorio.
Itinerari del gusto e cultura a Gubbio
A Gubbio la cultura si respira in ogni via, in ogni pietra e in ogni profumo che raccontano una parte della sua lunga storia.
Nel Palazzo dei Consoli sono custodite le Tavole Iguvine, sette lastre bronzee incise in lingua umbra tra il III e il I secolo a.C., considerate uno dei documenti linguistici più importanti del mondo antico. Testimoniano l’organizzazione religiosa e civile di un popolo raffinato, precursore della Gubbio romana e medievale.


Appena fuori dal centro storico, il Teatro Romano – uno dei meglio conservati d’Italia – regala una suggestiva vista sulle colline umbre. Durante l’estate diventa spesso palcoscenico per eventi, spettacoli e degustazioni che uniscono archeologia e sapori locali, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva tra storia e convivialità.

A pochi chilometri, la Strada della Contessa, voluta nel Quattrocento da Federico da Montefeltro per collegare Gubbio al Ducato di Urbino, è oggi un percorso di grande fascino naturalistico e gastronomico. Lunga circa 12 chilometri, attraversa boschi, vallate e aziende agricole dove si producono tartufo, miele, vino e zafferano. È diventata un vero e proprio itinerario del gusto, ideale da percorrere in auto, in bici o a piedi per scoprire il volto rurale e autentico dell’Umbria settentrionale.
Esperienze da vivere: natura, fede e gastronomia
Il legame tra spiritualità e territorio qui è profondo e concreto. Gubbio è una tappa importante del Cammino di San Francesco, il percorso che collega La Verna ad Assisi attraversando alcuni dei paesaggi più intatti dell’Umbria. Lungo la via si incontrano osterie, agriturismi e piccoli produttori che custodiscono la semplicità come un valore: formaggi, legumi, pane cotto a legna e olio nuovo raccontano una fede quotidiana fatta di gesti e di terra.


Il percorso tocca anche la suggestiva Gola del Bottaccione, celebre per la scoperta dello strato d’iridio che ha permesso agli scienziati di identificare il meteorite responsabile dell’estinzione dei dinosauri. Oggi è una meta di trekking e cicloturismo molto amata, dove geologia e paesaggio si intrecciano in un equilibrio sorprendente tra scienza e bellezza.

